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18 giugno 2013

Il Decreto Fare e Imprese+Finanza

Per commentare nella sostanza il nuovo decreto del governo Letta, oramai noto come ‘Decreto del Fare‘ bisognerebbe attendere il contenuto definitivo dell’articolato del Decreto. Dovendosi esercitare come tutti i giornalisti stanno facendo nel cosiddetto commento a caldo vorrei fare notare che Imprese+Finanza esce vincitore da questo decreto, rispetto agli argomenti trattati in passato con il punteggio di 2-1.

I due punti a mio favore sono il recepimento di modifiche reclamate da tempo su vari post: la prima è l’estensione delle garanzie concesse alle banche dal Fondo di Garanzia del Ministero Sviluppo Economico alle PMI. Per estensione si dovrebbe supporre che i criteri di accesso siano stati ampliati anche ad imprese un po’ meno ‘sane’ di quelle precedentemente definite ‘sane’, ponendo fine ad un utilizzo massiccio del fondo su imprese che della garanzia avrebbero potuto fare a meno, al solo scopo di ridurre l’allocazione di capitale delle banche (cfr. “Cambiare il Fondo per non andare a fondo“). Il testo del comunicato stampa del governo è però ancora vago su come sarà formulata questa ‘estensione’ per evitare la procedura EU contro gli aiuti di Stato:

1) Più facile accedere al fondo di garanzia delle Pmi 
Per riattivare il circuito del credito, il decreto prevede il potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia, per consentire l’accesso a una platea molto più ampia di piccole e medie imprese. A questo scopo, in particolare, si dispone la revisione dei criteri di accesso per il rilascio della garanzia che allargherà notevolmente la platea delle imprese che potranno utilizzare il Fondo ed è stato programmato un cospicuo rifinanziamento, in sede di Legge di Stabilità, che consentirà di attivare credito aggiuntivo per circa 50 miliardi. (Fonte: www.Governo.it)

L’estensione è una certezza, i criteri sono tutti da scoprire. Sul calcolo dei 50 miliardi aggiuntivi mancano totalmente i dettagli e sarei più cauto perché già una volta (a fine 2011 con il primo decreto crescita) il Ministero si era avventurato in previsioni fantasiose di aumento del credito di 20 miliardi (cfr. “Credito alle imprese…con calma“)e a conti fatti il Fondo sembra abbia garantito nel 2012 solo 8 miliardi, addirittura qualcosa in meno del 2011. (A proposito signor ministro si ricordi di fare aggiornare le statistiche sul sito del Fondo, che sono sempre ferme al 31.5.2012)

Seconda vittoria relativa alla modifica della legge fallimentare per contenere il ricorso alla procedura di concordato con riserva sulla base di poco o nulla e allo scopo di danneggiare i creditori. Anche su questo ci sono post che denunciavano il fenomeno, poi evidenziato anche da Confindustria:

La revisione del cosiddetto concordato in bianco. Lo strumento è stato introdotto nel 2012 per consentire all’impresa in crisi  di evitare il fallimento e di salvare il patrimonio dalle aggressioni dei creditori con la massima tempestività (depositando cioè al tribunale una domanda non accompagnata dalla proposta relativa alle somme che si intendono pagare ai creditori). Per impedire condotte abusive di questo strumento (cioè domande dirette soltanto a rinviare il momento del fallimento, quando lo stesso non è evitabile) emerse dai primi rilievi statistici, si dispone che l’impresa non potrà più limitarsi alla semplice domanda iniziale in bianco, ma dovrà depositare, a fini di verifica, l’elenco dei suoi creditori (e quindi anche dei suoi debiti). Il Tribunale potrà, inoltre, nominare un commissario giudiziale, che controllerà se l’impresa in crisi si sta effettivamente attivando per predisporre una compiuta proposta di pagamento ai creditori. In presenza di atti in frode ai creditori, il Tribunale potrà chiudere la procedura. (fonte: www.governo.it)

Il gol subito, o meglio la previsione sbagliata -per il momento- è relativa alla disposizione di non pignorabilità temporanea per la prima casa, un provvedimento per ora limitato alle pretese di recupero di Equitalia, ma lasciata intatta per i diritti delle banche sui debitori morosi. A dire il vero il mio era stato solo un dubbio, che per l’appunto avrebbe gettato nel panico le banche le quali su questi recuperi fondano molto degli accantonamenti fatti a bilancio. E direi che proprio per evitare altri mali di capo alle banche la possibilità di aggredire i beni personali è rimasta intatta.

 

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