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18 luglio 2014

L’arcobaleno ritorna in banca

Si stanno accumulando indicazioni che il settore bancario italiano stia uscendo dal tunnel della crisi, sicuramente con anticipo rispetto alle imprese. I profitti sono attesi in rialzo per il 2014, la liquidità offerta da Draghi con i nuovi T-LTRO sta per essere prenotata a colpi di decine di miliardi e i programmi di rilancio stanno prendendo maggiore coraggio.

20 banche italiane hanno preso parte all’indagine di EY che ha rilevato su un campione di quasi 300 banche europee un crescente ottimismo. La pattuglia italiana è tra le più fiduciose di un miglioramento del clima economico. La ricerca precede il nuovo ridimensionamento del PIL 2014 che oggi Banca d’Italia ha riportato verso zona zero, allo 0,2%.

Nella rilevazione del 1° semestre 2014 le 20 banche italiane sono tra le più ottimiste  e si aspettano davvero di aumentare i giri dei ricavi ammorbidendo le politiche di erogazione del credito.

 Oltre l’85% pensa di lanciare nei prossimi 6 mesi iniziative per la crescita e il 70% specificatamente nell’area dei crediti alla clientela

Il barometro di EY segnala anche una forte preoccupazione sul livello delle rettifiche su crediti, che per l’Italia rimane a livello di Spagna e Austria, ma la cosa più interessante che emerge dalla ricerca è la convinzione che il sistema bancario italiano sia alla vigilia di un’ondata di consolidamento.

La percentuale di banche italiane che ritengono un consolidamento di una certa importanza possa avvenire nei prossimi 12 mesi e pari al 65% e sale al 95% se l’orizzonte si estende ai prossimi 3 anni.

Fusioni tra campioni o con anatre zoppe?

Di questo atteso processo di consolidamento si vedono pochi indizi per ora. Le banche in difficoltà (Banca Etruria, Popolare Marostica) hanno sinora respinto le offerte di Popolare Vicenza, le banche coinvolte in pesanti scandali a causa del comportamento del top management (Carige e Banca Marche) risultano troppo grandi e indigeste a tutti. Sia Intesa che Unicredit si sono ripetutamente espresse negativamente sulla possibilità di accorparle. Banca d’Italia ha potuto accompagnare alle nozze solamente la Popolare di Spoleto al Banco Desio e TERCAS a Banca Popolare di Bari, quest’ultima con non poche difficoltà. Rimane disponibile Carife, ancora commissariata, su cui dovrà essere esaminata un’altra offerta dalla Popolare di Vicenza.

I giochi presto o tardi coinvolgeranno le popolari, è questa la vera aspettativa. Operazioni che possano rimediare alle problematiche diverse di UBI, del Banco Popolare, di BPER e della BPM e che ogni tanto ritornano sulle ipotesi della stampa.

Sempre ricordandoci che le fusioni bancarie sono fortemente osteggiate dai poteri espressi dai vari territori e sgradite alle piccole imprese che delle prime ondate di fusioni non hanno mai conservato un solo ricordo positivo.

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