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12 luglio 2015

Quel cattivo rapporto tra PMI e finanza

Ci sarebbe da spiegare un pochino meglio e con più semplicità come sta mutando il mercato del credito alle PMI, anche rispetto alle molte cose superficiali che vengono raccontate nei convegni a cui partecipa anche chi per professione conosce poco la vita e i bilanci delle piccole e micro imprese. Posso aiutarmi con alcuni semplici disegni.

Molto del problema del credito odierno ha purtroppo a che fare con la scarsa dimestichezza dei piccoli imprenditori con le regole basilari della finanza aziendale, la prima delle quali è che indebitarsi molto va bene solo se l’azienda guadagna molto è ha un rendimento sul capitale superiore al costo netto dell’indebitamento. Principi regolarmente sconosciuti o ignorati negli anni grassi dei profitti e del credito facile (che è continuato fino al 2011). Questa la situazione di partenza con una copertura abbastanza ampia di imprese anche indebitate e di imprese senza margini.

La crisi economica e finanziaria ha indotto un duplice effetto: ridotto fortemente i profitti delle imprese al punto che un larga parte chiude da anni il bilancio in perdita e dall’altro lato provocato la crisi delle banche e gli interventi della BCE per adeguare il capitale minimo. Un contesto che ha generato una forte contrazione del credito in volume, ma soprattutto nei criteri di assegnazione del nuovo credito (figura 2)

Un buon numero di PMI è precipitato nel quadrante della redditività negativa ed essendo imprese strutturalmente nate e cresciute con un forte indebitamento assommano tutte le condizioni che portano alla crisi finanziaria: nessun reddito, generazione di cassa negativa e debiti da rimborsare. Nello stesso momento le banche riducono il perimetro di concessione alle sole imprese sicure, quelle con redditività e relativamente poco debito, sopportando a malapena le imprese con leggere perdite. In non pochi casi il ritiro del credito alle imprese scivolate nel quadrante rischioso determina la loro condanna definitiva.

Per le imprese finite in crisi finanziaria per la combinazione di perdite e debiti elevati, la strada è impervia devono rapidamente ridurre il debito e ripristinare la redditività per rientrare nell’area ristretta verde del credito bancario. Un doppio salto: ridurre i debiti e aumentare i margini.  Diverse di loro hanno scelto (o dovuto scegliere) la strada del concordato per abbattere i debiti insostenibili, con tutte le conseguenze che queste procedure fallimentari comportano per l’imprenditore e per le banche, ma anche per altre imprese creditrici.

Più anomalo appare il caso delle imprese che hanno subito un calo di redditività che le ha portate in perdita, ma non hanno un debito oneroso (bancario) eccessivo.  Ammesso che queste imprese abbiano individuato il percorso per recuperare i margini -e che raramente consiste solo nel solo taglio dei costi- un percorso che richiede investimenti produttivi o commerciali, come possono completare il loro progetto aziendale? La risposta non è facile né chiara, perché gli investimenti quasi certamente richiedono un temporaneo aumento del debito (vedi figura 4.)

La possibilità di indebitarsi per fare i nuovi investimenti quando è al di fuori del perimetro di accettazione delle banche (ridottosi a causa del calcolo puntuale con gli algoritmi di Basilea per il consumo del capitale), è molto remota ed è affidata alla buona esecuzione da parte delle reti bancarie dello slogan citato da alcuni CEO “imprenditori, venite con i vostri progetti e vi faremo credito“, di cui si segnalano al momento modeste tracce e a macchia di leopardo.

In conclusione, lasciando in pace per una volta le banche, non è stata una grande e saggia idea finanziare le imprese con tutto quel debito e credere che avendo 5 o 6 banche il credito sarebbe stato abbondante e poco costoso per sempre.  Non è stato saggio aspettare a ridurre il debito e ristrutturare, quando i profitti erano già scesi sotto la linea dello zero. Non è stato saggio nascondere le perdite nelle rivalutazioni fittizie del magazzino o capitalizzando qualche costo d’esercizio, giochetti pericolosi che non producono cassa per pagare fornitori e dipendenti.  C’è da sperare che la prossima generazione di giovani imprenditori abbia ben chiara questa semplice lezione.

immagine da Shutterstock

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Pubblicato in: credito

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