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11 marzo 2014

E ora che Unicredit ha alzato l’asta?

E’ stato il black tuesday di Unicredit che ha annunciato una straordinaria perdita per l’esercizio 2013 avendo preso la decisione molto coraggiosa di fare pulizia totale nel bilancio: via gli avviamenti (goodwill) sulle partecipazioni acquisite in Europa e in Italia, e dentro un maxi accantonamento sul portafoglio crediti.

La scelta di Ghizzoni è destinata a fare rumore, non solo per l’entità della perdita record trimestrale (15 miliardi di €), ma perché mette un punto di riferimento con il quale tutte le altre banche italiane dovranno subito misurarsi. Una scelta che a mio avviso conferma tutte le perplessità espresse in questo blog sulla qualità dei portafogli crediti e sulla quantità degli accantonamenti fatti dal sistema bancario italiano, che per bocca dei suoi rappresentanti di categoria aveva sino ad ora protestato in più occasioni, sostenendo che il trattamento dei crediti dubbi in Italia fosse penalizzante rispetto agli altri paesi in Europa.

Ora qualcuno dovrà spiegare perché Unicredit, in previsione dell’esame BCE, taglia il nodo gordiano e aumenta notevolmente proprio quegli accantonamenti che tutti dicevano essere già sufficienti rispetto alla severa metodologia di classificazione dei crediti imposta dalla Banca d’Italia (diventata il nemico n.1 per il suo rigore).

Delle due l’una: o Unicredit ha esagerato, o le altre banche stanno accantonando troppo poco. Poiché nelle tavole presentate da Unicredit oggi si dice esplicitamente che la banca ha raggiunto la media europea.

Altrettanto esplicito il riferimento alla leadership in Italia sul livello di accantonamenti contenuto nella tavola successiva, in cui il confronto è fatto con i principali concorrenti: Intesa, MPS, UBI, Banco Popolare, BPER, BPM, Carige.  Da notare il grande distacco che c’è adesso sugli incagli: 40% contro una media del 23,5% un valore che ho sempre ritenuto troppo basso considerando il flusso notevole di incagli che trimestre dopo trimestre vanno a sofferenza. (leggi “Gli incagli sono più importanti della bad bank“)

Anche sugli scaduti (past due) passare dal 20% al 29% è un gesto di estremo coraggio che mette Unicredit al riparo da cattive sorprese in futuro.

Ultima annotazione da parte di chi ha sempre sostenuto che il peggiore problema di sottovalutazione stava nel comparto immobiliare e nella sopravvalutazione delle garanzie ipotecarie rispetto a valori realistici di un mercato ultra-depresso. La conferma arriva dalla prossima tavola che mostra come Unicredit abbia deciso di alzare notevolmente le rettifiche sul settore immobiliare (evidenziate dal riquadro blu) passando dal 27% al 42% anche nella società di leasing, la cui forte componente immobiliare è nota: da 24% a 34%.

Da domani Unicredit può guardare le altre banche italiane con una certa sufficienza sull’argomento sofferenze. La Borsa sembra avere reagito bene a questa ‘pulizia totale’ e il titolo è addirittura salito del 6,2%, una ragione in più per pensare che l’asticella si sia alzata di molto per tutti. E forse questa è stata una delle motivazioni che ha spinto il Cda di Unicredit su questa strada: mettere nell’angolo i concorrenti.

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Pubblicato in: banche, credito
  1. Da oggi Unicredit non e’ piu’ una “zombie bank”. Il mercato l’ha premiata e continuera’ a farlo nel prossimo futuro.
    Bravi e coraggiosi.

  2. Bravi e coraggiosi??? La contabilità delle banche è uno scherzo. Copio pari pari commento all’articolo dell’FT che esprime in pieno la mia opinione: “You have to love European bank accounting which allows you to report profits as long as you want and then allows you to take a “one-time cleanup” exercise which wipes out a decade of reported profits. It is on this basis of 100% bogus accounting that Europe proposes to introduce market discipline. How can the markets discipline a bank when its accounting is a complete joke?”

    • salomonicamente vorrei dare ragione a entrambi. Matteo ha ragione a sottolineare quanto sia poco trasparente e aleatorio il bilancio di una banca. Il punto è che si possono nascondere le perdite future se la congiuntura negativa o la recessione ha una durata contenuta ed è seguita da una solida ripresa. Nel caso della situazione attuale la crisi si è prolungata e si sta prolungando ben oltre le peggiori aspettative delle banche e gli accantonamento sono stati ridotti al minimo per non penalizzare conto economico, dividendi e azionisti. Fino a quando è passata la Banca d’Italia e ora la BCE a chiedere maggiore rigore e trasparenza.
      Considerate che proprio oggi alla presentazione dei risultati MPS mostra che il 27% delle nuove sofferenze arriva da crediti ritenuti tranquilli (in bonis) da un anno all’altro.
      Quindi ha ragione anche Mario quando applaude Unicredit che ha avuto il coraggio (almeno) di guardare al proprio bilancio futuro togliendosi una volta per tutte il peso delle sottovalutazioni. Nelle tabelle di Unicredit si può vedere come abbia alzato le riserve anche a fronte di crediti classificati performing, una pratica che quasi nessuna banca utilizza.

      Il mercato saprà riconoscere le differenze

  3. Ricordo che nella presentazione dei risultati degli ultimi tre esercizi le parole del management erano state identiche
    “quest’anno maxi perdita, ma questo è l’anno zero da adesso si riparte…”!!
    Alla faccia! Son ripartiti con 15 mld di perdita…se tanto mi da tanto il prossimo anno ne fanno 100!!!

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