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8 novembre 2013

E’ l’ora dei matrimoni bancari combinati

Il nutrito pacchetto di banche in crisi e sotto la gestione commissariale disposta dalla Banca d’Italia, o sotto stretta vigilanza come Carige e MPS, sono fonte di preoccupazione per la stabilità del sistema finanziario. Ecco da cosa parte la nuova ondata del consolidamento bancario nazionale, non più operazioni roboanti annunciate sulla stampa in prima pagina a prezzi folli per conquistare massa critica. Adesso siamo arrivati ai matrimoni di riparazione per banche che hanno perso la dote e il capitale e che rischiano di disgregarsi creando problemi occupazionali e di rapporto con il tessuto economico delle famiglie produttrici e delle piccole imprese. I matrimoni combinati cominciano ad arrivare in sequenza e il ruolo della Banca d’Italia è tanto silenzioso quanto fattivo:

BCC CARUGATE E BCC INZAGO

La banca da sposare era quella di Inzago notoriamente in affanno ora salvata dalla fusione con la parente di Carugate, come racconta Monza Today:

Nasce un nuovo istituto di credito bancario: la BCC Carugate e Inzago

La Banca di Credito Cooperativo di Carugate ha deliberato la fusione con la BCC Inzago.

In un’Assemblea straordinaria domenica 27 ottobre 813 soci BCC hanno votato per la fusione che a Inzago aveva già ottenuto il placet il giorno precedente: ci sono stati 769 sì e 34 no.

L’unione dei due istituti sarà ufficiale dal 1° dicembre, quando nascerà un nuovo soggetto bancario, la BCC Carugate e Inzago che sarà una nuova banca per 7 province lombarde.

La nuova realtà, che agirà nel segno della continuità con lo spirito mutualistico di entrambe le Banche, sarà capace di assicurare con 41 sportelli in 113 comuni in Lombardia.

«Gli effetti di questa operazione di fusione modificheranno il futuro della nostra Banca e si manifesteranno in tutta la loro importanza soprattutto sul medio-lungo periodo – ha dichiarato il Presidente di BCC Carugate Giuseppe Maino – La nuova e accresciuta struttura dimensionale e patrimoniale, lo sviluppo rapido del presidio territoriale e l’ampliamento immediato delle quote di mercato sono elementi in grado di garantire alla nostra Cooperativa nuove prospettive di crescita e prosperità».

BANCA POPOLARE DI BARI E TERCAS

Tercas era da tempo stata commissariata con ben poche prospettive di recupero vista la necessità di capitale, un problema non da poco considerata la dimensione della banca. Tercas è stata distrutta da una delle pessime gestioni che si stanno evidenziando in serie (vedi post del 9/5/2012 “TERCAS: distruggere una banca“).Esplosione di sofferenze anche in questo caso a fine 2011, perdita di 9 milioni e patrimonio ridotto a 255 milioni. Una banca non piccola con 4,1 miliardi di raccolta diretta e 4,6 miliardi di crediti alla clientela.

Serviva un marito con la dote ed è stata mandata in sposa alla Popolare di Bari con un’operazione abbastanza originale descritta qui dalla Gazzetta del Mezzogiorno:

La Popolare di Bari conquista l’Abruzzo

di GIUSEPPE DE TOMASO

Un blitz alla Giulio Cesare: veni, vidi, vici. Nel giro di pochissime settimane Marco Jacobini, condottiero della Banca Popolare di Bari, ha messo a segno la sua 24ma, anzi la 25ma, acquisizione bancaria. Dall’altro ieri il Gruppo Tercas (Teramo), che comprende anche Banca Caripe (Pescara) è entrato nella galassia creditizia meridionale che fa capo alla stella della Pop-Bari. Abbiamo intervistato il nuovo duca d’Abruzzo

Presidente Jacobini, ad agosto, però, pareva che la Popolare di Bari fosse concentrata sull’acquisizione della Popolare di Puglia e Basilicata. Come mai avete cambiato obiettivo?

