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28 luglio 2013

Perde lo Stato che non conosce le sue imprese

Per chi si fosse persa questa segnalazione su twitter, riporto il pezzo scritto da Silvano Groppi sul Fatto Quotidiano.

Parla di uno stato che non conosce i propri figli, le piccole imprese, e continua a legiferare sbagliando perché non conosce né capisce i problemi. Una tesi che sposo completamente a cui va aggiunto quanto scritto oggi sul Corriere nell’editoriale di Angelo Panebianco sul ‘partito della spesa pubblica’, quello che non vuole proprio capire.

Uno Stato che non conosce i suoi ‘figli’: le Piccole Imprese

Ho letto il testo del Decreto del Fare, presentato come lo strumento indispensabile al rilancio della nostra economia, e l’ho trovato di una povertà mortificante. Mi chiedo se i nostri governanti hanno la minima conoscenza del tessuto imprenditoriale di questa bistrattata e meravigliosa Italia. Pare di no.

Prendiamo, ad esempio, la patrimonializzazione delle piccole aziende. Ho continuamente occasione di leggere bilanci di piccole imprese dai quali risulta evidente che l’indice di patrimonializzazione (il capitale derivante da mezzi propri) naviga tra il 2 e il 7%, quando addirittura non è negativo. E’ sicuramente questa una della principali cause di difficoltà che oggi vivono le nostre imprese. Erano povere e indebitate ma, fino a quando il lavoro girava, riuscivano a barcamenarsi; oggi, dopo oltre quattro anni di crisi e la stretta creditizia, il problema è esploso.

I motivi per cui le aziende si sono trovate in queste condizioni sono principalmente tre:

– Ignoranza o incapacità dell’imprenditore in materia di gestione finanziaria dell’impresa

– Prelievo indiscriminato di utili da parte dei soci

– Una tassazione esosa ed iniqua che lascia ben poco all’azienda del reddito prodotto. Addirittura, negli ultimi anni, con il prelievo IRAP i bilanci si chiudono spesso in perdita.

Con il famoso “Decreto del Fare” il Governo avrebbe potuto introdurre una premialità fiscale per gli utili lasciati in azienda, magari graduando il prelievo fino al raggiungimento di una patrimonializzazione del 40-50%, applicando, in caso contrario, aliquote fortemente punitive. Stabilizzando la tassazione ai valori normali al raggiungimento di un adeguato livello di patrimonializzazione.

Ho scritto “avrebbe potuto” se i nostri governanti avessero conoscenza di questi suoi “figli”: le Piccole Imprese.

Il mio parere sull’inutilità della norma sull’ACE l’avevo scritto tempo fa:

L’ACE non basta alle imprese (13 dicembre 2011)

Se vogliamo più capitale nelle PMI, così non va (22 settembre 2012)

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