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17 gennaio 2014

Le distanze tra Nord e Sud nell’euro

Salgono i toni della disputa tra i sostenitori dell’uscita dalla moneta unica e tutto il resto dell’opinione economica, per ora prevalente, che sostiene la tesi che l’Italia subirebbe più danni dallo sganciamento dal meccanismo dell’euro rispetto ai vantaggi che otterrebbe con libertà monetaria e di svalutazione. Quasi certo che la contesa tra economisti, pseudo-economisti e fans delle rispettive fazioni stia per trasferirsi sul palcoscenico politico in più di un paese europeo e marcherà molte polemiche nelle prossime elezioni.

Il suggerimento è di leggere e ascoltare molto prima di esprimere un’opinione netta, perché non è tutto così scontato come può sembrare da un lato o dall’altro, ma il tema è veramente cruciale e se può aiutare il pubblico dei miei lettori offro una serie di grafici che fanno parte di una recente ricerca della banca francese NATIXIS dal titolo “How has the policy mix in the Northern and the Southern euro-zone countries evolved since the creation of euro” (14 gennaio 2014). Grafici che hanno il pregio e la singolarità di sintetizzare una serie di confronti tra i paesi dell’area nord dell’euro (Germania, Belgio, Olanda, Austria e Finlandia) e i paesi dell’area sud, tra cui sono state incluse curiosamente la Francia e l’Irlanda oltre a Portogallo, Spagna, Italia e Grecia.  Forse più che di nord-sud si dovrebbe parlare di PIIGS+Francia, contro paesi a economia forte.

Vediamoli.

Real GDP

fonte: Natixis

TASSO DI DISOCCUPAZIONE

TASSI INTERESSE, CRESCITA PIL E DIFFERENZIALE

TASSI DI CAMBIO ponderati su import-export

DEFICIT FISCALE IN % DEL PIL

E queste sono le conclusioni dello studio di Natixis sulle politiche monetarie delle due aree:

Let us look at the positioning of the real exchange rate and monetary policy in episodes when interest rates have been out of sync with the economic situation in the two regions (Charts 5A and B and 6A and B).

(1) From 1999 to 2007, interest rates were slightly too high in the Northern euro zone; but the real exchange rate depreciated and fiscal policy was expansionary.

(2) Again from 1999 to 2007, interest rates were too low in the Southern euro zone; but the real exchange rate appreciated and fiscal policy was more or less neutral.

(3) From 2009 to today, interest rates have been too low in the Northern euro zone. The real exchange rate has been more or less stable, while fiscal policy has been restrictive.

(4) From 2009 to today, interest rates have been much too high in the Southern euro zone; this has been exacerbated by the restrictive fiscal policy and the absence of a real exchange-rate depreciation.

Conclusion: Is the policy mix a better fit than monetary policy?

We have seen that the euro zone’s common monetary policy has systematically been ill-suited to the economic situation:

– Before the crisis, it was too restrictive in the North and too expansionary in the South;

– Since the crisis, it has been too expansionary in the North and too restrictive in the South.

When looking at the overall policy mix and by including the real exchange rate and fiscal policy, we see that it has been normal at all times in the Northern euro zone and prior to the crisis in the Southern euro zone, but that, by contrast, it has been abnormally restrictive in the Southern euro zone since the crisis.

Abnormally restrictive since the crisis implica un giudizio negativo che sta perfettamente al centro delle discussioni che avverranno tra i ministri economici dei paesi euro e la BCE, in cui l’Italia non si sa bene quale peso possa avere. Tutto ciò mentre da fuori assisteranno con un sorriso la Gran Bretagna, la Svezia, la Norvegia e la Danimarca che la moneta unica non hanno mai voluto.

 

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to “Le distanze tra Nord e Sud nell’euro”
  1. Fuori dall’Euro, un’offesa alla speranza di esistere come paese europeo. I Paesi nord che non aderirono, avevano, ed hanno un’economia totalemnete diversa dalla nostra. Senz parlare della sterlina che, mai ha esitato a giocare al ribasso contro la lira! Remember!

  2. Pochi caratteri a disposizione x un argomento così importante, spero veramente se ne dibatta molto fino alle europee. Ad ogni modo: una moneta senza stato, un popolo che non di sente un popolo, istituti di democrazia europea lontanissimi dai nostri (iniziativa legislativa in mano al potere esecutivo?!?!) e alle riunioni si parla inglese (ovvero nella lingua dell’unica nazione che l’euro non c’è l’ha)!!
    Ma dove andiamo?
    Nella sostanza:
    1) dumping sociale fra paesi aderenti
    2) nessuna effettiva volontà di convergenza su inflazione
    3) bilancio comunitario risibile rispetto al pil dell’euro zona
    4) pericolosi e incontrollato afflusso e deflusso di capitali fra paesi
    5) politiche deflative/recessive x ricercare competitività sui mercati Ester (ma poi esteri x chi?)
    6) svuotamento degli stati di ogni sovranità monetaria, fiscale e di spesa pubblica (fiscal compact)
    7) trattati europei in contrasto il nostro dettato costituzionale (obiettivo di inflazione con art 1 e 3 della costituzione)

    Avevamo 100 alternative migliori all’euro (nulla, l’ecu, il bancor, un sistema a cambi flessibili, un euro con regole profondamente diverso, ecc..)

