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19 luglio 2013

Svantaggi competitivi: KfW vs.Cdp

Ancora una prova di forza del sistema Germania nei confronti dei deboli paesi sudeuropei. Negli ultimi giorni Kfw (la sigla di Kreditanstalt für Wiederaufbau, la Banca della Ricostruzione, creata alla fine del 1948 per gestire la ricostruzione post-bellica) ha emesso sui mercati internazionali obbligazioni in dollari a 2 anni per un importo di 5 miliardi e in dollari canadesi a 3 anni per 750 milioni. E’ normale amministrazione per questa banca pubblica che gode della garanzia del governo federale tedesco procurarsi fondi da investitori. Il punto è che grazie alla garanzia statale e al rating AAA KfW ottiene fondi a tassi irrisori:

– dollari USA: spread zero, coupon 0,5%

– dollari canadesi: spread 0,5%, coupon 1,50%

Il programma di emissioni sui mercato di KfW è pari a 70 mld per il 2013 ed è stato già realizzato a metà.

Con i fondi raccolti a questi tassi irrisori KfW finanzia l’economia tedesca attraverso molteplici programmi sia per i privati, che per le imprese e le startup.  Incredibilmente KfW non finanzia solo le imprese tedesche. Poche settimane fa KfW e le autorità spagnole hanno firmato un accordo grazie al quale l’agenzia tedesca fornirà fondi all’ICO (l’equivalente banca di sviluppo spagnola) per un plafond di 800 milioni di euro destinato alle PMI spagnole. Con la piena benedizione del duro ministro delle finanze Wolfgang Schauble.

L’Italia compete sullo stesso campo con la Cassa Depositi e Prestiti, a cui il rating è stato appena abbassato a BBB, in parallelo con il downgrading dei titoli emessi dalla Repubblica Italiana. E così Cdp non raccoglie proprio nulla sui mercati internazionali e se lo facesse finirebbe a finanziarsi ai tassi di collocamento dei BTP equivalenti.

La nostra cassa prende i soldi dai depositi postali, una parte li mette a disposizione delle banche perché siano prestati alle PMI (ma la scelta insindacabile di quali aziende possano essere finanziate resta nella banca), una parte li fornirà agli enti pubblici per pagare quando ne avranno voglia una piccola parte dei 100 miliardi di euro arretrati, ma resta fondamentalmente uno strumento con cui la politica mette le mani sull’economia, come proprio recentemente ci ha ricordato il vulcanico e itinerante ministro dello Sviluppo Zanonato:

”Per non disperdere il patrimonio delle grandi imprese italiane, come ad esempio Alitalia e Telecom, mi chiedo se l’ipotesi di un intervento della Cassa depositi e prestiti non possa essere valutata”. A porsi il quesito è il ministro dello Sviluppo economico,Flavio Zanonato che in un’intervista al Corriere della Sera spiega che lo Stato ”può intervenire a supporto delle reti strategiche di interconnessione nazionale e internazionale del Paese”.

Del resto la Cdp si è appena comprato dallo Stato la SACE , la SIMEST e Fintecna in una specie di finta privatizzazione che lascia tutto uguale. Ovviamente si parla dell’ingresso di Cdp nella moribonda Alitalia che sta per essere abbandonata dagli investitori privati che hanno saputo ristrutturare ben poco e hanno fatto perdere la possibilità di cederla a Air France. Sempre Cdp è già pronta ad entrare nello spezzatino dell’altra società pubblica in difficoltà dopo essere stata ceduta ai privati e da questi imbottita di debiti: Telecom che si appresta allo scorporo della rete.

Non è che non ci siano rapporti tra KfW e Cdp, anzi sono molto buoni come si vede dal recente incontro al vertice a cui hanno partecipato Bassanini e Gorno Tempini. Non hanno parlato di fondi, ma di scambi culturali, scambi di personale.

L’impressione è che la nostra benamata Cdp sia molto meno competitiva e focalizzata sulla ripresa economica delle nostre piccole e medie imprese dei colleghi tedeschi. Speriamo che gli scambi culturali possano portare anche qui qualcosa di buono, ma distrarre i politici dall’uso della Cassa per le note ‘operazioni strategiche’ sarà molto ma molto difficile.

Ad altri la Cdp piacerebbe facesse un mestiere assai diverso.

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Pubblicato in: credito

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