Postato:

20 maggio 2013

In banca torna l’utile ma non i ricavi

Molto bella la doppia pagina di oggi del Corriere Economia che ha messo a confronto le trimestrali di 12 banche italiane, sbirciando qua e là nelle relazioni che accompagnano i numeri. Le 12 tabelle mettono a confronto i dati di bilancio del 1 trimestre 2013 con quelli del periodo equivalente del 2012. La lettura è un po’ frettolosa e andava disaggregata meglio ma i quotidiani hanno poco spazio per farlo. Il titolo (“Banche. L’anno è iniziato con il ritorno all’utile“) è pensato forse più per l’azionista che attende utili e dividendi che non per chi vuole trarre osservazioni sull’andamento gestionale di un’azienda di credito.

Provando a scomporre uno degli elementi essenziali quello che le trimestrali fanno risaltare è la frenata sui ricavi operativi tradizionali. Praticamente tutte le banche mostrano cali significativi del margine d’interesse che rappresenta la linea di business principale delle banche e vale tra il 60% e il 68% del totale dei ricavi caratteristici (escluso cioè i profitti da trading e negoziazione). Se CREDEM e BPER hanno contenuto il calo da margine interessi entro limiti accettabili (rispettivamente -4,3% e -7,5%) tutte le altre banche sono calate notevolmente sugli interessi da intermediazione di oltre il 10% fino ad arrivare a veri tracolli come quelli di MPS (-32,4%) e CARIGE (-27,5%).

Il grafico incrocia le variazioni del margine da interessi con quelle sulle commissioni e aiuta a fare qualche raggruppamento:

Comportamenti simili per Intesa, BPM e Banco Popolare che  sono andate molto meglio nel 1° trimestre sulle commissioni. in particolare Intesa (+11,3%), BPM (+10,6%) e Banco Popolare (+8,7%). UBI, Creval e Unicredit hanno segni marginalmente positivi,  BPER e CREDEM hanno pareggiato, mentre hanno cali significativi la Banca Popolare di Sondrio e il Banco Desio.  Le performance molto negative di MPS (che però è cresciuta sulle commissioni) e di Banca Carige non sorprendono viste le difficoltà che questi due gruppi stanno incontrando con esposizione mediatica negativa e interventi da parte delle autorità di vigilanza.

L’aumento delle commissioni da servizi potrebbe essere una buona notizia anche per la clientela, qualora indicasse aumento dell’attenzione sui servizi (normalmente le commissioni si percepiscono sulla gestione del risparmio per i privati e sui servizi per le imprese). In realtà bisogna andare molto cauti in questo giudizio perché in alcuni casi sembra trattarsi più di aumenti dei listini prezzi sulle operazioni base che di nuovi servizi o di ripresa dei flussi di risparmio.  Ad esempio per Intesa SanPaolo l’aumento sembra più strutturale e riferito a una maggiore spinta nel collocamento di prodotti assicurativi e di gestione:

fonte: Intesa SanPaolo - risultati 1° trimestre 2013

Mentre per Banco Popolare l’aumento delle commissioni arriva dalle commissioni sui conti correnti e sui rapporti con la clientela, quindi sembra indicare un aumento dei prezzi di prodotti bancari di base.

fonte: Banco Popolare -Presentazione dei risultati al 31 marzo 2013

Infatti nonostante la tavola si soffermi sulla parte ‘buona’ dei servizi (servizi di gestione, intermediazione e consulenza) la tabella superiore indica che la crescita è avvenuta (+21,6%) sulle commissioni di tenuta conto e gestione dei c/c, che sono servizi di base e hanno fruttato 26 milioni di euro in più in un solo trimestre.

Nel caso di BPM invece l’aumento delle commissioni è riferito proprio ai servizi di gestione e intermediazione mentre calano le commissioni sui conti correnti, forse proprio per una politica di prezzi stabili o ridotti.

fonte: BPM risultati 1° trimestre 2013 14-5-2013

Complessivamente il quadro dal lato ricavi è molto negativo per le banche. Nessuno aumenta, tutti cercano giustificazioni nel calo della domanda di prestiti, nella situazione congiunturale, nei tassi troppo bassi e se i margini migliorano è solo frutto di operazioni straordinarie e di taglio dei costi. Quest’ultimo è il vero terreno di confronto delle banche: chi taglia più rapidamente abbassando nel rapporto cost/income la parte ‘cost‘ in modo più veloce di quanto cali la componente ‘income‘ riesce a portare l’utile in zona positiva.  Questo calo dei ricavi non è incoraggiante per le prospettive del settore, ma è probabilmente inevitabile in questa situazione. Una traiettoria obbligata di riduzione del personale, degli sportelli, delle attività in perdita per restare a galla ora che i tassi rimangono ai livelli minimi e l’arbitraggio sui BTP rende sempre di meno.

more

Ti potrebbe interessare anche :


Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.