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14 maggio 2015

BCE pronta ma gli scaffali degli ABS sono vuoti

Gradualmente, lentamente il credito bancario sta ritornando verso le imprese che se lo possono permettere. Lo si comincia a leggere anche nei dati delle trimestrali. Draghi sembra convinto che sia l’effetto del poderoso QE, ma per quanto riguarda la liberazione di spazio che sarebbe dovuta avvenire attraverso le cartolarizzazioni di prestiti alle PMI si è visto praticamente nulla.  Lo denuncia chiaramente il Financial Times in un recente articolo (“Europe reveals its weakness as it tries to flex its ABS”) nel quale i passaggi importanti dicono che le aspettative della BCE in rapporto al rilancio del mercato delle ABS (Asset Backed Securities) si sono rivelate eccessivamente ottimistiche. Il mercato non è affatto ripartito.

Poco interesse per gli ABS

I motivi del blocco, sempre secondo FT, sono nella mancata concessione di garanzie statali sulle nuove operazioni di cartolarizzazione, nella ripartenza del mercato USA -molto più liquido- e infine nel mancato accordo per abbattere gli alti costi connessi alla trasparenza perlomeno sull’emissioni ad alta qualità, quelle che Draghi in persona aveva auspicato a gran voce. L’effetto combinato è che le banche europee, comprese le italiane, non trovano alcuna convenienza nello strutturare ed emettere titoli garantiti da portafogli di prestiti alle PMI. Non è di secondaria importanza il fatto che le nuove emissioni dovrebbero più ragionevolmente essere fatti sui nuovi finanziamenti alle PMI, perché quelli già concessi e datati contengono forse un rischio medio eccessivo e sgradito agli investitori. Ma per quanto le banche si dannino a citare i volumi dei nuovi prestiti, i dati della ricrescita del credito sono ancora deboli lungo tutto il fronte europeo e in UK.

Non ultimo l’abbattimento dei tassi a zero, causato dallo stesso QE, rende più conveniente per le banche prendere a prestito miliardi dalla BCE e finanziare imprese con spread che vanno dal 2% per le più grandi al 6-7% per le piccole (vedi grafico a destra). Senza dovere faticare troppo nel montare complesse operazioni di cartolarizzazione. Il tutto rappresenta un cocente delusione anche per chi come Action Institute ci crede ciecamente e ha prodotto un ottimo studio sugli effetti (teorici) di un rilancio del mercato ABS sul credito alle imprese.

 

fonte: Action Institute

 

Per quanto riguarda l’Italia tutti i punti critici discussi sono più che applicabili. I finanziamenti alle PMI sono implicitamente più rischiosi della media perché si basano su criteri (passati) di selezione opinabili e su imprese mediamente più sbilanciate e indebitate della media europea, come spiegate nel post precedente, e come evidenziato nel grafico prodotto sempre da Action Institute nel suo paper che mostra come il rapporto tra indebitamento netto e EBITDA (che si avvicina al concetto di flusso di cassa) è per le imprese italiane quotate molto peggiore di quelle francesi e tedesche: il 60% delle italiane hanno un debito netto superiore a 3 volte il flusso di cassa contro il 30% in Francia. E le nostre imprese quotate sono raramente vere PMI (fino a 50 mil.di fatturato), figuriamoci il rapporto debito/flussi nelle vere PMI. Ecco perché alle cartolarizzazioni serve una garanzia dello Stato, il quale Stato dovrebbe mettere troppo garanzie a disposizione dei mercati. Per ora si sta adoperando a metterne una dose nella futura versione tricolore della bad bank, con il permesso vigile della Commissione Europea che continua a vederlo simile ad un aiuto di stato alle banche.

immagine del post da Shutterstock

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