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26 luglio 2013

Ecografie bancarie n.2 – MPS

Continua l’analisi dello stato di salute del sistema bancario italiano che prende in esame oggi la situazione fattuale di MPS, alle prese con una difficile operazione di ristrutturazione e ricostruzione della propria immagine.

Il grafico relativo alla progressione dei crediti dubbi e delle rettifiche effettuate nel periodo 2009-2012 è molto chiaro:

In quattro anni i crediti deteriorati di MPS si sono più che raddoppiati raggiungendo il livello di 29,5 miliardi, una crescita composta annua del 23%. A fronte della crescita (lorda) di oltre 16 miliardi di euro la banca ha posto ad accantonamento poco più di 5 miliardi, pari a circa il 31%, molto meno di quanto abbiano fatto Unicredit e Intesa nello stesso periodo. In parte questo basso livello di accantonamento è stato fatto per non penalizzare ulteriormente il conto economico, come si intuisce dalla ‘pulizia’ fatta dal nuovo management nel 2012 con il raddoppio dell’accantonamento su crediti deteriorati.

Il confronto con le prime due banche esprime in modo altrettanto chiaro come la rincorsa alla scala dimensionale delle prime due banche non abbia soltanto generato il problema della svalutazione dell’avviamento pagato per Banca Antonveneta, ma anche un livello di rischiosità del portafoglio impieghi alla clientela nettamente superiore a quello delle due banche italiane leader:

I crediti deteriorati lordi di MPS hanno raggiunto una soglia di allarme pari al 20% del totale dei crediti alla clientela. L’importo dei crediti deteriorati netti (dopo avere dedotto le rettifiche) rispetto al Patrimonio di Vigilanza è praticamente il doppio di quello di Unicredit e Intesa.

Il passato e il futuro

A scanso di equivoci questo post non ha, come tanti altri articoli, l’intento di sparare sulla banca di Siena e dichiararla spacciata, ma semmai vuole evidenziare in quale misura fare credito male (…o meno bene) per occuparsi di altro poi si possa ritorcere contro la banca nel lungo periodo. Curare e recuperare 30 miliardi di crediti dubbi è costoso e faticoso e si aggiunge alla già gravosa agenda di compiti commerciali che i nuovi manager Profumo e Viola stanno chiedendo ai loro collaboratori. MPS non è una banca finita, è una banca che deve tentare la difficile rivincita e con questo spirito deve accettare anche di specchiarsi negli errori passati. La partita è aperta perché nessuna banca ha vantaggi competitivi insuperabili. I dati di MPS qui mostrati sono il passato, e sono una zavorra senza ombra di dubbio. Ma il futuro è ancora tutto da scrivere a Siena e per l’Italia.

 

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