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17 febbraio 2014

Lambrusco e matrioske: l’orribile fine di Kerself

Tra il mese di dicembre del 2010 e quello di settembre 2013 ho scritto ben 25 post su una vicenda complessa di una società quotata in Borsa: KERSELF Spa, che ha cambiato il nome recentemente in AION RENEWABLES. Una storia di cattive gestioni, bilanci truccati, interventi tardivi della CONSOB, di un gruppo di aziende orientatesi per convenienza nel ricco e sussidiato settore delle energie rinnovabili (fotovoltaico) che è passato da un disastro all’altro per approdare dopo 3 anni al totale fallimento. Ma non solo. Potete leggere l’articolo pubblicato ieri dal Fatto Quotidiano per conoscere l’ultimo capitolo della storia della brillante società di Pierangelo Masselli, amico di Luciano Ligabue e imprenditore di quell’Emilia felice che forse oggi non c’è più.

E’ la storia di una bella azienda rovinata prima dagli eccessi dell’imprenditore, poi da un’operazione di salvataggio da parte di investitori stranieri interessati a spogliare la società della vera ricchezza, di speranze distrutte per i lavoratori, i soci delle partecipate e anche le banche che hanno dato credito ai soci russi impegnandosi a lungo in un inutile tavolo di ristrutturazione. Di tutto questo restano ora macerie e indagini della magistratura. Una storia incredibile, ma vera. Una storia in cui la vittima cambia, non si capisce chi abbia ragione e chi abbia speculato contro chi.

Fotovoltaico, aziende depredate e carte false. Le ombre russe sull’Italia

Tre aziende fallite, una in concordato preventivo, centinaia di dipendenti in cassa integrazione. Come un re Mida al contrario, quello che tocca la società russo-svizzera Avelar, all’arrembaggio del settore fotovoltaico italiano, sembra destinato a morire. Ma è tutto tranne che un cattivo affare. Milioni di euro di incentivi statali continuano infatti a volare verso Zurigo, mentre le aziende nostrane – tra danni subiti e colpe proprie – chiudono i battenti, spolpate da una gestione poco oculata, se non da operazioni passibili di reato. A stabilirlo sarà la magistratura che indaga sulle responsabilità del crac, ma anche sull’ipotesi di truffa ai danni dello Stato.

Metti un russo a Reggio Emilia. Per capire la complessa vicenda, bisogna partire dal luglio 2008. Pier Angelo Masselli, presidente e ad di Kerself, impresa reggiana attiva nel settore fotovoltaico, fa entrare in società la Avelar di Igor Akhmerov. L’azienda fa capo al colosso russo dell’energia Renova, in mano all’oligarca Viktor Vekselberg, uno degli uomini più ricchi all’ombra del Cremlino. Per conto di Avelar, o meglio delle sue controllate, l’impresa di Reggio Emilia realizza una serie di parchi fotovoltaici soprattutto in Puglia e Basilicata. Le società titolari di questi impianti, costituite ad hoc, sono destinatarie degli incentivi statali per una durata di vent’anni. E i registri della camera di commercio di Matera rivelano che dietro a queste società stanno proprio gli uomini di Avelar e le sue aziende.

Ritardi nei pagamenti e penali. Ma mentre i russi incassano i milioni provenienti dagli incentivi statali del fotovoltaico, non si può certo dire che Kerself navighi nell’oro. Tutt’altro. L’azienda costruisce impianti, ma viene pagata con gravi ritardi almeno stando al resoconto stilato dagli uffici della società. Nel documento, si parla di fatture stornate, cioè annullate “per il mancato pagamento” e di importi incassati con ritardi di 110, 240 e oltre 360 giorni. Niente pagamenti significa lavori sospesi. E lavori sospesi significano penali da pagare. Ad Akhmerov e soci, naturalmente. In Avelar si attribuiscono invece i ritardi nei pagamenti alla mancata realizzazione dei lavori e alla “cattiva gestione” di Kerself da parte dell’amministrazione. Una gestione sulla quale, per altro, nel gennaio 2014, si abbatterà la scure della Consob: Masselli sarà multato per manipolazione del mercato e diffusione di false informazioni finanziarie e patrimoniali per il periodo tra 2008 e 2010. Una multa che, ci terrà a precisare l’imprenditore, arriverà “dopo tre anni di continue e inascoltate segnalazioni da parte mia alla Consob sulle irregolarità nella successiva gestione dell’azienda da parte dei russi”.

I conti non tornano: gli scontri interni al gruppo. I rapporti tra Zurigo e Reggio Emilia si fanno così sempre più tesi. Ma la goccia che fa traboccare il vaso arriva nell’estate del 2010. Kerself firma un accordo per la fornitura di pannelli fotovoltaici dalla cinese Eoplly: una controllata Avelar compra il materiale dalla società e poi li rivende a Kerself. Così la compagnia russo-svizzera si trova a giocare, attraverso le sue aziende, le parti di fornitore e di cliente della società reggiana. E qui sorgono i problemi. Le bolle doganali che attestano la vendita di pannelli da Eoplly a una controllata di Avelar riportano un prezzo decisamente inferiore a quello fatto pagare a Kerself. Nel dettaglio, secondo i calcoli della società reggiana, la differenza ammonta a 4,7 milioni di euro. “Sono i costi per il sistema di lettere di credito e finanziamenti bancari”, è la risposta di Avelar.

I 35 impianti avviati tra 2009 e 2010 finiscono sotto la lente della guardia di finanza. In un verbale redatto dal nucleo di polizia tributaria di Reggio Emilia si parla di un margine di commessa, cioè l’effettivo profitto per Kerself, pari al 3,41%, “da considerare poco remunerativo delle risorse impiegate”. I finanzieri precisano che “l’effettivo risultato complessivo è da ritenere assai più modesto, per effetto di perdite riconducibili a oneri per penalità varie derivate dalla ritardata consegna degli impianti”. Insomma, Kerself compra da Avelar, vende ad Avelar e quel poco che guadagna è eroso dalle penali da pagare ad Avelar.

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Se siete un piccolo azionista di Kerself -qualcuno ha scritto su questo blog che nel 2011 e 2012 seguiva l’evoluzione della vicenda da vicino- ora sapete in quale trappola siete finiti e quale fine hanno fatto le vostre speranze di guadagno.

Se siete un contribuente che versa ogni due mesi l’obolo alle energie rinnovabili, nascosto nella bolletta dell’energia elettrica, ora avete qualche idea in più su quale sia stata la destinazione dei vostri soldi. All’estero, ai soliti attrezzatissimi furbi.

 

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