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25 luglio 2013

Ecografie bancarie – Capitolo 1

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha comunicato due giorni fa un ulteriore peggioramento del rating di 17 banche italiane. La motivazione dell’aumento del rischio sul debito emesso da queste 17 banche è interamente legata al peggioramento delle condizioni dell’economia italiana, che implica per le banche un rischio di minore redditività e di ulteriore incremento dei crediti dubbi (le due cose sono strettamente collegate).  Sono state risparmiate dal downgrading le due principali banche, Unicredit e Intesa SanPaolo.

“Italian banks are operating in an environment with higher economic risks, leaving them more exposed to a deeper and longer recession in Italy than we had previously anticipated,”.

“Banks face tough operating conditions, which we believe could further weaken their financial profiles, notably in terms of asset quality and capital and earnings.”

Con una serie di post che analizzano la situazione dei crediti dubbi e degli accantonamenti effettuati dalle banche sul portafoglio crediti cerco di spiegare quale sia la situazione che si è venuta a determinare nei 4 anni di crisi (2009-2012) e forse sarà possibile comprendere anche le motivazioni alla base del parere di S&P.

Nel primo capitolo della serie, a cui ho dato il nome di ecografia bancaria, per un parallelo che consenta di capire cosa sia già evidenziato nella pancia delle banche, vengono esaminate proprio Unicredit e Intesa.

(il grafico è stato modificato il 27/7 perché il precedente conteneva un errore su rettifiche 2011-2012 di Intesa SanPaolo)

I grafici mostrano nella parte alta la progressione nei 4 anni dei crediti dubbi (sofferenze, incagli, crediti ristrutturati e crediti scaduti da 90 giorni). Per comparare valori assoluti molto diversi si è usato l’indice 100 (= valore a fine 2008), le colonne mostrano la crescita del numero indice, i valori assoluti sono indicati nelle colonne.

Nella parte bassa vengono mostrati gli accantonamenti su crediti (rettifiche) fatte ciascun anno dalle due banche.  Nel box bianco viene indicata la crescita totale nei 4 anni dei crediti dubbi. Nel box nero il totale delle rettifiche, ma anche il rapporto tra totale delle rettifiche effettuate nei 4 anni e crescita dei crediti dubbi. Un valore inferiore al 100% indica che la banca ha accantonato meno di quanto siano cresciuti i crediti dubbi, tenendo presente che un valore normale dovrebbe essere intorno al 40-50%, in quanto non tutti i crediti dubbi diventeranno perdite effettive, grazie ai recuperi effettuati sulle garanzie, oppure al miglioramento della situazione del debitore.

Commento ai grafici

• la crescita dei crediti dubbi nel periodo 2009-2012 è stata notevole per entrambe le banche: 38 miliardi per Unicredit, 27 miliardi per Intesa. 65 miliardi si sono assommati ai 64 già in pancia a fine 2008.  La percentuale di crescita abbastanza simile, 90% per Unicredit, 119% per Intesa, un tasso annuo composto del 17,6% per Unicredit e del 21,7% per Intesa.

• nello stesso periodo le due banche hanno fatto ingenti accantonamenti sul portafoglio crediti dubbi (ma anche su quello in bonis): Unicredit è corso ai ripari con ben 30 miliardi di rettifiche, Intesa ha accantonato ‘solo’ 15,7 miliardi. Bene ricordarsi che: 1) il portafoglio crediti di Unicredit è più grande di quello di Intesa (547 mld contro 377 mld.) e che questi accantonamenti nulla hanno a che fare con le maxi-svalutazioni una tantum degli avviamenti che entrambe le banche hanno fatto e che hanno comportato ingenti perdite di bilancio. Questi sono ‘normali’ accantonamenti per perdite su crediti derivanti da attività con la clientela.

• la differenza tra le due banche è che Unicredit ha accantonato 0,79 volte il flusso di nuovi crediti dubbi, mentre Intesa solo 0,58.  15 miliardi di accantonamenti in 4 anni La differenza può essere giustificata dal fatto che il portafoglio di Unicredit fosse più rischioso di quello di Intesa. La percentuale di copertura ora (fine 2012) è molto simile: 44,8% per Unicredit, 42,7% per Intesa.  Vedendo i grafici viene tuttavia il dubbio che Intesa sia stata un po’ tirata nelle rettifiche tenuto presente anche l’aumento dei crediti dubbi in accelerazione nel 2012, anche se un accantonamento del 60% sui nuovi flussi sembra abbastanza appropriato.

Da questa serie di dati si può capire l’entità assoluta del danno subito dalle due banche (65 miliardi di nuovi crediti dubbi sono tantissimi), la forza inarrestabile della crescita (+100% in 4 anni) e quindi la necessità di fare accantonamenti ben superiori a quanto fatto in passato. Entrambe le banche hanno fatto accantonamenti importanti, dopo avere evidentemente setacciato il proprio portafoglio crediti e capito che, nell’attuale congiuntura come scritto da S&P, era importante mettere via più riserve.  Vedremo nei prossimi posti che non tutte le altre banche hanno fatto, o potuto fare, la stessa cosa.

Ora il punto da capire è quanto può andare avanti l’ingresso di crediti dubbi e quanto può pesare sulle due banche accantonare tra 3 e 8 miliardi ciascuna ogni anno, sottraendoli al profitto dovendo nello stesso tempo aumentare il capitale, distribuire dividendi alle Fondazioni e reinvestire nel business.

 

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