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16 settembre 2013

PMI: a che punto è la notte?

Mai come in questo periodo si stanno incrociando segnali contraddittori sulla situazione economica e finanziaria dell’Italia e delle imprese. La fine della recessione annunciata per il 4° trimestre, messa subito in dubbio dai dati negativi sulla produzione industriale, le previsioni di una modesta ripresa (0,5%-0,7%) per il 2014, il rilascio annunciato dei pagamenti arretrati della PA che si accompagna al peggioramento dei ritardi sui nuovi pagamenti, la stretta del credito che sembra non finire mai.  Sullo sfondo la fragile tenuta del governo sostenuto da una coalizione che ha tutto in testa tranne i problemi dell’economia reale. Dovendo fare il punto della situazione non si può prescindere da alcuni punti fermi sulla situazione che si riversa sullo stato di salute delle nostre piccole e medie imprese e purtroppo accorgersi che siamo ancora al buio di una lunga notte e le luci della ripresa appaiono molto lontane.

Andamento economico e finanziario delle imprese

Le PMI stanno soffrendo sul piano economico (minori ricavi e margini in contrazione) e su quello finanziario (debiti elevati e carico di oneri finanziari eccessivo sui margini). La storia del 2012 sta proseguendo nel 2013.

Prendendo l’analisi sui bilanci 2012 delle imprese (214.000 bilanci esaminati) fatta da CERVED si legge:

L’analisi dei primi 214 mila bilanci depositati dalle società italiane evidenzia una situazione di forte difficoltà sia sul fronte economico sia sul fronte finanziario, che riporta i principali indici elaborati non distanti dai livelli dell’annus horribilis dell’economia italiana, il 2009. Dopo la fragorosa caduta dei ricavi del 2009, seguita da due anni di lenta ripresa, nel 2012 le società italiane hanno di nuovo fatto registrare una contrazione del fatturato, che si è ridotto del 2,1% rispetto ai valori del 2011. Le imprese hanno reagito alle difficoltà di mercato tagliando i costi esterni – ma in misura insufficiente per evitare una caduta del valore aggiunto – e cercando di contenere i costi del lavoro che, pur in frenata, hanno continuato ad aumentare. Il gap tra valore aggiunto e spese per il personale ha avuto pesanti conseguenze sulla produttività e sulla redditività, che è crollata, con un record del numero di imprese per cui i margini operativi lordi sono risultati negativi: il 17,3% delle società analizzate evidenzia un Ebitda in rosso, contro una percentuale che si attestava al 15% nel 2009, al picco della prima recessione.

I grafici che ho prelevato dal rapporto CERVED dicono che:

  • il 30% delle società presenta bilanci in perdita, il 17% ha addirittura margini lordi negativi
  • identiche percentuali tra le PMI, con il comparto servizi che arriva al 20% di MOL negativi
  • oltre il 40% delle società ha registrato cali di fatturato superiori al 5%, il 33% persino a doppia cifra
  • la leva finanziaria, pur leggermente scesa (probabilmente a causa delle restrizioni creditizie) rimane elevatissima tra le PMI: 84%
  • per una PMI su 3 gli oneri finanziari erodono più del 50% del margine lordo e quindi con tutta probabilità portano il bilancio in perdita

Pagamenti in ritardo: non è cambiato nulla

E se leggiamo quanto scrive Confartigianato che ha promosso un osservatorio sui pagamenti c’è ben poco di cui rallegrarsi:

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio di Confartigianato

  • soltanto il 13,4% degli imprenditori rileva che i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione si sono accorciati,
  • il 68,7% li considera invariati
  • il 17,9% segnala che si sono addirittura allungati.

Il fenomeno dei ritardati pagamenti si è aggravato nelle transazioni commerciali tra privati, dove si concentra l’87,5% dei crediti insoluti a danno degli artigiani:

  • il 13,9 % segnala una diminuzione dei tempi per veder saldate le fatture
  • il 50% che non ha rilevato cambiamenti,
  • il 36,6% dei piccoli imprenditori dichiara che i tempi di pagamento dei privati si sono allungati,

Dall’Osservatorio emerge poi che oltre il 50% dei debiti della Pubblica Amministrazione verso le piccole imprese è fatto da crediti di modesta entità, fino a 2000 euro, e soltanto il 3,6% dei crediti supera i 50.000 euro, a dimostrazione della complessità amministrativa e farraginosità delle procedure.

Il dato cambia nei crediti verso altre imprese private: la quota di debiti fino a 2000 euro riguarda il 22,3% delle imprese creditrici, mentre i debiti fino a 50.000 euro riguarda il 25% degli imprenditori.

“A 8 mesi dall’entrata in vigore – ha sottolineato il Presidente Merletti – l’applicazione delle nuove norme in Italia risulta ancora scarsa e, addirittura, il fenomeno dei crediti insoluti è peggiorato nei rapporti tra privati. Per quanto riguarda i debiti della Pa subiamo gli effetti di un sistema di regole e procedure, soprattutto per l’esigenza di tenere i conti pubblici sotto controllo, che ha frenato l’efficienza amministrativa dei processi di pagamento, fino a produrre debiti arretrati che superano la cifra di 91 miliardi. Tra le cause dei debiti dei privati vi sono le inefficienze della giustizia civile, che rendono conveniente essere cattivi pagatori”.

