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17 settembre 2015

Disastro nel credito: meglio il vecchio Direttore

Ad ogni sfornata mensile di dati il ritornello sull’andamento del credito non cambia: si riduce il calo dei prestiti anno su anno, crescono le nuove erogazioni (che compensano però il credito ritirato) ma soprattutto salgono ancora le sofferenze.  Visto che prosegue la Bad Bank story ancora senza un lieto fine (da leggere la puntura di spillo di Phastidio) vorrei spendere due parole sulle motivazioni di questo stillicidio. Partendo dai dati oggettivi fotografati come andrebbero fotografati.  A partire dai dati assoluti:

Negli ultimi 4 anni e mezzo il credito alle imprese è calato di quasi 90 miliardi, ma nello stesso periodo le sofferenze sulle imprese sono passate da 59 a 138 miliardi.  Il credito buono è calato in media del 2%, quello cattivo aumentato del 21% all’anno. Non occorrono commenti.  La percentuale delle sofferenze su imprese è passata nello stesso periodo dal 6,6% al 17,2%.

Guardando le variazioni mensili si osservano due ulteriori fenomeni: 1) ci sono state pulizie speciali in particolare a Natale del 2013, sotto la spinta dell’Asset Quality Review BCE e 2) il flusso mensile non si arresta neppure nel 2015. Le sofferenze aumentano ogni mese in cifra tra 1,5 e 3 miliardi di euro. A tassi di crescita a 2 cifre vicino al 20%.

Nessun dubbio che si tratti di un vero massacro sui portafogli crediti delle banche e che i rimedi posti hanno funzionato poco e male.  Certo c’è la crisi, ma il mestiere di una banca che presta denaro non è forse quello di prevedere anche il rischio derivante da un impatto negativo ‘normale’ e ciclicamente ricorrente come la crisi economica? Un primo errore di sottovalutazione è sicuramente quello di avere ritenuto che la crisi durasse meno (la famosa luce in fondo al tunnel….).

I sistemi di credito hanno fallito, meglio il naso del Direttore

A fronte di questi numeri sarebbe arrivato il momento in cui qualcuno facesse domande, partendo da un punto fermo: l’aumento delle sofferenze è figlio della generazione Basilea2. Non penso si trovi nulla di simile e grave nella storia delle banche quando i sistemi di rating non esistevano.  Perciò delle due l’una: 1) il sistema di rating interno proposto con le metriche di Basilea e validati dalla vigilanza NON funziona; 2) il sistema funziona ma NON è stato usato adeguatamente da chi doveva interpretarlo. Oppure un misto delle due.  Quindi? Cosa facciamo? Si lascia che continui a fare danni anche in futuro?

La mitica Centrale Rischi consultata dalle banche a cosa è servita? Di sicuro non a dare alle banche un segnale predittivo. Nelle crisi le banche ci sono finite tutte insieme, anche leggendo distrattamente la CR apparentemente tranquilla mentre i portafogli ordini si svuotavano e gli imprenditori annaspavano.  Poi bastava che una banca uscisse ritirando i fidi per essere il più veloce, per scatenare un mese dopo un tardivo effetto di fuga del gregge che metteva definitivamente in ginocchio l’azienda in difficoltà. Gli insoluti- causati da clienti poco propensi alla puntualità si sono ritorti contro chi cercava puntualità emettendo RiBa: il rating peggiorava per colpa dei clienti!

Se i sistemi esperti del credito, rating e andamentale, costruiti da rinomate case dell’informatica, rivisti dai consulenti strategici, modificati dai direttori crediti, validati dalla Banca d’Italia fanno cilecca che altro c’è perché la banca eviti nuove sofferenze?

Una cosa sembra certa il naso del vecchio Direttore i Filiale aveva creato molto meno guasti, quindi funzionava meglio del rating. Perché oltre a sapere leggere i bilanci (cultura persa negli ultimi anni dal personale che visita le imprese e deve fare domande) fiutava le voci del paese sui pagamenti dell’azienda, parlava con gli operai, andava a fare capatine serali nei capannoni. Tutto questo è praticamente stato ridotto al minimo, insieme alle autonomie di credito della filiale. C’è il rating! Cattivo affare signori banchieri.

Avete provato anche massicce riorganizzazioni e non sono servite. Non per infierire sul povero MPS ma osservate la tavola 31 del piano industriale 2012-2015 “Rilancio 2015” (!)  1.000 specialisti, specializzati in cosa? Prepatologia… Nel classificare crediti irrecuperabili o nel trovare il prossimo imprenditore in crisi da aiutare?

MPS non è stata l’unica banca a presentare mirabolanti soluzioni organizzative che la prova del marciapiede non hanno funzionato.  Lo hanno fatto tutte. Meglio dunque ridare i poteri e il nasometro al vecchio Direttore.

Però il mondo non è più quello degli anni ’60 e ’70 quando nell’area della provincia e del distretto lavoravano in simbiosi fornitori terzisti e clienti, sotto l’occhio del Direttore. Le filiere sono disperse, sono internazionali o comunque non sempre concentrate geograficamente. Le informazioni più complesse da leggere e interpretare. Nel frattempo però la tecnologia e i dati disponibili sono diventati veloci, trasparenti, utilizzabili in tempo reale, incrociabili con esperti di Data Science.  Se al Direttore sul naso viene messo anche un paio di Google glasses con dati incrociati di analisi settoriali, insoluti, posizioni fiscali forse riesce ancora a decidere bene e in fretta.

Coraggio banche, c’è ancora tempo per rimontare un vero sistema di addestramento alla sensibilità sul credito e per ridare strumenti decisionali ai Direttori. Ma non troppo tempo, ci sono altri soggetti che stanno imparando velocemente a fare credito in modo più intelligente.

immagine fornita da Shutterstock

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Pubblicato in: credito
  1. Se un sistema basato sull’analisi dei bilanci fallisce, una delle possibilità è che i bilanci siano falsi.
    D’altronde, dopo quello che abbiamo visto con i bilanci delle banche in questi anni, ci meravigliamo se i bilanci delle aziende non sono attendibili ?

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