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30 gennaio 2015

Sangalli 2: il vetro della discordia

Lo immaginavo che il dipanarsi della crisi della Sangalli Vetro avrebbe offerto altri spunti di riflessione per chi studia i comportamenti delle aziende e degli altri attori nelle crisi industriali. Che si trattasse di una vicenda complicata lo si capiva leggendo il primo post di qualche mese fa.  La soluzione della crisi, visti i livelli occupazionali minacciati, transita per il tavolo del MISE che nell’incontro di gennaio si dice abbia respinto al mittente le proposte della società e dei suoi consulenti anche con una certa irritazione per quanto erano inadeguate. Un mese di tempo per riformulare proposte prima del secondo incontro previsto settimana prossima.

Intanto -qui sta la peculiarità- si combatte attorno al tavolo del malato una guerra di politiche regionali in cui si fronteggiano dalla Puglia il governatore Vendola e all’estremo opposto in Friuli la Serracchiani, stesso colore politico ma divisi da un polemica su quale dei due principali stabilimenti debba essere chiuso o mantenuto in vita: Manfredonia o San Giorgio di Nogaro, perché sembra che il mercato del vetro non consenta spazio per entrambi. Da quanto pubblicato il 29/1 da Venezie Post nella partita è pesantemente coinvolta la finanziaria regionale Friulia, che ha dovuto svalutare la partecipazione azionaria nella Sangalli Vetro e vede a rischio un finanziamento di €75 milioni concesso per il nuovo stabilimento. Nella rissa i politici pugliesi accusano l’azienda di distruggere lo stabilimento di Manfredonia per salvare quello friulano e i friulani rispondono che Manfredonia va sganciata e fatta morire per non  risucchiare nel naufragio lo stabilimento e l’occupazione friulana. Mors tua vita mea. Toccherà al MISE e al primo ministro fare da paciere. Nello sfondo, ma sicuramente non passive, le banche che hanno molti crediti a rischio e che hanno ricevuto un’altro piano irricevibile, visto transitare soci russi che non si capisce se abbiano messo veramente i capitali necessari a risolvere la crisi (a occhio sembra di no) e che comunque difficilmente si trasformeranno da consumatori di vetro a produttori, come si vuole fare credere.  Quanto ai sindacati, che sono ovviamente coinvolti, mi domando come possano avere preso l’offerta di trasferire operai da Foggia al Friuli, proposta dalla società.

Il grande assente: la logica industriale

Il grande assente, per lo meno leggendo notizie pubbliche e sui giornali, è il buon senso strategico e il mercato. Nessuno sembra capace di dare risposta alle domande chiave: che tipo di vetro producono i due stabilimenti e in quali segmenti di mercato ci sono più speranze di rinascita del business della Sangalli? Perché anche i profani capiscono che il vetro, anche quello piano non è tutto uguale e le differenti lavorazioni determinano prezzi di vendita e domanda assai differenti.
E poi se i Sangalli hanno finito i capitali e Friulia deve uscire da questo guaio, ci sono più compratori esteri interessati allo stabilimento friulano o a quello di Manfredonia? Perché senza mani forti, capitali e manager diversi non si è mai salvata nessuna società di queste dimensioni.
Infine i creditori della Sangalli staranno ad attendere le manfrine della politica o si stancheranno di non essere pagati e cominceranno a mandare carte in tribunale? Senza una proposta di un assetto strategicamente difendibile nemmeno loro possono stare ad aspettare un futuro.

Le crisi sono occupazionali, possono anche coinvolgere la politica, perché l’occupazione è anche un fatto politico, ma non possono dimenticarsi che il futuro di un’impresa non sarà mai garantito dai contributi e dai finanziamenti a tasso zero. Solo i clienti, il mercato, gli altri operatori possono darti queste garanzie. Sono fiducioso che se ne discuterà attorno al tavolo del MISE settimana prossima.

 

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