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20 ottobre 2014

Serve più liquidità o più concorrenza?

Uno studio pubblicato recentemente da DB Research Management, costola di Deutsche Bank, si è focalizzato sul finanziamento delle PMI. Già dal titolo si comprende che qualche novità è contenuta nel rapporto “SME financing in the euro area. New solutions to an old problem“.  La tesi sostenuta dai ricercatori tedeschi è che per quanto riguarda la concessione di credito alle PMI e soprattutto il costo applicato dalle banche gli interventi a sostegno della liquidità da parte della BCE, prima con gli LTRO ora con i TLTRO, sono abbastanza inutili.

Mitigating measures such as LTROs that provide liquidity to the markets and support the liability side of banks’ balance sheets have had limited success in easing lending standards for SMEs. Indeed, demand for LTROs is now far below pre-crisis levels and it is doubtful whether the new TLTROs will have a meaningful (positive) impact on bank lending to SMEs.

Chiarito che il problema dell’accesso al credito esiste in tutta Europa ed è di portata significativa, che in Italia le cose sono andate anche peggio degli altri paesi – nonostante le affermazioni di qualche gioioso rappresentante di banche– e che il numero di imprese a cui il credito viene negato, dato in quantità inferiore a quanto richiesto o persino scoraggiato (oltre il 20% la mia tesi combacia perfettamente con quella di DB), quali sono i fattori che possono contribuire a un miglioramento del quadro di finanza per le PMI?

Gli autori del rapporto sono piuttosto scettici che le nuove aste di liquidità TLTRO possano riuscire ad abbassare il costo di finanziamenti alle PMI:

Nonetheless, considering the subdued impact the 3-year LTROs seem to have had on SME credit supply, it looks unlikely that the new TLTROs will create meaningful incentives to lend to SMEs.
Indeed, the September tender’s result remained well below the EUR 400 bn on offer from the ECB, with banks borrowing only EUR 83 bn.

 

Come seconda alternativa possibile viene indicata la ripresa del mercato delle cartolarizzazioni dei prestiti alle PMI:

Anche se non ci sono dati precisi sull’ammontare dei finanziamenti alle PMI in essere, poiché le cifre sono normalmente aggregate in base alla dimensione dell’impresa, le statistiche OECD (2014) e Bundesbank (2013) possono aiutare a quantificare l’ammontare approssimativo almeno per alcuni pause nell’area euro.  Usando le più recenti statistiche noi stimiamo che ci siano circa 282 miliardi di prestiti alle PMI in Germania, 196 miliardi in Spagna, 192 in Francia e 168 in Italia (per un totale di 838 miliardi). Messo in un altro modo, circa il 24% di tutti i finanziamenti alle imprese in questi quattro paesi sono erogati a PMI.

La ripresa del mercato delle securitization, sceso dal picco di 172 miliardi nel 2012 ai 104 miliardi del 2° trimestre 2014 potrebbe effettivamente giovare alle banche spagnole e italiane nel trasferire al mercato una parte di quei rischi che oggi bloccano il bilancio e richiedono capitale.

Ma la vera sorpresa è nella parte finale del rapporto dove viene indicato come la crescita dei canali di finanza alternativa al sistema bancario possa rappresentare la speranza per le PMI. Quello che viene in gergo chiamato ‘shadow banking system’ comprende istituzioni più che rispettabili come le assicurazioni e i fondi pensione, a cui si sono aggiunte le piattaforme di crowdfunding e di P2P lending.  Questo sistema parallelo a quello bancario conta oggi per il 32% dei volumi di credito, contro il 25% che aveva nel 2005.

Secondo i ricercatori tedeschi il beneficio della presenza di un sistema di finanza alternativa consiste nell’aumentare il gradi di concorrenza e la pressione sul sistema bancario. Secondo la rilevazione fatta dalla ECB con la Bank Lending Survey:

“Tuttavia negli ultimi trimestri la consorrenza esercitata dagli shadow lenders sembra aumentata, un fattore che ha contribuito a un moderato allentamento dei criteri di credito bancari. Questo implica che alcuni finanziamenti alle PMI sono oggi erogati da shadow banks non soggette a vigilanza, o con vigilanza molto ridotta.” (vedi grafico in fondo alla pagina)

Lo studio menziona le piattaforme per l’azionario in Germania e Francia (Alternext), l’AIM italiano mentre sul fronte della raccolta obbligazionaria si sono mosse iniziative in Germania (Entry Standard) in Italia (con i minibond quotati all’ExtraMOT Pro) e in Spagna (MARF), ma l’impatto di questi mercati è ancora modesto e i risultati sono ancora da venire. Per quanto riguarda l’Italia i tassi pagati dalle imprese sui ‘nuovi’ minibond vanno dal 5,50% all’8%, pertanto non si può dire che abbiano ancora avuto quella funzione calmieratrice sui tassi bancari citata nello studio.

 

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to “Serve più liquidità o più concorrenza?”
  1. Salve Bolognini,
    come ha detto il Nobel Jean TIROLE : in primis rifare il contratto lavoro, per sviluppare più concorrenza, ma ben “inquadrata”.
    Buon lavoro,
    Armando Zippo

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