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6 ottobre 2014

PMI italiane: fragili e in pericolo

“Ora, dopo alcuni segnali promettenti lo scorso anno, le PMI sono a un bivio critico. Mentre ci sono motivi di cauto ottimismo, l’inevitabile conclusione è che le condizioni restano estremamente difficili per le PMI e occorre un supporto ulteriore per arrivare a un percorso di crescita sostenibile”.

Apre così nelle prime pagine il rapporto annuale della Comunità Europea sullo stato delle PMI nei 28 paesi della comunità, (Annual Report on European SMEs, 2013/14) un lungo rapporto di oltre 120 pagine che mette in luce una serie di elementi importanti che impattano sulla salute delle piccole e medie imprese europee, un vero e proprio esercito di  oltre 21 milioni di imprese, che è cresciuto solo dell’1,1% nel 2013 quanto a valore aggiunto, ma che ha perso lo 0,5% di occupazione nello stesso periodo. Le PMI europee rappresentano il 99,8% delle imprese europee e occupano il 66% della forza lavoro totale.

Quanto all’Italia le tracce disseminate nel rapporto non fanno che confermare la debolezza intrinseca delle nostre PMI rispetto a buona parte delle sorelline europee. Nei tanti confronti contenuti nel rapporto, ho selezionato alcuni aspetti che lo dimostrano sia sul passato che, purtroppo, riguardo al futuro.

Valore aggiunto

Spicca il disastro accaduto nel settore costruzioni, in tutta Europa, ma il declino italiano non ha paragoni con quanto avvenuto in UK, Francia e ovviamente con la crescita in Germania. Anche nel settore manifatturiero ci distinguiamo per un calo del Valore aggiunto tra il 2008 e il 2013.

Export e PMI

Non brillante neppure la performance delle nostre PMI sul fronte dell’export: troppo poche le PMI che esportano, una classifica modesta rispetto ai maggiori nostri concorrenti. Ci possiamo consolare con la maglia nera delle PMI francesi almeno.

Prospettive poco rosee

Il rapporto non ci attribuisce grandi speranze di ripresa ne sul breve periodo (2015)…

Italia costantemente sotto la linea della crescita positiva rispetto all’inizio della crisi nel 2008.

Nemmeno il nostro settore manifatturiero può vedere luci in fondo al tunnel secondo le previsioni del rapporto, nettamente distanziato dalla prospettive di Germania, UK e Francia.

Tra le raccomandazioni contenute nel rapporto, per il rafforzamento della fragile ripresa delle PMI europee, colpisce il paragrafo sull’innovazione perché rispetto alle banalità ascoltate dall’ultimo ministro dello Sviluppo Economico quando ha parlato a Napoli alla platea della piccola industria della necessità di promuovere l’innovazione, queste frasi giganteggiano per semplice lucidità delle ricette proposte:

For instance, the impact of technological advancements (e.g. ICT tools, digitalisation, cloud computing, smart software, Key Enabling Technologies ‐ nanotechnology, micro‐ and nanoelectronics, biotechnology, photonics, advanced materials and manufacturing technologies) on the innovativeness, productivity, and profitability of SMEs cannot be neglected when designing new policies ‐ esepcially at a time when we are going through a “Third Industrial Revolution” at a global scale.

Particularly, ICT and digitalisation have a catalytic impact on the productivity and innovation of SMEs and offer many advantages to SMEs, as well as to public authorities for increasing the quality of the services that they offer to businesses and citizens. …

In order to further boost the innovation capacity and capability of SMEs, which influences their export potential and competitiveness, user‐centric open innovation as well service innovation in combination with technological innovation concepts should be supported by an appropriate policy and regulatory framework. This includes the consideration of the major role played by clusters, living labs, design centers and innovation clinics.

 

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Pubblicato in: PMI

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