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9 maggio 2015

Piccole imprese e finanza: è cambiato poco

Se i flebili segnali di ripresa si ripeteranno e si consolideranno la seconda parte del 2015 dovrebbe essere l’inizio della tanto attesa e annunciata ripartenza italiana dopo 7 anni di crisi. L’interrogativo è se le nostre tante piccole imprese siano pronte sotto il profilo finanziario. Hanno imparato le lezioni della crisi? Hanno modificato i loro comportamenti? Hanno i mezzi per cogliere la corrente ascensionale di una ripresa dei fatturati?

La mia impressione è mista, più negativa che positiva. Al di là dei tanto frequenti quanto inutili lanci stampa che esaltano i numeri della mortalità delle imprese, del numero di fallimenti, senza mai spiegare quante delle imprese chiuse fossero vere imprese e quante invece organismi monocellulari (partite IVA senza dipendenti e senza fatturato o prospettive), è ancora più difficile capire  l’impatto dei 7 anni di crisi sul tessuto delle imprese sotto un profilo qualitativo e di cambio dei comportamenti. La crescita di sofferenze e inadempienze nei bilanci bancari esprime nei numeri un deterioramento notevole dello stato di salute delle Piccole e Medie Imprese italiane.

I punti critici della gestione finanziaria delle imprese sono: a) il livello di patrimonializzazione b) la liquidità disponibile c) la capacità di comprendere e governare i numeri dell’impresa. Su tutti i tre fronti riscontro progressi molto limitati.

Poco capitale

Non sta cambiando molto. Le piccole imprese nascono e vivono con il minimo di capitale sociale possibile, se fanno utili (solo la metà ci riesce) cercano di portarli in larga misura fuori dall’azienda con varie fantasiose modalità. Il patrimonio rimane magro, soprattutto al cospetto dei debiti finanziari e fiscali. Non mi sembra che abbiano compreso che senza capitale non si strada, perché non ci sarà disponibilità di credito per sostenere non dico nuovi investimenti (ci vorrà tempo per quelli) ma neppure un incremento delle vendite e del capitale circolante.  Con €10.000 di capitale per una micro impresa o 100.000 per una piccola non si può crescere molto e se serve credito bancario è probabile che ci si senta chiedere altre garanzie, comprese quelle personali.

Poca liquidità

Non è colpa delle piccole imprese, ma i tempi di pagamento italiani restano lunghi e i ritardi frequenti. Normale essere pagati da grandi gruppi a 120 o 150 giorni. Lo Stato non aspetta e se si vuole essere regolari si paga anche in anticipo. Le banche sono nervose, stringono i fidi, sollecitano gli anticipi che non rientrano, non hanno alcuna intenzione di concedere ampliamenti a chi non ha bilanci specchiati (vedi punto precedente). Però sono ancora troppo pochi i piccoli imprenditori che hanno imparato a rinunciare a un cliente che paga male, sono pochi quelli che riescono a farsi dare anticipi all’ordine. Risultato inevitabile: pochissimi margini di manovra, se un cliente importante non paga panico o peggio.

fonte: CERVED

Poco controllo finanziario

Se chiedo a un piccolo imprenditore di raccontarmi in pochi minuti la sua azienda immancabilmente si concentra sulle qualità del suo prodotto e a fatica sui clienti. Nessuno, ma dico proprio nessuno, include i numeri dei ricavi, del margine operativo, dell’utile esce da quei prodotti. Detestano i numeri, spesso li delegano completamente al loro commercialista. Impensabile trovare segni di budget o di pianificazione, molti non hanno idea della reale marginalità dei prodotti. Anche trascurando i numeri e le ragioni dietro ai numeri si finisce nella contabilità delle imprese cessate. Nonostante la crisi, la difficoltà di accesso al credito (basata al 95% sui numeri dell’azienda, non sui prodotti) sono pochi i piccoli imprenditori che hanno dedicato tempo a imparare le regole basilari del controllo di gestione e della mini-pianificazione finanziaria.

 

La ripresa richiede benzina finanziaria

Se i mercati si riprendono, se gli ordinativi salgono serve benzina nel motore, serve finanza. E chi ha poco capitale e ha le porte sbarrate sul credito aggiuntivo dove pensa di trovarla? Se ha chiuso gli ultimi 3 bilanci con un’alternanza di mini-profitti e perdite più pesanti come pensa di trovare i mezzi per finanziare il credito da concedere ai clienti?

Il livello di indebitamento rispetto al capitale resta esageratamente alto e se si è ridotto è solo perché le banche hanno tolto 100 miliardi di credito di cui 20 o 30 proprio a tante piccole imprese, non certo perché gli imprenditori abbiano fatto in massa aumenti di capitale (molti onestamente non sono più in condizione di farlo).

fonte Banca d'Italia - QEF

Mentre sale la progressione delle emissioni di minibond, le micro e piccole imprese indebitate non possono fare affidamento su quel canale alternativo, destinato a poche decine di buone medie imprese perché fondi e assicurazioni sono disposti a mettere soldi solo su quel tipo di rischio. Le piccole possono forse sperare nel factoring (ma servono fatturati da almeno 500.000€) oppure nelle nuove piattaforme alternative di invoice-trading, ma devono avere clienti molto buoni per appoggiarsi sul loro credito.

La vera alternativa finanziaria è il capitale. Sono ormai diversi anni che l’esortazione a immettere più capitale arriva dall’alto: la Banca d’Italia in prima linea. Le imprese italiane sono molto piccole e hanno troppo debito e poco capitale. Fino al 2010 andava bene così anche alle banche. Dal 2011 non più, eppure non mi sembra, dai bilanci che mi passano davanti, che sia cambiato molto. Aggiungo che anche le strutture societarie sono inadeguate, il numero di società di persone e ditte individuali è sovrastante. Una struttura societaria troppo opaca per trovare credito o capitali suggerita da vecchie tradizioni o alchimie di risparmio fiscale suggerite dai professionisti.

Le piccole imprese che sono riuscite a resistere in questi anni di crisi, che hanno superato la tempesta sono mediamente più forti, hanno maggiori anticorpi, ma la loro debolezza finanziaria resta mediamente elevata e potrebbe rallentare notevolmente la capacità di rimbalzo che i mercati offriranno.

 

immagine del post da Shutterstock

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  1. …e poco cambierá nel breve/medio periodo.

    I migliori saluti

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