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31 ottobre 2014

Lo straniero fa shopping, ma non in banca

Si presenta tutt’altro che semplice la soluzione alla grana di MPS e Carige, costrette a trovare capitali nel giro di poche settimane per soddisfare i requisiti della nuova vigilanza assunta dopo gli stress-test dalla BCE. Anche svendere i gioielli di famiglia -le assicurazioni per i genovesi e credito al consumo o private banking per i senesi- potrebbe non essere sufficiente e questo ha scatenato subito illazioni della stampa (avvalorate da alcune frasi del presidente di MPS Profumo) sull’ingresso di soci stranieri ovviamente a prezzi di saldo. Soci non più finanziari (brasiliani e messicani che hanno soccorso la fondazione MPS si staranno domandando chi ha consigliato questo scomodo affare) ma questa volta banche estere. Indiziati speciali i francesi di BNP e gli spagnoli di Santander.

In questo articolo provo a spiegare perché non credo che le banche estere siano realmente interessate a staccare un assegno per comprarsi le peggiori banche italiane, devastate da perdite e crediti deteriorati.

1° motivoNessuno compra inefficienza senza garanzie di mano libera sul personale
Le banche italiane sono tra le meno efficienti in Europa, hanno troppi sportelli e troppi dipendenti. Negli ultimi anni hanno hanno migliorato troppo poco la produttività per sportello e per dipendente (vedi grafico). Liberarsi velocemente di un eccesso di punti vendita e di dipendenti non è semplice, riconvertire dipendenti da attività amministrative (troppe) a attività commerciali/relazionali costoso e lento, con i sindacati che controlleranno i processi a difesa dell’occupazione. L’Italia è terra ostile verso chi voglia comprare, ristrutturare, rivoltare la casa sottosopra.

fonte: KPMG

2° motivo – Chi vuole comprare una vecchia auto usata che consuma troppo?
Le banche italiane, come MPS e Carige, generano la maggior parte dei ricavi dall’intermediazione creditizia (raccolta/impieghi), da servizi bancari tradizionali e costosi e da una quota non troppo rilevante di commissioni di gestione del risparmio e di collocamento di prodotti assicurativi. Quasi tutte linee di business mature, in declino e sotto pressione competitiva anche da player non bancari. Il modello di servizio è praticamente lo stesso da 20 anni o più. Ed è inefficiente come detto sopra. Un business maturo con poche prospettive di crescita, dove l’upside è basato solo sulla risalita dei tassi e della forbice non può attirare molti compratori e investimenti, quale possa essere la quota di mercato in palio. Probabilmente meglio farsi da zero una banca con passaporto europeo, completamente nuova, come ha provato Barclays.

3° motivo – Nessuno vuole le piccole imprese italiane
Tutti gli operatori stranieri che hanno messo l’occhio sull’Italia hanno più o meno evitato di avere a che fare con i piccoli microscopici imprenditori italiani, con i quali si guadagna poco e si rischia di perdere molto. Secondo i dati presentati ieri da CERVED all’osservatorio sulle PMI l’universo imprese è intorno a 2.000.000 di soggetti, di cui 900.000 non sono società di capitali e consentono una totale commistione tra patrimonio della famiglia e patrimonio aziendale e tra debiti della persona e dell’azienda. Altre 450.000 imprese sono micro, non arrivano a €2.0 milioni di fatturato. Le vere PMI sono solo 143.000. Poi ci sono 5.219 grandi imprese che consumano la maggior parte del credito (70-80%). Nessuna banca straniera sogna di gestire 1.350.000 piccolissime imprese con una vaga idea della trasparenza di bilancio e una situazione pessima di margini, flussi di cassa, debiti. Anche se quel milione e trecentomila imprese trascina in banca la famiglia che le ha create e gestite, è molto difficile separare i bisogni della famiglia da quelli dell’impresa. Se vuoi farti una reputazione di vera banca, se vuoi comprare MPS devi servire il cliente comodo e quello scomodo in Italia. Meglio avere a che fare con qualche decina o centinaia di grandi imprese a cui offrire prodotti di capital markets, magari da Londra.

4° motivo – Troppo difficile estrarre i profitti dalle imprese
Come prova ad argomentare Paolo Gubitta sul Corriere del Veneto di ieri, o le banche provano a cambiare il modo di misurare il credito oppure sono destinate a litigare per un piatto di lenticchie in Italia. Lo spiego sempre usando i dati Cerved sulle PMI (vedi grafico)

Il 30% delle PMI secondo i dati CERVED non usano credito, delle restanti circa 55.000 sono vulnerabili e oggi consumano troppo capitale in base ai rating assegnati al punto che è difficile creare margini dopo avere accantonato la giusta dose di capitale. Il credito su queste imprese non aumenterà e i margini netti saranno esigui. 32.000 sono candidate a diventare crediti problematici. Sempre secondo CERVED il tasso atteso di ingresso a sofferenza rimarrà attorno al 3% anche nel 2015 e 2016, un valore all’incirca doppio di quello normale pre-crisi. Restano solo 39.000 PMI sulle quali si concentrerà l’attenzione e l’offerta di tutte le banche italiane. Un piatto troppo piccolo.

Ecco perché penso che le banche straniere non vedano un grande valore nelle banche italiane, tantomeno in due tra le peggiori, quand’anche dovessero sbarazzarsi delle sofferenze che hanno in pancia vendendole sul mercato degli NPL. Chi ha comprato banche italiane (BNP e Credit Agricole) non è riuscito dopo anni a estrarre molto valore dall’investimento, le due banche targate estere hanno performance solo leggermente migliori della media italiana, perché metodi e problemi sono i medesimi.

Santander ha già rinunciato all’Italia, sotto la guida di Emilio Botin, rivendendo rapidamente Antonveneta e rinunciando a Interbanca. Non tornerà sui propri passi. Alle banche inglesi e tedesche l’Italia non interessa e i colossi USA hanno programmi esteri sul Far East e su economie con tassi di crescita diversi dal nostro, in molte hanno già venduto le presenza in Spagna e in Europa.

La soluzione per MPS e Carige non sarà il cavaliere bianco straniero, sarà molto più complessa e toccherà in un modo o nell’altro lo Stato italiano con costruzioni acrobatiche.

Le nostre imprese interessano agli stranieri, ma sono quelle della moda, del design, dell’alimentare e della meccanica specializzata. E sono state comprate a man bassa in questi anni. I nostri ingegneri e designer sono straordinari, i nostri bancari non sono attraenti.

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Pubblicato in: banche

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