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12 settembre 2013

Le tracce del tradimento

Il ferro va battuto fino a che è caldo. Prima che si dimentichi tutto e nella ‘normalità’ rientri anche convivere con banche che hanno distrutto il principio della trasparenza e della buona gestione sull’altare di interessi personali, il diritto di cronaca e di critica deve appuntarsi sui fatti da non dimenticare. Se oggi siamo in presenza di situazioni anomale nel settore del credito oltre a separare erba buona dalla zizzania -come invitavo a fare in chiusura del post di qualche giorno fa – sarebbe opportuno anche soffermarsi a riflettere sulla capacità e sulla buona fede dei manager bancari che hanno avuto in mano macchine così potenti e delicate e le hanno portate allo sfascio.

Le tracce della loro modesta competenza, del tradimento perpetrato nei confronti di dipendenti (destinati a subire i tagli conseguenti alle crisi), di azionisti e di clienti sono assai evidenti. Prendiamo le due banche che fanno titolo sui giornale, torniamo indietro di qualche anno, non troppi, e vediamo cosa raccontavano pubblicamente agli analisti di borsa e al pubblico in genere attraverso i loro piani industriali.  Vedremo una serie di dichiarazioni contenute nei documenti pubblici e pubblicati, che rilette oggi possono solo suscitare un duro giudizio.

BANCA MARCHE – Piano industriale 2011-13 (del 27/7/2011)

Sapendo quello che sappiamo oggi sul metodo adottato dai vertici della banca per erogare credito, sapendo che il risultato è stato di generare crediti inesigibili e una perdita di 526 milioni nell’esercizio 2012 e altre perdite quest’anno (altri 232 milioni fino al 30/6), non possiamo evitare di porre domande sulla serietà delle affermazioni pubblicate nel luglio 2011.

CARIGE – presentazione alla Financial Services Conference organizzata da Nomura (1/9/2011)

Previsioni completamente mancate, ma le dichiarazioni sulla bontà del processo creditizio della banca sono proseguite anche nei mesi successivi. Il 9 febbraio 2012 alla conferenza di HSBC, le stesse tavole la stessa convinzione di essere una banca migliore del sistema.

e un’altra serie di tavole nella Company presentation recentissima del novembre 2012.

A distanza di pochi mesi le cose sembrano diverse. Basta leggere la presentazione della semestrale che si è chiusa con una perdita di 29,4 milioni e l’impennata di incagli e sofferenze sotto la pressione dei controlli della vigilanza. Incagli raddoppiati, sofferenze salite al 7,5% del monte crediti.

 

Il costo del rischio si è rivelato lontano dalla previsione fatta nel 2011 di 0,50%: il doppio a fine anno 2012 e un’altra bella pulizia (0,66%) alla semestrale. ma forse non è ancora finita se si legge quello che scrive Repubblica oggi:

[…] Anche se al momento la Procura, sul fascicolo contro ignoti, precisa di non avere scritto alcuna ipotesi di reato. Rimangono indicate infrazioni, ma una di loro potrebbe tramutarsi nel reato di “Ostacolo dell’esercizio delle funzioni di vigilanza”. Nella relazione della Banca d’Italia, infatti, si legge: “Il governo societario ha risentito del ruolo egemonico svolto dal presidente del Cda, che, ancorché privo di deleghe operative, ne ha a lungo determinato gli indirizzi strategici e gestionali”. Inoltre: “I consiglieri, anche quando hanno espresso posizioni critiche nel corso delle riunioni dell’organo, non hanno tradotto il proprio dissenso in coerenti manifestazioni di voto”. Ancora: “Il Collegio Sindacale non ha intercettato le criticità dell’assetto di governo ed organizzativo, esprimendo al contrario giudizi postivi dello stesso”.

Sotto la lente di ingrandimento dei pm anche l’ipotesi di “Appropriazione Indebita”. C’è una pronuncia della Cassazione che dice: “Compie reato chi concede mutui o prestiti, senza controllare che le somme possano essere recuperate”. A pagina 2 gli ispettori, con riferimento al rischio creditizio di Carige, scrivono: “Sono emerse inadeguatezze del processo creditizio… con riguardo al monitoraggio del credito anomalo, sia ancora alla sottostima da parte del sistema di rating dell’effettiva rischiosità di quote consistenti del portafoglio prestiti”. Su questo versante la Procura della Repubblica, per capire se si possano ravvisare ipotesi di reato, starebbe vagliando se i rischi erano conosciuti o conoscibili dalla banca: da chi istruisce le pratiche per la concessione di prestiti, ma anche dal Cda che valuta la documentazione.

Cosa porta a pensare questa serie di indizi? Che, quantomeno nei casi venuti alla luce (MPS, CARIGE, Banca Marche, Banca Popolare Spoleto, CARIFE…) le affermazioni dei manager che guidavano queste aziende erano gravemente superficiali o addirittura artefatte, che i piani industriali fatti 2 anni fa sono carta straccia. Però gli stipendi di questi manager non sono mai stati toccati e neppure le buonuscite pagate per comprare il silenzio.

Il problema della pulizia del settore bancario passa anche per questo snodo: responsabilizzare maggiormente il vertice delle banche sugli obiettivi dichiarati, che laddove non fossero centrati o peggio fossero traditi nei confronti di azionisti e dipendenti, dovrebbe portare a conseguenze chiare sulle remunerazioni di chi non merita uno stipendio 100 volte più elevato di quello pagato al più umile dipendente.

Ora devono uscire nuovi piani industriali da parte di quasi tutte le banche. Li leggeremo con attenzione, ma anche con qualche riserva mentale.

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