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11 novembre 2015

Alcune ingenue domande sul bail-amme italiano

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Mancano meno di 50 giorni alla fine del 2015 e all’inizio dell’applicazione delle nuove regole sulle crisi e sui salvataggi bancari previste dalla Direttiva BRRD. Come oramai noto le autorità finanziarie italiane stanno adoperandosi per sottrarre alla procedura del bail-in prevista dalla Direttiva quattro istituti di credito principali e qualcuno minore. Non può essere interpretata altrimenti la fretta di fare le cose entro il 31.12 quando le banche sono commissariate da anni o da parecchi mesi (Etruria). I principali malati sono dichiaratamente TERCAS, CARIFE, BANCA MARCHE E BANCA ETRURIA, tenuto conto che l’operazione di messa in sicurezza di TERCAS è già avvenuta con l’intervento della Popolare di Bari, anche grazie all’iniezione di capitale da parte del FONDO INTERBANCARIO PER LA TUTELA DEI DEPOSITI, che a quanto si conosce non ha ancora ricevuto luce verde a Bruxelles.

L’idea del salvataggio messa a punto dal sistema istituzionale italiano (ABI, Banca d’Italia) è che invece di trovarsi a rimborsare i depositanti privati garantiti per un importo stimato tra €12 e 15 miliardi, il FITD entri nel capitale delle 4 banche stanziando circa €2.5 miliardi per acquistarle e gestire ‘privatamente’ e ordinatamente (delegando qualcun altro perché certamente il FITD non ha personale per farlo) la loro ristrutturazione (o silenziosa vaporizzazione) con il tempo e con la paglia. Sembra però che anche questa idea, dopo quelle della Bad Bank-AMC, non abbia trovato entusiasmo negli organi comunitari a Bruxelles e forse neppure presso la BCE, che vigila sulla corretta applicazione dei principi di assorbimento delle crisi bancarie e nell’evitare che si creino aiuti di Stato impropri.

Immediata indignazione nazionale, in particolare da parte del presidente del nostro FITD Maccarone (non c’entra con l’attaccante dell’Empoli)  diventato improvvisamente e involontariamente protagonista del dramma. La tesi degli italiani è che si tratterebbe di invasione di campo, che non si tratta di aiuti di Stato perché l’intervento sarebbe pagato interamente dalle banche italiane e quindi privatistico. Sul come avverrebbe ho già scritto nel post ‘Un Fondo di Tutela anti-panico per le banche‘ e potete rileggerlo per capire.

A questo punto il giallo si infittisce e anche chi scrive qui comincia a non capire.
Quindi pongo delle domande in fila indiana e vorrei che qualcuno che conosce bene la normativa rispondesse:

1.  Una parte importante dei sistemi di tutela dei depositi bancari nazionali in EU è della stessa natura di quello italiano, cioè alimentato obbligatoriamente (per legge) da parte di tutte le banche? A leggere uno studio del 2006 da parte dello stesso FITD sembrerebbe proprio così. In Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia non è prevista alcuna contribuzione pubblica al fondo nazionale di tutela dei depositi. Pagano sempre le banche. La natura giuridica privata (33%) o pubblica o mista non muta la sostanza che si tratti di fondi obbligatoriamente messi a disposizione dalle banche come in Italia, non certo per fare private equity o distressed equity ma per tutelare il pubblico ignaro che deposita soldi in banca.

2. La normativa prevista dalla EU prevede la costituzione di un fondo unico europeo (Single Resolution Fund- SRF) per la tutela dei depositi, ‘alimentato negli anni da contributi versati dalle banche dei paesi partecipanti e progressivamente mutualizzati‘ (cit. Banca d’Italia)?

3. è dunque possibile dedurre che per la EU tutti i fondi ‘privatistici’ europei (pari a 2/3 del totale) siano di fatto già ora non più nella libera disponibilità dei paesi membri e delle banche che li hanno forniti (o garantiti come in Italia) ma destinati a un unico scopo sotto un’unica gestione non esattamente ‘privata’?

4. Se la stessa normativa prevede che sarà un Comitato europeo (SRB) a ‘individuare – ex ante, attraverso piani di risoluzione – le modalità con cui la crisi può essere affrontata e a decidere, quando la crisi si manifesti, come gestirla in concreto adottando un programma di risoluzione‘ perché l’Italia desidera anticipare gli eventi proprio di 1 mese e gestirsi la crisi di 4 banche in casa propria e a modo proprio?

5. per quale motivo proprio il recepimento della Direttiva BRRD, come sostiene il presidente Maccarone dovrebbe legittimare un tipo d’intervento diverso dalla tutela dei depositanti, diverso dal coinvolgimento degli azionisti  e degli obbligazionisti? Per camuffare una mission impossible come quella di raddrizzare tutte insieme 4 banche sfondate da episodi eclatanti di mala gestione?

