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30 novembre 2014

La crisi e l’ansia da notizia dei giornali

La crisi è purtroppo una notizia frequente e sempre più frequentemente cavalcata dalla stampa che nell’ansia da prestazione compete a fare uscire l’articolo più eclatante, affidandosi a sommarie indagini di tipo quantitativo e qualitativo. Questo è sicuramente il caso di uno degli ultimi articoli pubblicati, stavolta da Liberoquotidiano.it che lancia il suo titolo “Crisi, le piccole imprese non riescono più a pagare i fornitori e il ritardo diventa prassi”.  Il titolo riflette la realtà per quanto riguarda il problema dei pagamenti, ma per riempire l’articolo il giornale si affida a statistiche prelevate dall’osservatorio CERVED sui fallimenti e comincia a fare confusione sui fallimenti delle imprese italiane:

Fallimenti – L’Italia, con 5,3 milioni di imprese attive al 31 dicembre 2013, è il Paese che vanta il maggior numero di microimprese e di pmi nell’Unione Europea, superando di gran lunga anche paesi più popolosi come la Germania e la Francia. La maggior parte delle aziende attive in Italia ha una veste giuridica che si adatta bene ad aziende familiari o di dimensione microscopica: si contano infatti 3,3 milioni di imprese individuali e oltre 900 mila società di persone attive. A partire dal 2008, il tasso di uscita delle imprese dal mercato si è impennato, con gravi conseguenze per le Pmi. Tra il 2008 e il primo semestre 2014, 13 mila pmi sono fallite, più di 5 mila hanno aperto una procedura concorsuale non fallimentare e 23 mila sono state liquidate volontariamente: complessivamente un quinto delle Pmi attive nel 2007 è stato interessato da almeno una di queste procedure.

Factchecking

A parte la solita confusione tra i 5 milioni che comprendono ditte individuali e 900.000 società di persone con le 143.000 vere PMI, i fallimenti in Italia sono cresciuti (vedi grafico 1) ma nel periodo 2008-14 sono stati tra 2.000 e 4.000 a trimestre. Quindi dal 2008 al primo semestre 2014 sono 26 trimestri e i fallimenti sono circa 60-70.000 non 13.000 (che è poco meno del tasso annuo attuale).

fonte: CERVED - Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure -sett.2014

I fallimenti non riguardano però solo le PMI ma tutte le imprese, anche le microimprese. Se fossero fallite 70.000 PMI su 143.000 avremmo avuto una moria del 50% di questa categoria di imprese! Così per fortuna non è stato.  Il dato di 70.000 va raffrontato con i 5,3 milioni di imprese attive (partite IVA) o più probabilmente con il numero di 1,2 milioni di società di persone e di capitali (sempre dato CERVED) per una percentuale totale del 6%.

Le procedure fallimentari intese come concordati sono in numero molto inferiori ai fallimenti (vedi grafico 2) e viaggiano al ritmo di 800 al trimestre, quindi 3000-3500 all’anno.

fonte: CERVED - Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure -sett.2014

In totale i numeri veri non sono quelli buttati a caso da Libero Quotidiano, che senza capire annuncia che il 20% delle PMI sono fallite o finite in una procedura concorsuale, bensì quelli -sempre brutti ma meno tragici- dell’infografica qui sotto.

 

 

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