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30 ottobre 2013

La banda stonata del credito italiano

Se qualcuno che conosce poco l’Italia e il sistema delle banche chiedesse come vanno le cose sul fronte del credito avremmo dei problemi a porgere oggi, 30 ottobre 2013, un quadro coerente. Le voci sono talmente distanti una dall’altra che è difficile costruire un quadro minimamente armonico. Bianco o nero. Basta prendere le dichiarazioni degli ultimi giorni e delle ultime ore e concentrarsi sui due snodi che toccano il sistema finanziario italiano: il credito all’economia reale e il rapporto tra banche e fondazioni:

Credito sì, credito no

Ignazio Visco – Governatore della Banca d’Italia (intervento alla giornata mondiale del risparmio a Milano 30.10.2013)

I prestiti alle imprese sono diminuiti di quasi l’8 per cento (oltre 70 miliardi di euro) dalla fine del 2011, quando se ne registrò una prima, forte contrazione. In rapporto al PIL sono passati da più del 59 per cento nel novembre del 2011 a circa il 55 nel settembre del 2013. La sfavorevole congiuntura continua a pesare sia sulla domanda sia sull’offerta di prestiti; quest’ultima risente dell’aumento del rischio di credito delle imprese e dei connessi fenomeni di selezione avversa.

Antonio Patuelli – presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (articolo pubblicato su Il Mondo n.41 1.11.2013)

Chi parla di credit crunch o esagera volutamente o non ha presente i dati. Ne è convinto il presidente di Abi, Antonio Patuelli, che al road show dell’associazione a Modena, ricordato che nel 2012 “siamo quasi al massimo storico degli impieghi”. “In Italia siamo impegnati in prestiti che superano la raccolta bancaria e siamo in prossimità del massimo storico di prestiti erogati negli ultimi vent’anni” ha detto Patuelli contestando i “luoghi comuni” che si sentono nei talk show televisivi. Dicono che le banche devono ‘fare il loro dovere’ – ha aggiunto – ma questa è una giaculatoria che rispetto” a patto che ci si basi “su dati veri” e “non sull’antipatia di preconcetti di qualcuno che alla sera si permette in tv anche di commettere reati dicendo di volere entrare nelle banche con un mitra e l’elmetto”. Patuelli ha quindi, nel suo intervento, citato l’andamento delle banche nella concessione di prestiti. “Nel 1992 i prestiti ammontavano a 585 miliardi; nel 2002 erano quasi raddoppiati cioè 1.036 miliardi; dal 1992 c’è stata una crescita costante. Nel 2007, anno prima crisi, si è arrivati a 1.517 miliardi e alla fine del 2008 sono stati concessi 1.592 miliarsi di prestiti. Nel 2009 i prestiti sono stati 1.621, 1.754 nel 2010, 1.784 miliardi nel 2011 e nel 2012 si è registrato il vertice massimo con 1.797 miliardi”. “Siamo in prossimità della cima, del tetto massimo”

Giorgio Napolitano – presidente della Repubblica Italiana (intervento alla giornata mondiale del risparmio – fine La Stampa.it)

Un invito che sembra più una strigliata. Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata mondiale del risparmio, si rivolge alle banche perché «i primi e incerti segnali di ripresa devono indurre a rafforzare tutte le azioni di sostegno all’economia, in uno sforzo generale al quale non può mancare l’apporto del sistema bancario e finanziario». Secondo il capo dello Stato il contributo delle banche deve «partire da un’adeguata espansione dei finanziamenti alle imprese, in particolare piccole e medie, in un più solido quadro di stabilità del sistema finanziario e di efficace tutela dei risparmiatori»

Rapporti tra fondazioni e banche

Ignazio Visco – Governatore della Banca d’Italia (intervento all’assemblea ordinaria dell’ABI – 10.7.2013)

.. vanno affrontati i nodi tuttora irrisolti. Su due di essi, il ruolo delle Fondazioni e l’assetto delle banche popolari, toccati nelle mie ultime Considerazioni finali, vorrei tornare a riflettere. La presenza delle Fondazioni tra gli azionisti delle banche è stata, nella maggior parte dei casi, un fattore positivo di stabilità. Durante la crisi, in assenza di altri grandi investitori, alcune di esse hanno sottoscritto ingenti aumenti di capitale. Va ora incoraggiata una diversificazione dei portafogli delle Fondazioni al fine di allentare i legami, talvolta troppo stretti, con i risultati della banca di riferimento e di evitare interferenze nella governance e nelle scelte imprenditoriali degli intermediari. Ne risulterebbe favorito l’ingresso di nuovi investitori nelle banche. Da analisi condotte sugli statuti delle banche, sui patti parasociali esistenti e sui comportamenti tenuti in occasione delle assemblee bancarie emerge che alcune Fondazioni tendono a interpretare in maniera molto ampia le prerogative di azionisti. Ciò ha determinato eccessi, ostacolando talora il necessario ricambio degli organi aziendali e orientando la scelta degli amministratori in base a criteri diversi dalla professionalità. Episodi di questa natura influiscono negativamente sulla performance degli intermediari, condizionandone la capacità di finanziare l’economia.
Vanno adottate al più presto misure che ne impediscano il ripetersi.

