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13 ottobre 2015

Un Fondo di Tutela anti-panico

Per chi si è annoiato a seguire il balletto infinito sulla Bad Bank italiana c’è modo di divertirsi seguendo una vicenda più intricata che tocca le banche in crisi e zeppe fino al collo di sofferenze. E’ il tentativo di salvataggio di banche decotte (l’aggettivo fallite è tabù in Italia) per eccesso di perdite e difficoltà di rilancio. Sono le banche in cui ha investito o sta per investire il FONDO INTERBANCARIO DI TUTELA DEI DEPOSITI: Tercas (già approvato), Carife e Banca Marche (in corso di approvazione) e Banca Etruria (molto probabile).

Se non vi risultasse chiaro perché un Fondo costituito semi-volontariamente dalle banche sotto la regia della Banca d’Italia per garantire i depositi della clientela privata come dice il suo nome, decida ora -3 mesi prima che scatti il nuovo meccanismo di salvataggio bancario deciso dalla EU (che va sotto l’etichetta di SRM-Single Resolution Mechanism)- di investire in banche zoppe, potrebbe venirvi in aiuto questa infografica

Le montagne colorate sono in miliardi di euro i depositi che probabilmente il FITD avrebbe dovuto garantire in caso di bail-in delle 4 banche malate per un totale di 21 miliardi di euro.  Alcuni dati sono vecchi e risalgono agli ultimi bilanci pubblicati prima di essere commissariate e forse i depositi dei clienti privati sono inferiori o si sono ridotti nel frattempo, ma potrebbero essere almeno 15 miliardi.

Tra scucire 15 miliardi di cassa (chiamando il contributo delle banche) e scucirne solo 2 o 2,5 per comprare le azioni delle banche in crisi, indovinate cosa hanno scelto le banche? Forzando il meccanismo di soccorso del FITD che prevede l’intervento del capitale solo in casi speciali e temporanei, mentre in questo caso l’uscita dal capitale del quartetto delle decadute è perlomeno aleatorio nei tempi e nei costi.

Decisione delle banche sane che dovranno tassarsi per i 2,5 miliardi in fretta e furia prima del 31.12.2015 e sperare che la EU chiuda un occhio sul meccanismo di salvataggio adottato, considerando che, per quanto si sappia, l’operazione TERCAS è ancora sub judice.  Decisione presa in tempi difficili per evitare che qualcuno in Italia si possa accorgere che anche le banche possono fallire.

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Pubblicato in: banche
  1. Per quanto riguarda Tercas e Carife i tempi (per la prima) e i costi (per entrambe) sono certi e deliberati sia dal Fondo sia dalle singole Banche. E’ importante comunque rilevare che gli interventi del Fondo non sono un “aiuto di Stato” come invece molta stampa farnetica!

    • Osservazioni entrambe corrette. Mi manca forse di capire la regolamentazione in base alla quale la Commissione EU deve dare approvazione all’operazione TERCAS e quindi anche a quelle per CARIFE e Banca Marche.
      Auguri comunque ai bravi dipendenti Carife.

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