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13 dicembre 2013

Nuova archeologia etrusca

 

Potrebbe anche essere definita archeologia, una pratica che ha appassionato i tanti esperti di storia etrusca, ma questa volta si tratta più prosaicamente di scoperte di epoca recente, di scavi effettuati nei bilanci della Banca Etruria, nome che sembra doversi aggiungere all’elenco degli istituti di credito ‘problematici’, dopo le forti correnti di vendita legate a notizie sul portafoglio crediti deteriorati della banca che avrebbe raggiunto il preoccupante livello del 32% del totale dei crediti.

La Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, nota come Banca Etruria, entra dunque nella lista delle banche a rischio di interventi per il rafforzamento del capitale, nonostante l’aumento di capitale di 100 milioni appena realizzato in giugno. Cercando di capire quale sia l’effettiva situazione del portafoglio crediti del gruppo bancario si possono esaminare le serie storiche del credito deteriorato e degli impieghi.

Anche in questo caso la crescita del portafoglio a rischio e in particolare delle sofferenze è vertiginosa: +139% dal 31 dicembre 2010 su un portafoglio crediti che si è decremento in modo significativo da 8,0 miliardi a 6,9 il che porta la percentuale di crediti deteriorati lordi al 38% (escludendo i pronti termine di 600 milioni del 3° trimestre dai crediti alla clientela). L’attenzione degli analisti di borsa si concentra proprio sulla qualità del portafoglio e degli accantonamenti che, a giudicare dai valori espressi nel periodo 2011-13 e dalle percentuali di copertura riportate dalla stessa banca (vedi grafico sotto), sono decisamente sotto la media degli istituti di credito più virtuosi. E probabilmente da qui nasce la pressione esercitata nuovamente dall’organo di vigilanza per un maggiore rigore negli accantonamenti, rigore che si scontra con la necessità di chiudere il bilancio in utile: un magro 3,6 milioni alla fine di settembre che diventerà probabilmente rosso a fine anno se le rettifiche dovessero essere potenziate.

Complessivamente la banca non appare nelle stessa complicata situazione di Banca Marche, TERCAS e Carige, non solo perché non è stata commissariata e perché non è detto che debba lanciare altri corposi aumenti di capitale per rispettare il Tier1 ratio (a settembre al 7,60%), ma anche perché ha un rapporto raccolta/impieghi inferiore a 1, un cost/income accettabile (47,7%).  Il punto debole deve proprio essere il processo di credito e di intercettazione dei casi problematici che si è rivelato sinora inefficace. Dico questo perché confrontando il piano industriale del 2012 con le ultime presentazioni offerte agli investitori e con i dati effettivi non si sono visti progressi nelle azioni previste per rimediare ai buchi nella rete:

fonte: Banca Etruria Piano industriale 2012-2014

fonte: Banca Etruria - investor presentation, dicembre 2013

Azioni e aspirazioni nel piano 2012 sono rimaste lettera morta e a dicembre 2013 si sta ancora tentando (vedi la seconda tavola) di prevenire e gestire le anomalie creditizie. L’aspirazione di un costo del credito di soli 79 bp non si è tradotta in realtà e di questo il management sta prendendo coscienza vedendo il titolo crollare (-11,6% il giorno delle notizie Reuters).

Si torna anche in questo caso nel punto dolente: proprio l’attività ‘core’ d’intermediazione creditizia sta generando falle nella nave e non si può sempre e solo colpevolizzare la crisi o gli imprenditori orafi (tradizionale terreno di caccia della banca). Ci deve essere pure un problema di tipo organizzativo alla base di questo ingresso continuo di incagli e sofferenze che non si arresta ed erode la redditività, quantomeno perché le azioni continuano ad apparire nei piani ma non nei numeri.

Le rettifiche dei primi 9 mesi si sono mangiate l’85% del margine da denaro (intermediazione) lasciando solo le commissioni, peraltro in calo netto.  Banca Etruria deve rapidamente svoltare perché perde attivi, guadagna meno sui clienti e continua a dissanguarsi con nuove sofferenze.

Per ora alla base della crescita delle sofferenze non si intravedono fenomeni dolosi come a Ferrara e in Banca Marche, ma il sospetto che un certo tipo di gestione antiquata possa essere parte del problema. Il presidente onorario Elio Taralli, scomparso quest’anno a 91 anni, è stato l’indiscusso dominatore della scena della banca sino al 2009 quando venne spostato dalla sua sedia per la poltrona di presidente onorario con un premio di buonuscita di 1,3 milioni e 120.000 euro all’anno per un patto di non concorrenza (non concorrenza a 87 anni!). L’eredità pesante che la banca deve oggi scontare si deve probabilmente a decisioni prese anche dal cavaliere del lavoro e dalla sua squadra.

Ma dovremmo anche domandarci il perché dello scoppio ritardato della notizia perché la situazione dei crediti deteriorati di Banca Etruria non è una novità, ma si sta formando da 3 anni come indicano i grafici e il rapporto tra crediti alla clientela e crediti deteriorati lordi era già del 30% a fine del 2012 al punto che da più parti il nome della banca era inserito nella possibile watchlist. Quanto alle tensioni nella gestione della banca suggerisco di leggere cosa scriveva il Fatto Quotidiano il 5 agosto:

“Adesso la sua preoccupazione più grande è l’ispezione in corso: la vigilanza di Bankitalia sta scartabellando tutte le carte di BancaEtruria di Arezzo, cui è direttore generale, per analizzare conti e sistemi di governance. Ma Luca Bronchi è preoccupato anche per i bilanci: un rosso di 202 milioni di euro nel 2012 non è un bel segnale. Soddisfatto invece per l’aumento di capitale appena concluso: sottoscritto al 98,5%, con i vecchi soci che hanno conferito in media 1500 euro a testa e con 3000 nuovi soci arrivati, portando in media 4800 euro ciascuno. Il capolavoro di Luca Bronchi è stato però la conquista di Banca Etruria, dominata per 20 anni dall’eterno presidente Elio Faralli con l’aiuto del direttore generale Alfredo Berni. A partire dal 2008, grandi novità ad Arezzo: Bronchi, spalleggiato dal direttore generale Paolo Schiatti, riesce a far fuori prima Berni e poi, nel 2011, il presidentissimo Faralli, sostituito da Giuseppe Fornasari. È l’eterna lotta tra guelfi e ghibellini, con in più qualche contorno massonico: i “cattolici” Bronchi e Fornasari hanno defenestrato i “laici” Berni e Faralli. Non senza preoccupazioni di Bankitalia, che al termine di un’ispezione nel 2011 scriveva che “le vicende che hanno portato a sostituire il vertice aziendale hanno esposto la banca a rischi reputazionali”. Replica Bronchi: abbiamo ereditato una banca in sofferenza, con impieghi che superavano la raccolta e qualità del credito scadente, che ci è costata 200 milioni di rettifiche e niente dividendi. Protesta Berni: BancaEtruria, patrimonio di tutti, è caduta nelle mani di pochi. L’uomo forte dell’istituto di credito è lui, Bronchi, tornato all’Etruria dopo un passaggio al Montepaschi. È anche il meglio pagato: 530000 euro (più di Obama, che ne guadagna 400000).

 

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