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16 gennaio 2015

La vendetta del mattone

Le richieste della BCE nei confronti delle banche italiane, sicuramente quelle messe maggiormente alla sbarra dalla vigilanza bancaria, sono rivolte prevalentemente alla qualità del portafoglio crediti e alla sua copertura con capitale e fondi svalutazione, visto e considerato che i livelli di criticità dei portafogli crediti italiani sono elevati e sono oramai vicini al 20% (vedi grafico pwc)

La composizione del portafoglio crediti delle nostre banche è… leggermente sbilanciata verso i mutui immobiliari. Il 31% dei crediti erogati alle imprese (prima) e alle famiglie (dopo) hanno a che fare con i mattoni, con il settore costruzioni, come evidenzia il secondo grafico.

Da un punto di vista numerico le imprese di costruzioni italiane pesano, in base ai dati ISTAT 2009 solo il 14% del totale. Quindi il settore costruzioni e real estate ha ricevuto credito in modo massiccio per finanziare di tutto e di più, perché alle banche finanziare a fortissima leva (quasi senza componente equity) le operazioni immobiliari è sempre piaciuto e si sono combattute negli anni d’oro abbassando tassi e alzando le percentuali di finanziamento (LTV) oltre i limiti del lecito.  Firmare ipoteche e mutui dai notai era l’occupazione prevalente dei direttori di filiale e faceva arrivare al budget di periodo più velocemente.

E adesso chi ha preso le decisioni di politica creditizia negli anni ’90 e fino al 2010 può sedersi davanti al portafoglio deteriorato e recitare un bel mea culpa. I mattoni si stanno vendicando, non valgono più le follie stime fatte da periti compiacenti, non li vuole nessuno e quando finiscono nelle aste fallimentari la vendita non è scontata nemmeno a prezzi stracciati.

Interessano molto alle società che vogliono comprare portafogli NPL, ma non ai prezzi che sono nel bilancio delle banche, pure al netto di svalutazioni insufficienti.  Ecco cosa vuole dire la BCE-cattiva.

Qualche rimpianto sulle scelte del passato?

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Pubblicato in: banche

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