Giuseppe Guzzetti – presidente ACRI (giornata mondiale del risparmio 30.10.2013)

“Non ci faremo espropriare dei nostri diritti di azionisti, nè lasceremo che i nostri territori siano espropriati delle Casse locali che tanto contribuiscono all’economia delle comunità, soprattutto in questi momenti di difficoltà”. E’ la presa di posizione del presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, alla Giornata Mondiale del Risparmio, ricordando che gli Enti sono “soggetti privati”, a cui si applica il Codice Civile “come ad ogni azionista”.

Giovanni Bazoli – presidente Intesa SanPaolo (15.10.2013)

“Mancando in Italia soggetti istituzionalmente orientati a svolgere il ruolo di investitori ‘pazienti’, questo compito e’ stato assolto dalle Fondazioni di origine bancaria”. Cosi’ Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato l’importanza delle Fondazioni, nel suo intervento a Torino per la presentazione dell’opera “La Compagnia di San Paolo 1563-2013”. “Credo che nessuno possa negare che la presenza entro la compagine azionaria di soci di riferimento, cioe’ di azionisti interessati alla creazione di valore nel medio-lungo periodo, configura una condizione necessaria per assicurare la ‘sana e prudente gestione’ della banca”.

“si puo’ ipotizzare (e forse anche auspicare) che questo ruolo delle Fondazioni venga meno nel futuro, segnatamente ove si realizzasse l’auspicato incremento di peso nel nostro mercato finanziario degli investitori istituzionali, ma nell’oggi” e’ “realistico e doveroso riconoscere la realtà'”.

Fondazione Carige sfiducia il presidente Repetto – 30.10.2013

Nella stessa giornata mondiale del risparmio, mentre il presidente dell’associazione dell’ACRI Guzzetti afferma di non permettere l’espropriazione delle casse locali possedute dalle fondazioni, a Genova si consuma l’ennesimo colpo di scena della crisi proprio di una Cassa di Risparmio controllata per il 44% delle azioni da una fondazione bancaria che ha impegnato l’intero patrimonio in una banca che ora deve aumentare il capitale di almeno 800 milioni. Scrive il Fatto Quotidiano:

Flavio Repetto, presidente della Fondazione Carige, è stato sfiduciato. …. Il consiglio di indirizzo ha deciso la sfiducia dopo che il ministero dell’Economia ha sollevato dubbi sulla gestione della Fondazione. All’origine della sfiducia ci sono le tensioni con l’ex presidente di Banca Carige, Giovanni Berneschi, al quale è subentrato il nuovo presidente della Banca, Cesare Castelbarco. “Le scelte gestionali e patrimoniali operante dal presidente e delle quali in consiglio di indirizzo veniva abitualmente informato solo a posteriori hanno provocato una consistente riduzione del patrimonio della Fondazione, una grave carenza di liquidità che impedisce allo stato un adeguato perseguimento delle finalità statutarie e i noti rilievi del Mef”, spiega la mozione.

La crisi istituzionale in cui è avviluppato il nostro paese si è propagata anche al sistema economico e finanziario. L’orchestrina sta suonando una musica piena di stonature.

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  1. Onestamente, non apprezzo molto la difesa d’ufficio del presidente Patuelli, perché nasconde le responsabilità del sistema in un quadro statistico predisposto a sostegno delle sue affermazioni ma, poco rappresentativo della reale situazione e soprattutto delle cause che l’hanno generata. E’ vero che il sistema bancario italiano ha prestato molto più di quanto raccolto con depositi e obbligazioni dalla sua clientela e, il disavanzo (prossimo ai 200 miliardi), è stato finanziato con emissioni obbligazionarie sui mercati internazionali.

    Dopo la crisi successiva al default di Lehman Brothers, i creditori delle nostre banche hanno deciso di non rifinanziarle più e, mano a mano che i prestiti scadono, non vengono rinnovati.

    Salvo limitatissime eccezioni, ora il sistema si regge sulle autocartolarizzazioni e sulle obbligazioni garantite dallo Stato, utilizzate per attingere fondi dalle linee LTRO della BCE.

    Il processo che ci ha portato a questa situazione ha preso il nome di ciclo di Frenkel, dall’economista argentino che ha descritto la crisi del suo Paese e di tutti i Paesi che si sono indebitati in una valuta straniera (compreso l’Euro per i Paesi del Sud Europa).

    Con i prestiti delle banche e degli investitori internazionali dei Paesi esportatori, le banche del nostro Paese hanno finanziato immobili: centri commerciali, uffici, capannoni industriali, case di abitazione, in eccesso rispetto alla domanda effettiva e potenziale.

    In questo, le grandi banche non si sono comportate meglio delle piccole / medie banche, alcune delle quali sono ora in forte difficoltà:
    la sola differenza è stata nei comportamenti delittuosi e nei conflitti di interesse e, per questi, come notato in questo blog, il radicamento territoriale è stato spesso (ma non sempre) un elemento di debolezza.

    Non so perché queste cose non si possono leggere o sentire sui media mainstream e neppure perché la stessa Banca d’Italia evita di riconoscerle.

    Forse perché dovrebbe riconoscere di aver sbagliato le linee guida della ristrutturazione del sistema bancario (un unico modello di banca generalista) e di avere vigilato male ?

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