6. quale altro motivo avrebbe l’intervento nel capitale delle banche commissariate da parte del FITD che sia diverso dallo scongiurare l’impatto negativo di una vera crisi bancaria sulla reputazione delle banche in Italia, paese nel quale ‘le banche sono solide’ per definizione? Maccarone dichiara e poi smentisce ma si intorciglia proprio sull’argomento a leggere lo stesso articolo e forse ha fatto una frittata perfetta.

7. Qual’è la probabilità che l’Italia rimedi un’altra brutta figura facendosi bocciare e bloccare in sede europea un’idea strampalata un solo mese prima dell’adozione di una Direttiva che ha condiviso?

8. Era davvero necessario ridursi all’ultimo secondo, tenendo conto che la crisi delle banche è piuttosto datata, che i meccanismi del BRRD erano noti da tempo. Non ci sarà per caso stata la stessa sottovalutazione che ha portato a non fare la Bad Bank quando si poteva fare?

9. Infine, qual’è la probabilità che le banche si troveranno a Natale a fare colletta e immettere 2,5 miliardi nel capitale di un veicolo pensato per salvare le 4 banche, e allo stesso tempo versare per cassa comunque lo 0,4% dei depositi da garantire, destinazione Bruxelles?

 

immagine del post di Shutterstock

 

 

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  1. Buongiorno,
    spiacente ma non posso esserle d’aiuto ai quesiti che in quest’ultimo articolo ha posto.

    La disturbo per chiederle un quesito: i beni contenuti in una cassetta di sicurezza di una banca x, facciamo pure che la banca x rientra nelle 4 banche da lei citate, nel caso di fallimento e relativo bail-in anche i beni della mia cassetta entrerebbero nel “valore della banca ad uso del liquidatore” e quindi li perderei?

    grazie,

    foibar

    • Da quanto scrive la Banca d’Italia, il contenuto delle cassette di sicurezza sarebbe escluso da qualsiasi rischio.
      Non possono essere né convertiti, né svalutati
      “le passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela o in virtù di una relazione fiduciaria, come ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito”

  2. Riporto un estratto di un articolo apparso sul sito piano inclinato.
    “Partiamo dalla descrizione del contesto attuale, fatta da Stefano De Polis, direttore dell’Unità di risoluzione e gestione della crisi di Bankitalia, a Radio 24:
    “Con il 1* gennaio si realizza completamente l’unione bancaria, quindi ci sarà la BCE nel campo della supervisione, ma anche il single resolution board (SRB) nel campo della risoluzione delle banche. In entrambi i casi noi rimaniamo competenti per gestire sia la supervisione che le situazioni di crisi, delle banche di piccole dimensioni. Però nel contempo partecipiamo alla governance degli organismi europei, quindi la Bce e il single resolution board nel gestire e affrontare i casi più grandi a livello europeo. Abbiamo un posto in consiglio d’amministrazione, valiamo uno su venti, diciamo”

    Di competenza diretta di Bankitalia, dunque, resteranno dal 1 Gennaio in avanti soltanto le banche più piccole, le BCC, le piccole popolari, le banche locali. Ed è proprio su queste che occorre la massima attenzione del vigilante, del legislatore, del regolatore e -certamente- anche del risparmiatore.”

    A questo punto mi viene un dubbio. Se la gestione delle crisi bancarie rimane in capo alla Banca d’Italia per le banche minori, come mai il decreto “salvabanche”, riguardante tutte banche locali, è stato emanato in fretta e furia per evitare che dal 1° gennaio 2016 si ricadesse nella Direttiva BRRD? Mi sfugge qualcosa.

    • Il decreto salvabanche (ma cosa è stato salvato veramente? è come un concordato, con la Nuova banca che acquista il ramo d’azienda sano della vecchia) è stato varato di corsa per il terrore sacro di vedere le prime 4 banche italiane sui giornali con la parola ‘fallimento’ vicino. Il 1° tentativo era più strisciante (ricapitalizzarle in silenzio con i soldi del Fondo di Tutela Depositi…) è stato ovviamente respinto dall’Europa perché troppo pacchiano. E così è rimasto solo lo strumento del decreto sperando di fare passare tutto come un miracoloso salvataggio di clienti, dipendenti, depositanti.
      Invece è andato tutto male e le troppe azioni/obbligazioni collocate dai 4 furbetti (…ma non solo da loro) hanno fatto scoppiare la bomba sui giornali. Il risultato è stato anche peggiore, ma non per colpa della Direttiva BRRD o della UE. Le colpe ricadono su chi ha lasciato decantare queste situazioni per troppi anni (non mesi…) e si è svegliato solo quest’estate. Carife e Banca Marche sono commissariate da anni e solo questo bastava a capire che non si trovava una soluzione facile ai buchi di bilancio. Bisognava agire prima e meglio. Ma noi italiani siamo così e in finanza siamo indietro 20 anni.

  3. E comunque la scadenza del 31/12 non c’èra?!

  4. Se è cosi allora la scadenza del 31/12 non c’era!!

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