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8 febbraio 2015

Banche, imprese e convegni con il buco storto

Nell’ansia di siglare il “nuovo patto tra banche e imprese” si organizzano da almeno 20 anni convegni e tavole rotonde a cui partecipano solitamente le banche e alcuni imprenditori, accuratamente scelti con cura tra i clienti della banca sponsor e addomesticati sul loro compito. E poi non succede regolarmente nulla. Di solito questi convegni sono il contenitore di dichiarazioni d’intento tanto pacifiche quanto vuote, perché hanno pochissimo riscontro con la realtà quotidiana dei rapporti tra le banche e le PMI.

Capita però, di tanto in tanto, che anche le ciambelle preparate con cura non riescano con il buco. E’ il caso della tavola rotonda organizzata dal Sole24Ore in occasione dell’annuale’ convegno dei banchieri’ venerdì e ieri a Milano, raccontato nell’articolo «Alleanza banche-impresa, giusta direzione per cavalcare la ripresa». Bel titolo.  Peccato che leggendolo ci si accorge come una parte del contenuto sia meno intonato al titolo…

La tavola rotonda “Il sistema bancario e il settore corporate”, organizzata da Assiom-Forex con Radiocor-Il Sole 24 Ore, affronta i temi dell’incontro fra sistema bancario e tessuto industriale italiano con le testimonianza di Andrea Pontremoli, ceo e general manager di Dallara Automobili, Federico Ghizzoni amministratore delegato di Unicredit, Flavio Valeri chief country manager di Deutsche Bank e Guido Damiani presidente e amministratore delegato di Damiani, coordinati dal direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano.

Esordisce Andrea Pontremoli e manda subito all’aria le carte della santa alleanza:

«Stiamo diventando un’azienda di software. Vendiamo modelli matematici. Ad esempio Pirelli è venuta da noi con 27 tipi di gomme diversi da testare, tutti su una chiavetta usb e hanno potuto scegliere attraverso la simulazione quello più opportuno da usare» racconta Pontremoli, specificando che la società investe la propria liquidità, non chiede credito alle banche. «Ogni anno reinveste gli utili in azienda. Investiamo la nostra liquidita’ non chiediamo niente a nessuno» afferma l’amministratore delegato Andrea Pontremoli nel corso della tavola rotonda, sottolineando che da parte delle banche sulla base della sua esperienza c’è scarsa capacità di ascolto delle esigenze finanziarie per la crescita.

Banca e impresa
Pontremoli chiarisce con un esempio: «Ho la fila dei private banker, sono molto preparati e ti ascoltano per capire le tue esigenze» per investire i tuoi risparmi. «I corporate banker, invece, hanno qualcosa da venderti, non sono interessati cosa faccio. Ci vogliono professionisti in grado di capire dove azienda sta andando, il corporate – aggiunge il top manager della Dallara nella tavola rotonda moderata da Roberto Napoletano – deve sapere proporre gli strumenti di crescita adatti a me non quello che deve vendere lui»

Tenta di riequilibrare la partita un secondo imprenditore, di un’azienda, Damiani,  che avendo vissuto la crisi deve per forza di cose ringraziare le banche per non averlo affondato:

La case history delle aziende familiari
Un’altra esperienza di azienda, invece, viene portata da Guido Damiani, terza generazione dell’impresa familiare partita da 50 milioni di fatturato tutti realizzati in Italia. «Le banche hanno avuto fiducia di noi anche se i margini non erano altissimi e l’azienda aveva appena vissuto un cambio generazionale. Le banche, comunque, ci sonos tate vicine e hanno finanziato la nostra espansione nel retail permettendoci di diventare un brand internazionale anche se siamo ancora piccoli fra grandi». spiega Damiani.

L’imprenditore del comparto dei gioielli non manca, però, di sottolineare come negli ultimi anni il clima sia cambiato: «Oggi vediamo una grandissima difficoltà nei rapporti banche e imprese. Nonostante i tassi bassi e l’iniezione di capitale nel sistema, gli spread restano alti e i tassi pagati dagli imprenditori italiani sono più alti di quelli pagati dai competitor internazionali».

Ma anche Guido Damiani tira una stoccata alle banche: tassi troppo alti (un’affermazione guarda caso allineata completamente con il post scritto qui il giorno prima “il credito è più sano ma potrebbe costare meno“).

Conclusione della simpatica tavola rotonda dal lato delle imprese:
1) se posso non uso le banche…
2) i corporate banker non sono preparati, cercano di venderti quello a cui sono interessati non quello che ti serve
3) i costi del credito (per chi lo usa) sono troppo alti.

Letto l’articolo io non ho più capito il titolo: dove sta l’alleanza per la giusta direzione?

P.S.

Per precisare meglio il mio pensiero: 1) detesto i convegni dagli anni in cui mi toccava partecipare e parlare di rapporti con le imprese. Troppi luoghi comuni, troppa distanza dal reale e dalla platea, gravissimi errori di autoreferenzialità (“la nostra banca qui… la nostra banca là…”)
2) credo onestamente nella costruzione di in un possibile patto tra imprese e banche, ma non alle attuali povere condizioni. Povere da entrambi i lati.

 

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Pubblicato in: banche e PMI

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