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15 ottobre 2014

TFR: la prova del nove

Se qualcuno che legge queste pagine fosse ancora scettico sul principio che le banche non hanno alcuna intenzione di fare credito a tutti, né a una larga fetta di imprese con situazioni di bilancio pericolanti la prova del nove è arrivata in questi giorni.

L’eventualità che una quota dei 15 miliardi di TFR -accantonato nei bilanci delle imprese per fare fronte alle liquidazioni dei dipendenti- possa essere anticipato e pagato subito per liberare capacità di spesa e riaccendere la domanda interna ha provocato reazioni a catena:

– il presidente di Confindustria Squinzi e di Rete Imprese Italia Merletti hanno subito bocciato l’idea paventando il rischio che quel pagamento anticipato fosse un gigantesco drenaggio di liquidità dalle imprese, proprio quando le imprese sono senza liquidità. Credo ci sia un imprenditore su 1.000 che abbia effettivamente accantonato somme in gestioni assicurative, gli altri 999 usano il TFR come fonte di finanziamento semi-gratuita.

– il premier Renzi e il Ministro dell’Economia e delle Finanze hanno capito subito che per rendere liquido e spendibile l’anticipo del TFR le imprese avrebbero dovuto indebitarsi ulteriormente e si sono girati immediatamente verso l’ABI, chiedendo di collaborare all’idea;

– l’ABI è sbiancata e ha altrettanto immediatamente precisato che per dare altri soldi alle imprese pretendeva la totale garanzia dello Stato. Garanzia che eviterebbe alle banche ulteriore consumo di capitale (ponderazione rischio zero se c’è garanzia statale) e soprattutto di assumere altri sgraditi rischi sul campo minato delle piccole imprese, nel quale una su due non ha più accesso al credito.

Più chiaro di così si muore: le banche non hanno intenzione di finanziare tutti, neppure per una missione sociale come la ricrescita del PIL e dell’economia.  Lo dicono in modo indiretto: ‘finanziamo i buoni progetti’, ‘il credito deve essere buono’, ‘le imprese devono essere trasparenti’ e non hanno ancora trovato il coraggio di dire che a fare credito a tutti quelli che hanno già debiti in banca non ci pensano proprio. Questa volta di fronte al rischio di uno tsunami di richieste di finanziamento degli anticipi sulle liquidazioni, prese dal panico, lo hanno detto. In modo un po’ contorto come sempre:

“Come oggi il lavoratore ha la garanzia che, laddove l’impresa non è in grado di erogare il Tfr, provvede l’Inps con un fondo appropriato, la stessa garanzia, in diverse modalità tecniche, deve essere data alla banca che eroga il finanziamento. Di fatto la banca svolge una funzione di tesoreria” ha spiegato il direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini. (fonte Reuters)

A buon intenditore….

Appunti sul tema:

1) tra gli ultimi bilanci che sono passati sul mio tavolo ho visto rapporti tra debiti bancari e patrimonio netto di 15-20:1. E un fondo TFR significativo, con arretrati verso dipendenti. Come si sia arrivati a questi livelli non chiedetemelo, ma non è successo nel 2013. Quei rapporti sono così da anni, con buona pace di chi (il debitore) non si è dannato per ridurli e di chi (il creditore) ancora sogna di portare a casa tutto ciò che ha prestato. Capisco che finanziare anche il TFR di queste imprese-zombie sia utopia.

2) se lo Stato e l’INPS si fanno garanti totali del rimborso dei prestiti alle imprese, perché usare i bilanci appesantiti delle povere banche e non pensare invece a una maxi-cartolarizzazione di mini-prestiti standardizzati alle PMI e alle imprese da fare poi comprare alla BCE, che ha tanta voglia di immettere liquidità con l’acquisto di ABS per aiutare le imprese e che già oggi prende il rischio Italia a garanzia?

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Pubblicato in: banche, credito

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