  3. Salve grossetano, siamo di nuovo qua. Dovrà almeno ammettere che l euro e stato di vantaggio per i paesi periferici almeno fino al 2007.. un occasione non sfruttata mi pare. Oggi l irlanda esce dal programma di protezione più forte e con buone probabilità di crescita (grazie all austerity..) la spagna si riavvicina a grandi passi ad un situazione di normalita, da noi se non si torna al voto in pochi mesi potremmo tornare a crescere..
    Quindi la “crisi” viene dall euro e dall austerity o da chi questi fenomeni si trova a gestire e governare?
    Buona serata

    • Si, la moneta unica sarebbe stata, se diversamente progettata e gestita, una buona opportunità (poi sotto vediamo meglio x chi),.
      Dal 2001 al 2007 si è’ assistitoalla + rilevante discesa dei tassi di interesse che un quarantenne come me ricordi. Tale movimento ha consentito un enorme risparmio in termini di interessi passivi risparmiati sul debito pubblico, non accompagnato dal mantenimento del saldo primario, che ci avrebbe consentito di abbassare fortemente il rapporto debito/pil e essere i più bravi, non corrotti, investitori in ricerca e sviluppo, efficienti, esportatori che ci siano al mondo!
      OPPURE
      l’introduzione del cambio unico, e ancor prima del cambio rigido con adesione allo SME, ha di fatto eliminato il rischio di cambio, consentendo al capitale di andare ovunque in questa falsa AVO determinando lei:
      1) abbassamento generalizzato in tutte le periferie euro dei tassi
      2) bolle immobiliari x via del
      3) credito facile dovuto ad un gigantesco eccesso di liquidità
      I tassi di interesse (reali) nel frattempo corrisposti, e i vincoli di bilancio adottati, hanno determinato ovunque il sostanziale conseguimento di teorie economiche neoliberiste anziché keynesiane:
      1) calo spesa pubblica (che poi significa pensioni e sanità)
      2) aumento pressione fiscale (sul lavoro si intende!! Mica sulle rendite!, che oggi sono tassate x esempio al 22% x gli affitti e al 20% sugli interessi e sui capital Gian)
      3) ma soprattutto la “favoletta” della banca centrale indipendente
      4) ecc…

      PRECISAZIONI
      1) Irlanda: e’ una piazza finanziaria con un pil ridicolo, tutto centrato sui servizi. Prima del 2008 praticamente non aveva debito pubblico. Il suo problema era (e sarà nuovamente se fanno così) il debito Estero. Quindi semplicemente non si poteva permettere quel cambio (reale) o non doveva avere un cambio rigido. Ad ogni modo 8 anni di crisi e austerità sicura x tenere bassi i consumi interni che genererebbero deficit delle partite vorrenti (cosa esporta l’Irlanda oltre al brutto tempo?).
      2) SPAGNA: caduta del pil da paura x, disoccupazione stabilmente oltre il 20% e giovanile oltre il 50%. Prezzo immobili anche dimezzato, deflusso di capitali verso l’estero, banche tutte fallite nella pratica. Suicidi a go go!

      Ma gli inglesi? Popolo di noti isolazionisti, che guidano la macchina dal sedile di destra, sulla corsia sbagliata, non hanno aderito all’euro xke sono snob o xke non si sono voluti privare della leva monetaria? A giudicare dalla forte svalutazione reale dal 2007 al 2010 vs euro io non ho dubbi.

      Posso lasciarti un link? Se ne hai anche te da suggerirmene li guardo volentieri
      Scusate gli errori non faccio in tempi a rileggere tutto da iPhone (importazione che peggiora la ns bilancia commerciale)
      http://youtu.be/EF_sPHfUwh4

  4. Buongionro grossetano, siamo coetanei e anche conterranei (zona valdarno).. come ha giustamente premesso Bolognini è bene non avere convinzioni precostituite, di letteratura in internet ce n’è “troppa” sulla materia, io non mi ritengo un ultraliberista però è innegabile che nonostante (o grazie a) le politiche di austerity alcuni paesi stanno ricomicniando a crescere, e tra questi l’Italia (produzione industriale in crescita).
    In estrema sintesi la via di uscita individuata dalla crsisi per i paesi come il nostro mi pare sia:
    – consumare meno (migliorando la bilancia commerciale)
    – produrre di più (funzione centrale dell’export)
    E’ chiaro che in questo contesto vedremo deperire alcuni settori, il commercio (soprattutto il piccolo commercio), i servizi, l’edilizia, ed in sostanza la nostra qualità della vita non sarà pari a quella del periodo pre-crisi (se la qualità di vita si può misurare dall’entità dei consumi..) però la nostra ecomia potrà recuperare in efficenza e competitività, io immagino.
    Quando parli poi di tagli di spesa pubblica mi coglie un brivido, visto che di anno in anno stiamo aggiornando i record per la spesa pensionistica e la spesa pubblica in genere..
    Come già ti ho detto non mi ritengo un ultraliberistica ma penso che in questo particolare frangente storico l’italia abbia senz’altro bisgno di abbassare il peso dello stato nell’economia e diminuire il carico fiscale sui privati, aziende e cittadini..
    E’ che la politica con tutto il suo contorno di associazioni, clientele e connivenze non molla facilmente la presa…

    • Sarebbe bello si discutesse di tutto questo in tv ma immagino faccia più ascolti renzi, la riforma elettorale, la cronaca nera e il calcio. Comunque sul tema siamo su posizioni legittimamente lontane.
      Una precisazione: anche io non sono un ultras e mi sento molto keynesiano in recessione e moderatamente meno keynesiano nelle fasi di ciclo favorevole. Te oggi taglieresti, io spenderei….. dopo aver affidato di nuovo il cambio al libero mercato (altrimenti addio equilibrio della bilancia commerciale!)

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