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25 giugno 2015

Senza fiducia le banche possono resistere?

 

La mia personale, personalissima opinione è che il futuro del sistema bancario tradizionale sia seriamente a rischio per la combinazione letale innescata dal calo nella fiducia da parte dei clienti e dall’ingresso di concorrenti impensabili fino ad alcuni anni fa.

Il calo di fiducia nel consumatore di servizi finanziari ha ragioni comprensibilissime: prima fra tutte la colpa di avere scatenato e propagato una crisi economica mondiale a causa di eccessi nelle attività di trading e di creazione di carta finanziaria oltre i limiti del lecito. A cui si sono aggiunti i numerosi scandali che hanno portato a condanne e multe per miliardi di dollari e euro, per finire con la diffusa percezione di opacità dei servizi e dei listini prezzi. Fenomeno eclatante in USA, ma a cui l’Italia non si è sottratta con una sua personale dose di scandali (obbligazioni, vertici bancari incriminati, crisi di banche di ogni taglia…).

fonte. The Economist

L’ingresso di concorrenti che sono sempre stati fuori dal radar dei sistemi d’intermediazione finanziaria è una realtà minacciosa (lo ha riconosciuto anche il Governatore Visco nel suo discorso). Realtà sostenuta dall’indubbia capacità di nomi come Amazon, Google, Alibaba, Paypal e la stessa Apple di usare la fiducia di milioni di utenti delle loro piattaforme tecnologiche o dei loro prodotti (Apple) per entrare nei servizi di pagamento e finanziari come il coltello caldo nel burro. Apple può oggi facilmente pensare che il cliente sia di sua proprietà quando paga avvicinando il suo iPhone a un POS usando ApplePay. Amazon può innestare facilmente nel suo gigantesco marketplace online che ospita milioni di transazioni internazionali un sistema di pagamento che risiede fuori dai tradizionali circuiti bancari, catturando flussi immensi. Le piattaforme fintech hanno rapidamente conquistato spazi e fiducia erodendo la base clienti delle banche.

Ma la fiducia è sempre stato il pilastro fondante della banca e ancora oggi molti ritengono che sicurezza e fiducia sosterranno la continuità delle banche anche in futuro. Alcune ricerche sull’opinione dei giovani USA contraddicono alla base questa certezza, ma si tratta solo di giovani. Il problema comincia a essere più serio se riguarda tutti gli utenti, come fa pensare il risultato di questa ricerca, sempre di fonte USA, in cui i valori di fiducia nei servizi finanziari sono passati decisamente nel campo dei nuovi entranti, i quali difficilmente perderanno l’occasione di approfittarne.

 

 La domanda a cui hanno risposto gli intervistati era: “Indicate per ogni azienda che conoscete la vostra opinione complessiva come fornitore di prodotti finanziari se positiva, negativa o neutrale”.

Il risultato della ricerca condanna le 4 maggiori banche USA al cospetto di Paypal, Amazon, Google e anche Apple (che non possiede il 100% del mercato smartphone, tablet e PC).

In Italia siamo ancora lontani e le risposte oggi sarebbero diverse, ma, come è sempre avvenuto, la direzione è inevitabile con il passaggio generazionale. E’ solo questione di tempo. Liberarsi dalle sofferenze è importante, ma è il passato. Il futuro è come rispondere a questa minaccia e recuperare la fiducia. Se non è troppo tardi.

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Pubblicato in: banche
  1. Ciao Fabio, nonostante il tempo trascorso queste Tue osservazioni mi permettono di salutarTi e dare un contributo “costruttivo” al Tuo impegno. Sappiamo molto bene che il sistema bancario si sta “arrotolando su se stesso”, oggi, tre mega strutture di “retail banks”, che altresì si fanno una spietata concorrenza tra di loro, disconoscendo le realtà locali ove operano (???) i rispettivi “points of sale”, si basano esclusivamente su dati di budget (definiti dalle direzioni) ex-ante che trovano evidenti negatività nei bilanci. La vecchia politica di prodotto su cui sono tornati a definire il loro “core business” è l’evidenziazione di una cecità assoluta. Il cliente non crede più nel “sistema di fare banca”, non comprendeva neppura sino a poco tempo fa, le “politiche di servizio”, quali? che cosa significa ? una cosa hanno ben compreso: gli oneri a loro carico sono notevolmente cresciuti (attenzione non che i “nuovi” facciano miracoli!!!), gli oneri occulti (alla faccia di una più che comprensibile trasparenza) contribuiscono a decurtare i rendimenti. Tanta liquidità rimane tale, niente bot, niente operazione p/t, chi ne ha la capacità tenta sporadiche operazioni di trading..E qui si “arrotola” il sistema: liquidita sì ma, in banca no, le banche contraggono i crediti (non verso chi vogliono) e le strutture, leggasi pmi, sono ferme, stagnanti, in attesa di una riforma fiscale adeguata che permetta lo di migliorare le strutture tecniche, di implementare le unità lavoratrici. Sappiamo benissimo che le “mura di Gerico” (quelle residuali) si apprestano a cadere di fronte al baratro finanziario che coinvolgerà le banche di credito cooperativo….che forse, condurranno, ad una contrazione del partitismo politico. Il sistema del credito italiano sta pagando qualcuno al fine di venire acquisite, ed allora ha ancora senso parlare di “banca”; a breve assisteremo ad una trasformazione globale, non evoluzione, che oggi pochissimi ne parlano, pochissimi lo percepiscono… e poi il sistema attuale avverte la sfiducia del mercato.
    Con affetto, una calorosa stretta di mano
    Corrado

  2. La ricerca è stata condotta mettendo a confronto strutture che non sono omologabili per i servizi offerti, le quattro banche offrono servizi anche complessi e non solo rivolti , come le altre 4, al mercato retail. Soprattutto le 4 tech offrono servizi finanziari per l’acquisto di beni o servizi o trasferimenti di denaro che soddisfano solo una parte , seppur importante , del mercato ma non toccano i servizi finanziari alle aziende . Ovviamente i giovani americani si riconoscono più facilmente in quelle che utilizzano avendo denaro da spendere ma domani da adulti potranno chiedere un mutuo per la loro casa o un finanziamento per la loro azienda a Google?

    • Certamente, Paypal offre solo servizi di pagamento e gli altri ancora servizi limitati a una parte minima del loro ambito di traffico informazioni e di commercio elettronico. Proprio per questo il risultato della ricerca (forse più un sondaggio che una vera ricerca…) è ancora più rilevante: se aziende e marchi che non sono ancora entrati nel settore finanziario in pieno possono godere come operatore nei servizi finanziari di una reputazione di credibilità doppia rispetto a chi in quel settore opera da decenni e tutti i giorni è piuttosto evidente che a) le barriere all’ingresso sono crollate (anche per le colpe di chi non ha saputo mantenere la fiducia) e b) questi nuovi operatori possono scegliere quali pezzi del sistema finanziario incorporare nel loro business sapendo di avere una base clienti già predisposta ad accettare quei servizi. Il successo delle piattaforme P2P in USA e UK -partite senza la reputazione di Paypal o Amazon- dimostra che è tutto fattibile, anche i finanziamenti per le aziende.

      Questo articolo di McKinsey conferma per Google e Amazon la possibilità di entrare in nuovi mercati
      https://www.mckinsey.it/idee/incumbents-as-attackers-brand-driven-innovation

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