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14 novembre 2015

Corsa a ostacoli per salvare 5 banche

shutterstock_243339010Tutto quanto ho scritto in precedenza sull’argomento viene confermato ora dopo ora, giorno dopo giorno in questo finale convulso che vede in corso tentativi per sottrarre 5 banche in crisi alle regole appena approvate dal governo per i fallimenti bancari. Conferma tutto questo un articolo odierno di Stefano Elli sul SolePlus:

Sos banche pronto al via ma il Fitd ha le mani legate
L’incognita Ue sul no ai salvataggi di Stato blocca i soccorsi del fondo interbancario di tutela dei depositi

Cinque storie bancarie (in gran parte edite) di Marche, Toscana, Emilia e Abruzzo. Cinque banche in debito d’ossigeno: Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara, Tercas e CariChieti. Tutte banche territoriali, tutte finite al tappeto per il medesimo motivo (credito erogato in modo «stravagante» ) e, per questo (quasi) tutte sotto inchiesta della magistratura. Tutte in attesa di un salvataggio che in teoria non è impossibile. Com’è noto il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), presieduto da Salvatore Maccarone, ha già un piano di intervento preciso con relativi stanziamenti per oltre due miliardi (2,385). Un rapido conto: per salvare Banca Etruria servono 400 milioni (la delibera è stata approvata dai rappresentanti delle banche consorziate all’unanimità l’11 novembre), per Banca delle Marche (delibera approvata l’8 ottobre) servono 1,2 miliardi. Per Carife ne servono altri 300, mentre per Tercas, 3,164 miliardi di masse amministrate e 1,274 miliardi di crediti deteriorati, il denaro già stanziato (in un’azione combinata con la Popolare di Bari che a sua volta ha messo sul piatto 230 milioni) varia tra i 265 e i 280 milioni. Per il salvataggio di CariChieti, (200 milioni) invece, si attende che una due diligence stabilisca l’entità esatta delle iniezioni di denaro necessarie a cavare la banca d’impaccio. Tutti gli interventi sono stati progettati sotto forma di aumenti di capitale riservati.
Ma sull’intero impianto della maxi operazione pende la spada di Damocle dell’Unione europea, che sembra orientata a ritenere che l’intera operazione sia configurabile come aiuto di Stato e, come tale, potenzialmente irricevibile. …
E secondo quanto si è appreso nei giorni scorsi una possibilità di bypassare il problema consisterebbe nel cosiddetto «piano b», cioè la creazione di una Newco in forma di holding partecipata dal sistema delle banche e patrimonializzata con la stessa dotazione del Fitb che aggiri quei cavilli interpretativi sollevati dalla Ue.

Prende sempre più consistenza l’ipotesi contenuta nella mia ultima domanda del post dell’11/11 cioè che, non potendo aggirare i dubbi (più che legittimi, altro che cavilli interpretativi!) dell’Unione Europea e dovendo salvare queste banche A TUTTI I COSTI, le altre banche si tassino per il costo della capitalizzazione di un veicolo che acquisti azioni e obbligazioni delle 5 banche. Libere di farlo, con i propri soldi, ma almeno le banche quotate dovrebbero rendere conto di questa operazione «stravagante» (per usare lo stesso aggettivo usato dal Sole) ai loro azionisti a cui hanno già causato notevoli fastidi.

Sarà curioso vedere se il sistema bancario riuscirà nell’impresa di applicare l’auto-tassazione all’unanimità (o al 90% almeno), perché non è così scontato che tutte le banche che hanno agito bene debbano pagare il conto per quelle che hanno agito male, ma soprattutto senza sapere se ‘questo’ conto sia solo l’inizio di un conto molto più costoso per la ristrutturazione delle 5 banche che neppure anni di tentativi e commissariamenti sono riusciti nell’impresa.

 

immagine del Post da Shutterstock

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Pubblicato in: banche
to “Corsa a ostacoli per salvare 5 banche”
  1. Mi chiedo : ma quando si sono aiutate le banche tedesche, olandesi, inglesi, non erano forse “aiuti di Stato?
    Ed ora, che si utilizzano ” fondi accantonati dalle banche” per sostenere il sistema banca, allora si grida allo scandalo?
    A chi conviene tutto ciò’ ? E quali autorevoli giornalisti non comprendono che facendo saltare il sistema banche ( principali sottoscrittori del debito pubblico italiano) forse salta il sistema Italua? Mi piacerebbe re leggere qualcosa di più responsabile nella comunicazione.
    Dal Mas

    • Forse mi sbaglio, ma le grandi banche inglesi, olandesi, austriache… sono state salvate con i soldi dello Stato in modo costoso ma trasparente. (nazionalizzandole) e non con qualche escamotage che finge di aggirare gli aiuti. E all’estero alla nazionalizzazione sono seguiti interventi decisi degli Stati e delle Banche Centrali sul management, sui bonus ecc… Libertà vigilata. Qui liberi tutti con gli effetti nefasti che oggi vediamo in Veneto. Ora alcune banche sono rimesse in vendita in UK e in USA lo Stato ci ha pure guadagnato.
      Il punto è che -come per la Bad Bank- l’Italia è sempre ‘speciale’ e quando si potevano fare le cose come fatte negli altri Stati, qui si è preferito girare la testa, affermando che le nostre banche erano sane perché non avevano il vizio di fare investment banking spinto, trading, derivati ecc… Invece alcune (non poche) avevano il vizio di nascondere le perdite di un credito gestito malissimo. Oggi la debolezza del Paese e delle banche sta in quel credito erogato male, finito peggio e accantonato in modo insufficiente.
      Abbiamo perso non uno ma due treni e questa è una colpa grave per un sistema che ha sostenuto a lungo che la Bad Bank non serviva e ora piange per non poterla più fare.
      Nel caso del salvataggio di banche decotte (se non peggio) qualcuno mi deve spiegare perché il conto debba essere pagato da quelle buone. Da azionista di Intesa o Unicredit non mi sta bene. Qualcuno mi deve spiegare perché è tollerato che banche decotte raccolgano depositi a tassi sopra il 2% sotto gli occhi delle altre, che poi li devono anche garantire con versamenti al FITD. Credo la risposta sia nel terrore di tutto il sistema di vedere in Italia anche 1 sola banca andare in fallimento e non trovo questo meritocratico né giusto per chi fa bene la banca.
      Ci sono molte cose negative nella comunicazione, ma altrettante mistificazioni se non di più nella comunicazione istituzionale che non è più credibile, né quando racconta dei tassi di crescita dei mutui, né quando parla di aiuti di Stato ignorando il senso della Direttiva BRRD.

  2. Purtroppo è una corsa ad ostacoli, in cui il primo è rappresentato dalla struttura per salvare le banche, il secondo dall’ostilità dei soci delle banche che si impegnano nel salvataggio ed infine nelle perdite nascoste…. Che nonostante il commissariamento hanno nascoste. A tal riguardo perché banca d’Italia non fa uno studio in cui si analizza la situazione patrimoniale finanziaria e reddituale delle banche uscite dal commissariamento per avere una proxy? In ogni caso, però vorrei far osservare che ci si è accorti del problema tardivamente, e sarebbe stato opportuno invece cercare una soluzione molto prima. Infine anche io non capisco perché durante l’apice della crisi, di è permesso agli stato di salvare Commerzbank, Fortis, ing, mentre ora noi dobbiamo subire sto scempio…

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