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4 agosto 2014

Le forbici affilate delle banche

 

Dalle semestrali delle banche che sono in uscita possiamo aspettarci buone notizie sul fronte della ripresa dei margini operativi. Lo prospettava e lo conferma anche Prometeia nel suo recente articolo “La forbice bancaria e l’impatto sulla redditività per le banche italiane“:

La redditività del sistema bancario italiano, con la crisi finanziaria prima e quella del debito sovrano poi, si è fortemente ridotta, mettendo a dura prova il modello tradizionale di intermediazione delle banche nazionali, poco esposte ai titoli strutturati complessi e maggiormente focalizzate sull’attività di erogazione del credito a imprese e famiglie. Negli anni precedenti la lunga fase di crisi i profitti erano infatti in gran parte generati dalla crescita dei volumi di intermediazione e dalla possibilità di ottenere fondi a costi contenuti. Il flusso dei ricavi delle banche italiane è infatti stato mediamente in crescita fino al 2008, beneficiando anche dell’ampiezza della forbice bancaria, che nel periodo 2003-2008 era intorno al 4% medio.

Tra il 2008 e il 2013, invece, il margine di interesse da clientela si è più che dimezzato (scivolando intorno ai 20 miliardi di euro dai 41.8 miliardi del 2008), con conseguenti ricadute sulla redditività complessiva delle banche nazionali, che si è sostanzialmente azzerata nel biennio 2012-’13. A questo ha in parte concorso il deciso calo della forbice bancaria – che si è ridotta in media di quasi 1 punto percentuale nel 2009-’13 rispetto al 2003-‘08.

fonte: Prometeia

Il problema si pone all’inverso per le imprese, perché l’ampliamento della forbice a partire dalla fine del 2012 è quasi interamente determinata dall’aumento del markup, lo spread sui finanziamenti concessi alle imprese che è stato progressivamente alzato nel suo valore medio. I tassi vicini allo zero non consentono più alle banche di lucrare molto dal markdown sulla raccolta, per questo i listini prezzi alle imprese sono sempre più determinanti.

Dal 2011, con l’aggravarsi della crisi dei debiti sovrani, i maggiori costi del funding – legati dapprima al venir meno della disponibilità delle fonti di finanziamento sui mercati internazionali, poi alla maggiore percezione della rischiosità degli attivi e infine al loro grado di patrimonializzazione – sono stati solo in parte compensati dall’ampliamento dei tassi di interesse sui crediti, che si è reso necessario anche per coprire il maggior rischio dei prenditori. Sì è pertanto intensificato il calo del mark down, ovvero del margine unitario dei depositi – misurato dalla differenza tra i tassi di mercato euribor e il tasso medio pagato alla clientela – divenuto negativo nel 2012. La forbice ha così raggiunto il punto di minimo a fine 2012, per poi portarsi nel 2013 su valori medi del 2.7%.

L’arrivo di fondi autunnali dalla BCE a tassi particolarmente ridotti potrebbe sulla carta migliorare la situazione anche per le imprese, ma le stime non sono eccessivamente ottimistiche: le banche d’investimento estere hanno già posizionato la stima di quanto verrà trasferito alle imprese tra lo 0,20% e lo 0,50% medio, un aiuto non sufficiente a mitigare gli alti costi di finanziamento delle piccole imprese, anche nei confronti di quanto pagano le imprese tedesche e francesi.

I tassi medi nascondono come sempre due realtà ben diverse. Si può immaginare che se ci sarà riduzione questa interverrà sui rischi migliori, dove il costo del capitale è basso, mentre il costo del rischio elevato per le imprese più indebitate e più rischiose tenderà a rimanere stabile o addirittura alzarsi. Alcune recenti decisioni prese dalle principali società di factoring che hanno ampliato significativamente gli spread non fanno che aumentare la preoccupazione sui costi bancari per la restante parte del 2014 e del 2015.  La fame di profitti e l’accresciuta percezione del rischio non consentiranno sconti a questa seconda tipologia di imprese, che deve cercare di sostituire al credito bancario il credito di fornitura almeno in parte.

 

 


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Pubblicato in: banche e PMI, credito

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