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16 febbraio 2014

Un paese fermo che deve imparare a correre

Simbolico l’editoriale di oggi del Corriere a firma Sergio Romano, ‘L’impazienza di un leader‘ riferito al cambio di velocità impresso dal nuovo segretario del PD Matteo Renzi per prendere il comando della corsa al governo, accelerare sull’agenda delle riforme e dare velocità a quella micro-ripresa a cui l’Italia si sta agganciando a fatica (il +0,1% del PIL nel 4° trimestre ha scaldato i cuori solo del Governo).

Che ci sia bisogno di correre è più che una constatazione, perché è sufficiente tornare indietro di un anno per rendersi conto di come i problemi sul tavolo di oggi siano rimasti gli stessi. Sfruttando un po’ di raccolta stampa possiamo guardarci allo specchio:

La crescita e Confindustria

Il presidente Squinzi rimarca il disagio delle imprese e a Torino dice: «Vogliamo rendere noto, per chi non l’avesse capito, che il disagio delle imprese ormai dura da più di cinque anni»  Ecco sempre Squinzi un anno fa

E che dire del settore edile? Ecco servito il presidente dell’ANCE Buzzetti che dice il 13 febbraio: “Purtroppo non siamo usciti ancora dalla crisi. Il carico fiscale nel nostro Paese è troppo alto, la politica di austerità imposta dalla Ue non ha alcun motivo di essere. L’edilizia può essere motore della ripresa”.

Un anno fa? Stessa musica:

I pagamenti arretrati della PA

Il Commissario EU Tajani sbotta sulla mancata applicazione della direttiva sui pagamenti e porta l’Italia a una procedura di infrazione. Un nuovo ultimatum, perché quello precedente è del 4 febbraio 2013

Credito alle imprese

Il 2013 è finito e i tassi di contrazione del credito alle imprese sono diventati sempre più elevati. Eppure il sistema bancario era stato sollecitato da più parti e anche dall’alto a moderare il proprio atteggiamento restrittivo. 12 mesi dopo siamo ancora qui con lo stesso problema. Avete visto per caso soluzioni o idee in merito? Oggi si parla di bad bank, senza che tutti capiscano che isolare lo sofferenze non aumenta necessariamente la quantità di credito alle imprese.  Ma il monito del presidente della repubblica è del 22 febbraio di un anno fa:

Banche

Anche nel campo del sistema bancario sono trascorsi 12 mesi e molte cose sono rimaste uguali o con gli stessi problemi. Dal nodo con le fondazioni, alla governance delle banche popolari che ha visto i mali di pancia di BPM, ai piani di ristrutturazione e di aumento di capitale. Tutto fermo come potete vedere da questa carrellata di titoli usciti sulla stampa nel febbraio 2013:

 

 

 

Un anno dopo la pubblicazione di questi articoli siamo ancora allo stesso punto: sulle Fondazioni si sta ancora litigando (ma certamente nel frattempo alcune tra cui quella di Genova non godono di salute tale da potere sottoscrivere aumenti di capitale nelle banche), sulla governance delle popolari continuano gli interventi e gli sproni del Governatore ma nulla è cambiato. Quanto alle dichiarazioni dei vertici delle banche fate voi…e tirate le somme.

Che sia Renzi a tirare il gruppo o qualcun altro non importa più a questo punto. Dobbiamo smettere di lasciare i problemi sul tavolo e metterci a correre perché alle spalle abbiamo drammi come la disoccupazione e la crisi sociale che ci rincorrono e davanti abbiamo paesi che sono già scattati e non stanno ad aspettarci di sicuro.

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Pubblicato in: banche, economia

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