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4 gennaio 2015

Le PMI tedesche hanno stravinto durante la crisi

Per una volta lasciamo fuori dalle analisi il nostro Paese bloccato, il nostro sistema imprese indebolito, il nostro sistema banche ingarbugliato. Grazie a uno studio della società di consulenza e revisione internazionale Mazars che ho potuto consultare (“How to be a standout SME”) i confronti questa volta sono tra vari paesi dell’Unione Europea, ma l’Italia è esclusa perché non è un paese che ha partecipato allo studio. I dati interessanti del confronto operato da Mazars sono relativi al comportamento nei vari paesi del segmento PMI durante gli anni della crisi, dal 2008 al 2013.  L’universo di riferimento è compreso nella 1a tabella dalla quale si possono evidenziare i pesi numerici delle MPMI europee:  2,2 milioni in Germania, 2,5 in Francia, 1,6 in UK.  Da notare però come il numero di medie imprese tedesche sia più del doppio di quelle inglesi e quasi il triplo di quelle francesi. Le medie imprese sono classificate tali se hanno più di 250 addetti e di €10 milioni di fatturato.

 

Durante la crisi il numero di MPMI tedesche è cresciuto, come in Olanda e Svezia, a un tasso nettamente superiore alla Francia, alla Gran Bretagna per non parlare di Portogallo e Spagna.

La tabella più impressionante è quella che mostra l’andamento del Valore Aggiunto nel periodo 2008-2013

Negli anni della peggiore crisi europea e internazionale il comparto delle micro, piccole e medie imprese tedesche è cresciuto di numero e ha prosperato molto più dello stesso segmento d’imprese in tutto il resto d’Europa.

Una prima spiegazione si trova nella struttura e nella composizione delle MPMI tedesche. La presenza di molte più medie imprese con la capacità e la forza finanziaria per sostenere le esportazioni ha certamente consentito alla Germania di cogliere risultati importanti nei mercati asiatici e dell’Europa Centrale, quando la crisi dell’eurozona ha bloccato i fatturati intra-EU. Il fattore finanziario può avere sicuramente giocato un ruolo: le imprese tedesche sono meno indebitate, le banche tedesche non hanno imposto una restrizione severa del credito e anzi hanno sostenuto le loro PMI.

Tuttavia il costo del finanziamento non può rappresentare un vero alibi per la cattiva performance dei paesi del Sud Europa, Italia inclusa. La Francia non ha ottenuto risultati particolarmente brillanti nel periodo 2008-2013 nonostante il sistema bancario francese abbia mantenuto un livello di tassi estremamente ridotto rispetto a quelli spagnoli e italiani.

La differenza tra i tassi applicati alle microimprese francesi e quelli alle medie imprese è di circa 1,50% e i tassi sono molto bassi comunque, non superano il 2,5% contro l’8% italiano.

Come si vede dal confronto su diversi paesi europei (la fonte è uno studio di Credit Agricole – “France-ETI: bilan, impact, enjeux”) i tassi molto più bassi praticati dalle banche tedesche e francesi rispetto a quelli spagnolo e italiani non sono stati sufficienti a determinare una performance delle MPMI francesi all’altezza di quelle tedesche.

Da quest’analisi si può trarre qualche ulteriore elemento per pensare che la struttura di funzionamento del sistema paese e le riforme adottate siano assai più importanti rispetto alla finanza disponibile per le imprese. Il credit-crunch in Italia è stato pesante, i tassi applicati alle piccole imprese molto onerosi, ma i principali problemi della mancata crescita e della cattiva performance delle piccole e medie imprese italiane sono altrove.

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Pubblicato in: PMI
  1. I 7 milioni di mini jobs tedeschi a 400 euro al mese avranno mica contato qualcosa? Sarebbe interessante un grafico “Valore aggiunto ..” a partire dal 2002 o giu’ di li’ e vedere che succede quando entra in vigore la riforma Hartz. Sarebbe anche bello vedere cosa e’ successo dal momento in cui parti’ l’euro, anno 1997.
    Auguri di buon anno.

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