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25 giugno 2013

PMI: era meglio nascere in Germania

L’attenzione delle istituzioni comunitarie verso le piccole e medie imprese non è una novità e da tempo si esprime attraverso studi, disposizioni, supporti di vario tipo. L’implementazione dello Small Business Act è materia di analisi e discussione per tutti i 27 paesi della comunità. Poiché il confronto che brucia sempre è quello con i cugini della Germania è bene fare mente locale su alcuni numeri e su alcuni fatti, per capire come mai abbiamo perso la partita in questi anni.

Primo passaggio consiste nel fare un inventario delle PMI tedesche e italiane, che viene riassunto in questa infografica prelevata dalle schede europee (SBA Fact Sheet):

fonte:European Commission SBA Fact Sheet 2012 - (Valore aggiunto in € mld.)

Le tabelle dicono che in Italia abbiamo il doppio del numero di micro-imprese rispetto alla Germania, e già questo è un numero che fa pensare, ma soprattutto che il numero doppio (3,6 milioni) produce meno valore aggiunto degli 1,7 milioni di piccolissimi imprenditori tedeschi. In compenso le piccole e medie imprese italiane sono decisamente meno delle tedesche e producono meno della metà.

Infine il confronto con le grandi imprese è impietoso: la Germania vanta quasi 10.000 grandi imprese, tre volte tante quelle italiane. In termini di valore aggiunto 3,3 volte superiore.

Solo questa semplice analisi dice molto su come un paese abbia saputo sviluppare il proprio tessuto imprenditoriale e l’altro sia rimasto fermo al 1960.

Anche da un punto di vista dinamico la storia dell’Italia degli ultimi anni è ben diversa da quella della Germania come è evidenziato dai grafici sottostanti:

In tutti i tre indici di confronto la Germania ci surclassa:

1) il numero di PMI tedesche è cresciuto dal 2005 molto più della media europea, mentre quelle italiane sono calate e muoiono in gran quantità ogni giorno per effetto della crisi;

2) l’occupazione creata dalle PMI tedesche è cresciuta del 25%, mentre quella italiana è tornata sotto i livelli del 2005 ed è inferiore alla media EU;

3) e per finire peggio ancora il valore aggiunto creato dai milioni di piccoli imprenditori italiani è fermo da 7 anni, nettamente inferiore alla media europea mentre per la Germania a partire dal 2009 è iniziato un trend di forte crescita che ha portato a un indice vicino a 140 contro la media europea di 115.

Leggendo il resto delle schede si comprende in cosa i due paesi differiscono quando si tratta di aiutare le PMI a crescere. Le condizioni di contesto sono molto differenti e l’Italia appare sempre più un paese che rende la vita difficile ai suoi imprenditori invece di aiutarli, promesse e dichiarazioni d’amore dei politici assolutamente inconsistenti.

Non c’è molto altro da dire. E’ stato tutto sbagliato ed è tutto da rifare, in questi 7-8 anni abbiamo dilapidato un patrimonio industriale e imprenditoriale per le scelte sbagliate della politica, che si è aggiunta ed ha esasperato con politiche fiscali e del lavoro sbagliate l’incapacità italiana di creare imprese più grandi, più efficienti e di raggiungere una scala di produttività e di competitività simile a quella che avevamo a fine anni 90.

Se guardiamo questi numeri e questi grafici possiamo comprendere la vastità del compito che abbiamo e per quali motivi la Germania può guardarci dall’altro verso il basso. Anche questi due pezzi di carta dovrebbero stare in alto nel primo cassetto del primo ministro Letta.

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