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22 dicembre 2014

Credito e poca liquidità: la croce delle imprese

Ancora qualche spunto sul problema che attanaglia la sopravvivenza delle imprese (penso sempre alle più piccole che hanno meno risorse e margini di manovra). La voce che parla è quella di CONFINDUSTRIA che nel suo ultimo numero di Scenari Economici commenta in linea con le previsioni fatte da Imprese+Finanza:

[…] Il credito erogato alle imprese italiane ha mostrato segni di una progressiva stabilizzazione nella seconda metà del 2014.

Nello scenario del CSC una lenta risalita dei prestiti inizierà a materializzarsi nella prima metà del 2015, accompagnando la ripresa dell’attività economica. A ottobre i prestiti alle imprese sono scesi dello 0,3%, dopo essere rimasti fermi a settembre (Grafico 1.6). Al netto dei rimborsi di prestiti, realizzati grazie agli incassi provenienti dai pagamenti di debiti scaduti della PA, si è avuto un -0,3% a ottobre, dopo un +0,1% in settembre. Il ritmo medio di caduta dei prestiti nei primi dieci mesi del 2014 è stato di -0,2% al mese (-0,1% al netto dei pagamenti PA), rispetto al -0,4% nel biennio 2012-2013 (dati destagionalizzati CSC). Gran parte del calo è stata, peraltro, registrata fino a maggio 2014 (-1,3% rispetto a fine 2013, su un -1,8% complessivo a ottobre). Lo stock di prestiti è dell’11,7% inferiore al picco del settembre 2011 (-108 miliardi di euro).

Interessante la divisione che il CSC è riuscita a fare, estrapolando dal credito la componente legata al finanziamento bancario degli arretrati della PA:

 

Ulteriore prospettiva quella delle imprese escluse dal credito o marginalizzate dal costo eccessivo:

Negli ultimi mesi si è ridotta la quota di aziende che non ottengono i prestiti richiesti: 11,3% nel manifatturiero a novembre, da 15,6% a inizio anno (indagine ISTAT). Si tratta, però, ancora di valori elevati (tale quota era pari a 6,9% nella prima metà del 2011). Nella gran parte dei casi è la banca a negare il credito (86,7% a novembre), per la restante parte sono le imprese che rinunciano a un’offerta troppo onerosa (13,3%).

Ci sono cavalli che non bevono e cavalli assetati che vorrebbero bere, ma non hanno la struttura patrimoniale per essere dissetati.

Liquidità scarsa

Il rapporto CSC prosegue:

È proseguito negli ultimi mesi il lento aumento della disponibilità di liquidità in azienda, rispetto alle esigenze operative: saldo a 21 in novembre nel manifatturiero, da 17 a maggio (ma era 32 nel 2007; indagine ISTAT). Le aziende, tuttavia, continuano ad aspettarsi liquidità in calo: le attese a tre mesi erano a -11 a novembre (-7 a giugno). Inoltre, è tornata a salire la quota delle imprese industriali e dei servizi che prevedono liquidità insufficiente: 19,1% nel quarto trimestre, da 17,8% nel terzo; nelle costruzioni tale quota scende, ma è più che doppia (40,8%, da 41,8%; indagine Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore).

L’aumento della liquidità si è avuto anche grazie al pagamento di debiti commerciali arretrati della PA: 32,5 miliardi di euro cumulati in ottobre, su 56,5 miliardi stanziati per il biennio 2013-2014. È importante che il flusso di pagamenti prosegua rapidamente nei prossimi mesi. Una quota significativa delle somme incassate è stata destinata dalle imprese ad accrescere la liquidità, una parte ancor più rilevante (oltre il 40%) a ridurre i debiti bancari (indagine Banca d’Italia).

Sul fronte dei fornitori di credito e liquidità suonano le campane dell’ABI che per mano del suo presidente Patuelli ha scritto sul Sole24Ore di ieri il suo parere sul destino del credito nel 2015, tutto legato a quanto sembra a un allentamento degli obblighi di capitale sulle banche:

[…] Insomma, mentre prima della crisi le tendenze prevalenti erano per gradi elevati di rischio con capitali assai limitati, ora il pendolo delle tendenze è esattamente opposto: si spingono le banche ad avere capitali sempre crescenti e rischi sempre più contenuti. Questa tendenza non può e non deve essere estremizzata e occorre urgentemente trovare un punto stabile e solido di equilibrio per la definizione di regole precise e stabili anche prospetticamente per le necessità di capitali delle banche in Europa, regole che anche consentano alle banche di ritrovare quella redditività che pure è un fondamentale presupposto per generare autofinanziamento e poter erogare nuovo credito. Altrimenti, se continuassero a crescere le richieste di capitale da parte dei vari soggetti regolatori in Europa, ne soffrirebbero non solo le banche, ma soprattutto le imprese in genere e le famiglie, che conseguentemente avrebbero crescenti difficoltà di accesso al credito. E’, infatti, evidente che se vengono alzate continuamente le soglie di capitale per le banche a fronte dei prestiti, dopo la lunga stagione dei grandi aumenti di capitali bancari, vi sarà una fase di restringimento dei prestiti ben più consistente rispetto a quella che è stata evidenziata in questi ultimi anni e che ora è in via di attenuazione. […]

Secondo l’Associazione Bancaria è determinante fermare la richiesta europea di ratio di capitale sempre più elevati per ‘ritrovare redditività’ e sbloccare maggiormente l’erogazione di credito. A guardare i bilanci bancari il problema della redditività delle banche italiane è prima di tutto derivato dal tenore degli accantonamenti sulle sofferenze e dalla svalutazione degli avviamenti, a cui si aggiunge la bassa produttività, una struttura di costi troppo pesante con i volumi in calo, la fuga della clientela dagli sportelli.  Il costo del capitale in aumento (vero) si è semmai riflesso in una struttura di prezzi alle imprese molto più rigorosa e rigida, che non ha consentito alle nostre imprese di beneficiare della discesa dei tassi euro sui titoli di Stato e dal rifinanziamento della BCE. Dal 3,6% medio al 2,8% medio sono solo 80 punti base e il grafico non distingue tra costi per le piccole imprese e le grandi imprese. Secondo il bollettino della Banca d’Italia i costi sono passati da 4,31% a 3,54% nell’ultimo anno per prestiti sotto 1.000.000€ e da 2,98% a 2,16% per prestiti sopra al milione. Solo con questa segmentazione ci sono differenza di 140 bp tra grandi e medio-piccoli e non si può parlare di discesa vertiginosa.
Pur rappresentando bene gli interessi dei propri associati, l’analisi del presidente è un poco strabica: guardare all’esterno per non discutere dei problemi interni, come si fa spesso in politica.

Fonte: Banca d'Italia - comunicato stampa 10-12-2014

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Pubblicato in: credito

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