Aggiungiamo quanto ha detto Antonio Tajani due giorni fa (fonte il Sole24Ore)

Se il Governo non darà risposte convincenti a Bruxelles entro il 4 ottobre, la commissione Ue aprirà una procedura di infrazione contro l’Italia sull’attuazione della direttiva pagamenti. Lo ha detto ieri il vicepresidente della Commissione, Antonio Tajani, nel corso di una conferenza stampa a Roma, ricordando la lettera, inviata al Governo a fine luglio, per «avviare una procedura di preinfrazione». Passate dieci settimane, la commissione valuterà le risposte di Roma e, se non saranno valutate sufficienti, avvierà il procedimento formale. Due sono le contestazioni all’Italia per le modalità di recepimento della direttiva che impone pagamenti delle pubbliche amministrazioni entro trenta giorni.
Il primo passaggio contestato riguarda il termine di 60 giorni per il pagamento, previsto nel decreto legge di recepimento delle regole Ue. La direttiva Ue ammette deroghe alla regola dei 30 giorni, ma limitate, mentre nel decreto di recepimento – dice Tajani – la deroga è generalizzata. Il Governo italiano dovrà dare una risposta legislativa sul punto.
La seconda contestazione riguarda il richiamo alle «prassi gravemente inique» nel pagamento delle fatture: secondo le norme europee andrebbero vietate ma nella legge italiana non sono nemmeno citate.

L’88% delle imprese denuncia ancora ritardi da parte della Pa. «Molte amministrazioni – ha detto ancora il presidente dell’Ance – cercano poi di aggirare le norme. Cito solo due esempi: spesso si chiede all’impresa di ritardare l’emissione del Sal e della fattura per ridurre formalmente l’entità del ritardo nel pagamento. Senza parlare delle sanzioni nel caso si superino i termini di legge. Non vengono pagate praticamente mai». Parole prese in considerazione seriamente da Tajani che non esclude l’avvio di una seconda lettera di preinfrazione se è vero che le amministrazioni pubbliche ignorano totalmente la direttiva.

Credito sempre più difficile

Non è cambiato nulla anche sul fronte del credito. Il calo della disponibilità delle banche verso le imprese rimane un fattore marcato. La riduzione di 50 miliardi attuata in circa 18 mesi ha drenato ulteriore liquidità e non ci sono previsioni di un miglioramento a breve, fatta eccezione per le iniziative che la BCE sta spingendo sulle cartolarizzazioni di prestiti alle PMI -che richiederanno comunque tempo per essere messe in produzione. Sul fronte positivo c’è solo la crescita delle operazioni garantite dallo Stato attraverso il Fondo di Garanzia, anche se non è dato di sapere bene se si tratti di vera domanda di credito incrementale o sostitutiva.

In più il sistema bancario sta attraversando una crisi strutturale, sommerso da una crescita incontrollabile delle sofferenze, alle prese con alcune crisi di istituti importanti e quindi con un altro round di aumenti di capitale (sempre più difficili da realizzare), pressato dalla necessità di ricreare margini di profitto e ora, dopo la recentissima disdetta del contratto collettivo, deve fronteggiare anche la conflittualità nel rapporto con la propria forza lavoro che si dice debba diminuire drasticamente a breve. Gli scioperi chiamati dal sindacato non si faranno attendere.

Crisi: fallimenti e concordati in forte crescita

Anche i dati sulla perdita di imprese, di fatturato dovuta a imprese che hanno alzato bandiera bianca con una delle procedure fallimentari disponibili sono in forte crescita, come illustra sempre CERVED.  Il fatturato andato perso nel 1° semestre 2013 è pari a oltre 40 miliardi tra fallimenti, liquidazioni e altre procedure concorsuali.  La prassi introdotta dei concordati in bianco ha portato a un’esplosione di domande che poi spesso finiscono comunque in fallimenti.  Le ristrutturazioni del debito con il sistema bancario continuano ad essere lente e macchinose, al contrario di ciò che servirebbe alle imprese in crisi che tentano un rilancio senza provocare i danni che emergono da fallimenti e concordati.

Il fenomeno più rilevante dei primi tre mesi dell’anno è però il forte incremento dei concordati preventivi, che fanno registrare un aumento del 76% su base annua (che porta al +13% l’incremento delle procedure di insolvenza diverse dai fallimenti).

 

Purtroppo non resta che constatare come negli ultimi due anni (e forse più…) non ci siano stati miglioramenti nel quadro economico finanziario entro cui le PMI si trovano ad operare. Tutti i principali problemi e snodi sono rimasti al punto di partenza, nonostante dichiarazioni, promesse e decreti legge per la crescita 1, la crescita 2 o per ‘Fare’.

La notte rimane molto buia e lunga per le PMI dunque. La burocrazia e la pressione fiscale non è calata, i risultati economici continuano a soffrire e la componente finanziaria e di liquidità rimane gravemente deficitaria con i pagamenti così lenti e la stretta attuata dalle banche sul credito.  Anche se il calo del PIL dovesse arrestarsi il trascinamento delle situazioni economiche e delle problematiche finanziarie avverrebbe per almeno altri 6 mesi, durante i quali assisteremo ad un ulteriore peggioramento dello stato di salute complessivo del sistema della piccola e media impresa.

Non ci sono stati significativi progressi se non, forse, l’accresciuta consapevolezza da parte del sistema delle imprese che Stato e banche hanno enormi difficoltà ad aiutare la crescita e che spetta a ciascun imprenditore trovare le proprie ricette per la sopravvivenza e la ripartenza, senza contare su molti alleati.

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