Postato:

9 febbraio 2015

Questione di prospettiva (e di smaltimento)

Nel paese delle mille polemiche, la polemica con cui inizia la settimana fa anche sorridere e riguarda la riscoperta delle regole della prospettiva, dimenticata sui banchi di scuola e riapparsa nientepopodimeno che sui campi di calcio. Polemica che divide tifosi-faziosi, ma anche società calcistiche che, nessuna esclusa, dovrebbero quantomeno avere maggiore senso della responsabilità quando scrivono ufficialmente evitando la feroce ironia della gente.

E di prospettiva è il caso di parlare anche in relazione alla storia della Bad Bank italiana, che è tornata prepotentemente alla ribalta. Essendo tra coloro che da almeno tre anni sostiene che la Bad Bank andava fatta (come hanno fatto in Spagna) ora mi posso togliere qualche sassolino dalla scarpa.  Prima di tutto con un velo di sottile ironia ascoltando il presidente dell’ABI arrotarsi sui battesimi dei pesci, common law (?) e ispirate definizioni della Bad Bank (“quello annunciato dal governatore non è una bad bank… ma sono sollecitazioni per indirizzi per lo smaltimento delle conseguenze della crisi….“) che si possono riascoltare nel video di ClassCNBC.

I contrari hanno cambiato idea

La prospettiva non c’è stata per diversi anni, il sistema bancario -ABI in prima fila- ha schivato a più riprese la necessità di gestire il cumulo crescente di sofferenze usando giustificazioni che non sono mai sembrate solide con il timore di perdere la patente di solidità di un sistema, che alla fine è stato messo in riga dall’esame BCE. Ora invece sulla Bad Bank sono tutti d’accordo per fare qualcosa, che, dopo 6 anni di crescita al 20-30% annuo delle sofferenze e soprattutto di accantonamenti insufficienti, non può più essere evitato. Eppure gli stessi soggetti che ora invocano un intervento sulle sofferenze erano contrari due anni fa come mostrano questi due articoli.

fonte: Sole24Ore 20 gennaio 2013

fonte. Sole24Ore 19 aprile 2013

Nel gennaio 2013 la Bad Bank non piaceva perché non era una soluzione che andava bene per tutte le banche e in aprile il DG dell’ABI affermava che la bad bank non era un’ottima idea per ‘banche e cittadini’. Oggi invece tutti i cronisti e le stesse banche parlano di provvedimento necessario a riattivare il credito per famiglie e imprese. Cosa è cambiato rispetto a due anni fa? Nulla.

Un errore di prospettiva

La verità sta da un’altra parte: prima di tutto ancora una volta il sistema bancario ha sottovalutato l’effetto della crisi sui propri bilanci e sperato che le sofferenze avessero una fine. Così non è stato e ancora oggi le sofferenze crescono a tassi a due cifre. Secondariamente le differenze tra banche erano troppo marcate per un’operazione comune di sistema. Alcune banche hanno sistematicamente accantonato troppo poco, come mostrano i grafici di pwc che raccontano i diversi gradi di copertura delle sofferenze.

fonte: pwc- The Italian npl market, Time for develeraging

fonte: pwc- The Italian npl market

Tant’è che le due grandi banche, Intesa e Unicredit, che hanno fatto accantonamenti massicci in questi ultimi trimestri, prendono le distanze dall’operazione comune di ‘smaltimento’ e annunciano di avere progetti indipendenti. La ragione è evidente nei numeri.

Ora è inutile fare speculazione su come sarà la Bad Bank italiana, lo sapremo tra poco perché il ministro Padoan ha ammesso che il MEF è al lavoro sul dossier. Si possono invece rileggere le parole pronunciate dal governatore Visco nel suo recente intervento a Milano:

Lo smobilizzo dei crediti deteriorati è cruciale per consentire alle banche di reperire risorse da destinare al finanziamento dell’economia reale. Un intervento diretto dello Stato – nell’ambito di uno schema che, nel rispetto della disciplina europea sulla concorrenza, preveda il pieno coinvolgimento delle banche nei costi dell’operazione e un’adeguata remunerazione del sostegno pubblico – potrebbe avere luogo non per rimediare all’assunzione di rischi eccessivi da parte delle singole banche, ma per far fronte al deterioramento dei crediti indotto dalla gravità e dalla lunghezza della recessione, nonché all’esigenza di assicurare adeguati flussi di finanziamento all’economia. Opportune agevolazioni fiscali o la prestazione di garanzie pubbliche sulle attività derivanti dalla dismissione dei prestiti in sofferenza creerebbero condizioni più favorevoli allo sviluppo di un mercato privato delle partite deteriorate.

Segnatevi i punti cruciali:

– ‘rispetto della disciplina europea sulla concorrenza‘ significa niente aiuti di Stato alle banche;

– ‘pieno coinvolgimento delle banche nei costi e adeguata remunerazione del sostegno pubblico‘ stanno a dire che le banche che hanno accantonato troppo poco pagheranno di più la garanzia dello Stato se sarà, come penso, necessaria a fare partire il mercato NPL.

Da questo punto di vista vedo molto male la posizione delle due banche toscane che per dimensione assoluta e relativa delle sofferenze si troverebbero a pagare molto, forse troppo nell’operazione di ‘smaltimento della crisi’..

more

Ti potrebbe interessare anche :


Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.