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20 luglio 2014

C’era una volta un plafond di 10 miliardi

La mia avversione agli annunci roboanti sul credito, in particolare quando si tratta di plafond, non è nuova. I lettori più fedeli di Imprese+Finanza dovrebbero ricordarsi alcuni articoli. Constatazione domenicale: il vizietto degli annunci non tramonta mai, neppure quando la crisi del credito (possiamo chiamarla così?) dovrebbe suggerire prudenza e meno illusionismo.  Per ragioni che non comprendo, che affondano nella vecchia missione di banca per il paese, Intesa SanPaolo conduce questa classifica di lancio del plafond e ne ha dato una nuova prova qualche giorno fa rilanciando, con il compiacimento del trio Squinzi-Boccia-Baban il suo maxi-plafond di €10.000.000.000, destinato alla Piccola Industria di Confindustria. Deve essere la quarta o quinta volta al punto che nell’articolo del Corriere si è arrivati a fare una somma di 45 miliardi, prendendo fischi per fiaschi insieme allo stesso presidente Squinzi.

Sono sempre quelli i 10 miliardi, caro Corriere, si rigirano ogni anno e forse a fatica saranno stati erogati tutti e 10 in 4-5 anni. Sì, perché si annuncia il plafond, poi non si dice mai l’anno dopo quanto ne è stato erogato. Persino il Fondo Centrale di Garanzia riesce a fare questo facile bilancino.  Della quantità di plafond erogata dalla banca abbiamo solo una flebile traccia nel bilancio 2010 di Intesa, sezione Banca dei Territori: 2 miliardi erogati su 5 disponibili… pochino, eppure era il 2010 quando la stretta creditizia non era così forte. Poi più nulla.

Si sono succeduti rilanci, da 5 a 10 miliardi e poi rinnovi annuali, ma se poi andiamo a vedere quale possa essere stato l’impatto del maxi-plafond troviamo nei bilanci della stessa Banca dei Territori, che gestisce tutte le PMI, risultati in negativo sui crediti alla clientela.

Negli ultimi 4 anni i crediti a famiglie e PMI si sono ridotti di oltre 16 miliardi, altro che 35 miliardi di plafond. Per obiettività scriviamo che il dato di flusso annuo è il netto tra nuove erogazioni e rimborsi, ma insomma viene difficile pensare che, se nel 2010 sono stati erogati solo 2 miliardi, nel 2012 e 13 in pieno credit crunch si sia potuto fare meglio. Comunque il saldo negativo conta quanto e più di un plafond.

Oltretutto la destinazione primaria del plafond -per nuovi investimenti- si scontra con la realtà di un’effettiva domanda di credito, calata proprio su quel comparto (vedi grafico Banca d’Italia).

fonte: Banca d'Italia 2014

Intesa viene messa dietro la lavagna per il vizio-plafond, ma tutte le maggiori banche e i loro uffici marketing usano questo strumento promozionale, che certo non fa danni, serve a fare notizia sui giornali locali, ma non onora la ricerca della trasparenza e della vicinanza alle necessità delle imprese.

Nel credito contano solo i fatti

In un paese che critica i politici per i troppi annunci anche le banche non si tirano indietro nella politica degli annunci.

Anche nel credito, invece, contano soprattutto i fatti e a onore del vero va detto che proprio Intesa, seppure a macchia di leopardo, mostra una propensione maggiore alla concessione di credito a medio termine rispetto ad altri istituti e una maggiore disponibilità a sostenere il credito da ristrutturare di molte imprese, non necessariamente della dimensione di Alitalia o di Sorgenia.

Questi sono i fatti che Intesa dovrebbe imparare a comunicare nelle piazze italiane, i buoni esempi di cui può andare orgogliosa, magari usando storie vere e imprenditori veri come testimoni e lasciando da parte i tagli di nastro e i protocolli confindustriali che gonfiano petto e polmoni di pochi e creano ironici commenti in molti altri.

fonte: bilancio consolidato Intesa SanPaolo 2011

PS: qual’è il significato vero di un “plafond per le PMI” da parte di una grande banca nazionale? E’ forse un’offerta speciale limitata nel tempo, a prezzi scontati?  o perché c’è poca liquidità disponibile? Non credo.   La banca ha i soldi da prestare, non farà alcuno sconto quindi sta lavorando ‘normalmente’ con la dovuta diligenza.  Deve solo ricordare che se oggi una ‘buona’ piccola impresa ha un ‘buon’ motivo per chiedere credito sarà ben accetta nella filiale, dove il direttore, anche se non sa nulla del plafond, sarà in grado di predisporre una buona istruttoria. Non è più facile raccontarla così? Scusate l’intrusione.

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to “C’era una volta un plafond di 10 miliardi”
  1. sante parole, caro Fabio!

    Ogniqualvolta escono queste notizie in me monta la rabbia e lo sconforto perché so per esperienza che il frutto di questi “pseudo-accordi” sono prossimi allo zero.

    Perché le cose vanno così?

    E’ semplice: le banche non informano le filiali ed i gestori se non con informative assolutamente generiche. Il bancario medio non legge o se legge cancella la cosa e soprattutto non si pone mai la domanda più semplice:” è utile per il mio cliente?”. Risultato: vai in banca e chiedi e loro non sanno nulla, ti dicono che si informeranno e non lo fanno. Tu fai un paio di solleciti e poi li mandi a quel paese!

    Per non parlare delle associazioni di categoria: ho lavorato in un paio e queste cose servono solo al presidente ed al direttore per la riconferma della poltrona! Tanto le aziende fanno per conto loro (qui però è colpa degli imprenditori, del resto anche loro non ci credono).

    E’ purtroppo un problema italico: la mancanza del controllo tramite misurazione e di conseguenza della responsabilità.

    mi fermo qui per non rovinarmi la domenica!

    un abbraccio

    ciro conte

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