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14 marzo 2014

Ricostruire la fiducia è la vera sfida delle banche

Prendo a prestito una recente ricerca internazionale e alcune delle dichiarazioni fatte da CEO di banche all’altrettanto recente convegno del sindacato bancario FABI per indicare dove azionisti e vertici delle banche devono appuntare la loro attenzione e i loro programmi futuri.

La ricerca svolta dall’istituto Edelman, che rileva ogni anno il barometro della fiducia (trustbarometer) dei vari settori economici mostra quanto sia in basso e rimanga in basso la fiducia degli utenti e dei cittadini nei sistemi bancari, a livello internazionale. Banche e istituzioni finanziarie si dividono l’ultimo posto in coabitazione con l’industria dei media.

Quanto al livello di fiducia nelle banche nei differenti paesi ci sono notevoli differenze, ma purtroppo l’Italia figura abbondantemente sotto la media smentendo, almeno nelle percezioni, che il pianeta banche sia stato esentato dalle colpe della crisi finanziaria.

Il livello del 32% è ben al di sotto della media globale, della fiducia in USA (50%) -dove peraltro la crisi finanziaria si è sviluppata- e il solo elemento di consolazione è che nemmeno le banche tedesche, francesi e spagnole se la passano bene. In più le cose sono andate peggiorando dall’inizio della crisi e la fiducia nel sistema bancario è scesa in Italia. Interessante anche notare come la fiducia nelle banche sia cresciuta e sia elevata nei paesi di recente sviluppo e industrializzazione.

 Per capire quale sia la distanza tra la fiducia verso le banche rispetto alla fiducia verso il resto dell’economia privata (le imprese) ci viene in aiuto l’ultimo grafico che mostra come in Italia la distanza ia di ben 17 punti percentuali:


C’è auto-percezione da parte dei vertici delle banche di questo elevato senso di sfiducia verso le organizzazioni che guidano? Ascoltando quanto hanno dichiarato alcuni CEO si può supporre che se ne stiano rendendo conto e che a dispetto dei fallimentari modelli distributivi degli ultimi 10-15 anni, si stiano accorgendo di quanto la fiducia sia un derivato del rapporto personale con la clientela, un rapporto che negli ultimi 10 anni ha subito non pochi danni e che va recuperato. Ecco alcune delle frasi twittate da @FABIBper dalla sala del XX convegno annuale:

La fiducia verso le banche non è crollata a causa dell’operatore di sportello, ma per le alchimie finanziarie di grandi manager:

Alessandro Profumo (presidente MPS): dobbiamo creare dei profili di competenze per assistere le imprese…. ragionare sul valore sociale dell’impresa, di tutte le imprese. Ogni impresa che sparisce sono conoscenze che si perdono…per le famiglie e le piccole/medie imprese vogliamo essere la banca di tutti i giorni rendendo semplice il rapporto con la finanza….vogliamo diventare i più bravi a fare il nostro mestiere…

Carlo Messina (CEO Intesa SanPaolo): un’azienda demotivata non farà risultati. Per questo ritengo fondamentale avere dipendenti motivati…mi aspettavo una bassa motivazione del personale, non così bassa. Il malcontento passa dai capi. Loro devono capire le persone….cercherò di fare percorsi professionali rigorosi e corsi di formazione per valorizzare i dipendenti che vorranno impegnarsi….non si può realizzare un piano industriale se le persone non ti seguono…la forza della banca è la relazione con il cliente. Non conta il marchio, ma le persone.

Giulio Sapelli: se non conosci l’industria, come fai a finanziare l’industria?? Ecco l’incompetenza…. ci deve essere il trionfo della banca relazionale

Piero Giarda (presidente BPM): alcuni manager sono colpevoli, non tutti. Sbagliate tutte le previsioni negli ultimi anni….questa industria bancaria che guarda alle previsioni che sono oggi difficilissime, ha difficoltà maggiori rispetto ad altri settori

Victor Massiah (AD UBI Banca): il paese oggi è basato sulla sfiducia…. c’è una ondata demagogica che avvelena il sistema bancario. Questo va contro l’interesse di tutti. Invito ad avere orgoglio

Roberto Nicastro (DG Unicredit): se tutti insieme non condividiamo problemi e soluzioni non ne veniamo fuori

Matteo Arpe (presidente SATOR): sicuramente nella crisi hanno pagato gli azionisti e poco i manager…settore bancario in fortissima evoluzione. Andare verso i giovani è la parola d’ordine… trasformare la banca in un luogo dove si parla, non dove si trans a… le banche devono aiutare le imprese se sono in difficoltà e le imprese devono parlare con le banche…ci sono banchieri che lavorano i soldi come se fossero i propri, altri che pensano che siano i propri….purtroppo l’orgoglio delle banche è bassissimo

Molti spunti, alcuni difensivi, altri in prospettiva di una consapevolezza che il tempo del cambiamento è arrivato. Ne esce un quadro sfrangiato ma definitivamente meno pieno di false certezze e più disponibile a correggere errori e storture. Del resto con questi tassi di fiducia il sistema bancario non può andare avanti ora che deve trovare nuove strade di profitto. L’autocritica non mai è stata nel DNA nel sistema bancario, ma qualcosa sta cambiando e alcune delle frasi pronunciate fanno pensare che possa iniziare una vera stagione di cambiamento che possa mettere davvero la fiducia del cliente in cima alla lista dei desideri da conseguire e soprattutto che sappia prendere decisioni che ne conseguono.

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Pubblicato in: banche

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