Per 4-5 mesi abbiamo cercato di portare a termine l’operazione con la Popolare di Puglia e Basilicata. La Pop-Bari intendeva procedere attraverso la formula dell’incorporazione. Ad Altamura invece gradivano, comprensibilmente, altri percorsi. Noi ritenevamo che la fusione per incorporazione avrebbe consentito alla nuova banca di crescere ancora più velocemente. Ma mentre la trattativa si protraeva abbiamo avuto modo di valutare un’operazione di sistema assai significativa: un nostro intervento su Banca Tercas, che possiede il 95% di Cassa di Risparmio di Pescara. In sintesi: la possibilità di rilevare un gruppo di 160 sportelli da aggiungere ai 260 sportelli di Pop-Bari.

Traguardo raggiunto.

Tercas era commissariata. Abbiamo dialogato con Bankitalia. Abbiamo esaminato per bene tutti i vari dossier e i dettagli tecnici. Soluzione: la Pop-Bari diventa titolare di un diritto di voto, meglio di un diritto di usufrutto della quota azionaria che la Fondazione Tercas ha in Banca Tercas: il che corrisponde al 65% della banca.

Perché l’acquisto delle azioni?

Attraverso l’acquisto del diritto di voto, nell’assemblea che il commissario convocherà, verrà effettuato un aumento di capitale di 200 milioni di euro riservato alla Pop-Bari, con esclusione del diritto di opzione per i vecchi soci. Credo che la Fondazione Tercas – il cui presidente Mario Nuzzo è persona di grande valore – entrerà in maniera significativa nel nuovo capitale della banca.

Poi ci sarebbero anche i soldi del Fondo di garanzia interbancario.

Sì il suo impegno dovrebbe oscillare sui 280 milioni di euro. Un importo cospicuo che dovrà servire esclusivamente a tamponare le perdite della passata gestione.

Perché perdite così pesanti da parte di Tercas, che fino a 4-5 anni addietro se la passava bene?

Tercas è stata un bellissimo istituto e sarà un fiore all’occhiello del nostro Gruppo. Le perdite di Tercas sono figlie di operazioni dissennate avviate dalla direzione generale della banca. Evidentemente erano saltati i controlli.

Anche la Popolare di Puglia e Basilicata ha accumulato perdite. Situazione simile alla Tercas?

No, assolutamente. Sono situazioni diverse. La Popolare di Puglia e Basilicata ha sofferto per la crisi economica. Alla Tercas, invece, si sono verificate malversazioni.

Finora sembrava che il primo obiettivo della Pop-Bari fosse la Popolare di Puglia e Basilicata e che, a seguire, gli altri traguardi, in ordine di priorità, fossero Banca Marche, la Popolare di Spoleto e Tercas. Ora, dopo aver rilevato la Tercas, arriveranno le altre tre acquisizioni?

Noi abbiamo pensato con intensità all’operazione con Bppb. Se non fossero insorti problemi, l’operazione si sarebbe potuta chiudere in agosto. A Banca Marche non abbiamo pensato perché troppo grande per noi, e perché caratterizzata da seri sbilanci. Sicuramente abbiamo pensato anche all’istituto di Spoleto…

E ora a chi tocca?

Non è finita cari lettori perché in circolazione ci sono ancora altre signore in difficoltà, dalla Popolare di Spoleto su cui avrebbe messo gli occhi il Banco di Desio a leggere il Sole24Ore, alla Cassa di Risparmio di Ferrara, CARIFE e al boccone indigesto di Banca Marche che passata da amministrazione straordinaria a commissariamento definitivo -anche per assenza di pretendenti con dote da 500 milioni- si sta avviando verso qualche gruppo estero a sconto, oppure a uno spezzatino liquidatorio. Vedrete che qualche altro matrimonio ci scappa presto anche senza confetti e bomboniere.

Non è proprio il tipo di M&A di cui i banchieri italiani si sono vantati a lungo, ma è sicuramente qualcosa di importante che potrà contribuire ad una ripartenza del sistema bancario oggi alquanto gracile.

 

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