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9 marzo 2013

La rotta delle PMI nel gelo del credito

E’ il momento di fare il punto sulla finanza per le piccole e medie imprese (PMI) per il 2013 raccogliendo tutti i segnali che provengono dall’esterno in questo periodo per poi estrarre alcuni, pochi suggerimenti.

La rotta va tracciata tenendo presente le condizioni atmosferiche complesse: il vento (l’economia), le correnti (il sistema bancario) e le condizioni del mare (liquidità disponibile). Il bollettino preannuncia le condizioni più difficili per navigare perché tutti i tre elementi sono previsti negativi o in peggioramento:

ECONOMIA FREDDA:  la recessione italiana prosegue e già qualche centro di ricerca o agenzia di rating (ieri lo ha fatto Fitch) preannuncia un calo del PIL peggiore del previsto anche nel 2013, invece della modesta ripresina a partire dalla seconda metà dell’anno. I consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese sono scesi ai minimi storici da 20 anni a causa della sfiducia, registrata periodicamente negli indici. I problemi politici possono solo aggravare il quadro ritardando interventi a difesa dell’economia e delle imprese che sono già tardivi.  Non brilla neppure il contesto internazionale: parte della vecchia Europa è in recessione o quasi (Francia, Spagna, UK) e i nuovi mercati stanno palesemente rallentando. Anche i paladini dell’export stanno cominciando a dire che forse l’export non basta (vedi articolo di Fortis sul Sole).

SISTEMA BANCARIO E CREDITO: le ultime notizie preannunciano un quadro di particolare gelo e rigidità e di rischi anche nel 2013. Le banche stanno fronteggiando ancora una redditività insufficiente (ricordo che con tassi così bassi i profitti bancari sono al minimo), una crescita inarrestabile dei rischi (sofferenze e crediti deteriorati), nuove pressioni per fare accantonamenti superiori e rafforzare ancora il capitale. In questa situazione non c’è più indulgenza verso il sistema imprese -le piccole in particolare- che ha portato quasi 90 miliardi di sofferenzenella pancia delle banche e che, con la nuova riforma del diritto fallimentare, sta riversando sul sistema bancario uno straordinario numero di casi di insolvenza. (Lettura consigliata “Giavazzi, l’uovo (marcio) e la gallina (malata) del credito” di Mario Seminerio, alias @Phastidio)

Le banche hanno perciò deciso collettivamente di pensare ai propri interessi primari e di ‘difendersi’ in due modi. Il primo è l’attuazione di politiche restrittive sul credito sul fronte dei volumi (in calo di circa 40 miliardi dall’inizio del 2012), ma ancora più importante sul fronte dell’allocazione del credito. Una sintesi delle politiche creditizie adottate dal sistema (la generalizzazione penalizza come sempre le eccezioni) è raffigurata nel disegno sottostante:

Mentre il 40% circa delle PMI non dovrebbe avere problemi particolari di accesso al credito essendo in buona salute, una percentuale che stimo equivalente è già sottoposta a una restrizione e drenaggio del credito a causa delle cattive condizioni economiche, dell’eccesso di debito rispetto al capitale e dalle difficoltà nell’incassare crediti (% insoluti in crescita). Il rimanente 20% è in una zona grigia, sotto osservazione, perché potrebbe migliorare e rientrare nella zona verde, ma anche scivolare nel purgatorio e nell’inferno. Il credito tolto e prelevato dalle banche alla zona rossa (rating elevati) verrà gradualmente spostato sui clienti della zona verde, anche sfruttando gli ammortizzatori del rischio (le garanzie del Fondo di Garanzia, della SACE e di alcuni Confidi che azzerano l’uso di capitale), in una logica stringente di riduzione del capitale allocato ai rischi di credito. Alcune banche, ve lo confermo, hanno già adottato questa nuova visione e l’hanno trasmessa alla propria rete di filiali.

Sul fronte prezzi i tassi rimarranno rigidi verso l’alto anche qualora lo spread Italia dovesse migliorare (per ora non se ne vede motivo…). Le imprese italiane, le PMI ancora di più, continueranno a pagare tassi elevati per finanziarsi, più dei loro concorrenti tedeschi, inglesi e francesi.

LIQUIDITA’ CONGELATA. Le PMI italiane hanno un ulteriore fattore di vulnerabilità nel 2013. Come scritto ieri (“Imprese senza liquidità allo stremo“) al conto di cassa delle imprese mancano 90 miliardi (trattenuti dallo Stato e dalle ASL), 40 miliardi (spostati dalle banche sui BTP) e altre decine di miliardi tra crediti giacenti nei faldoni dei tribunali fallimentari e nei conti correnti anche esteri delle grandi imprese che pagano a 180 giorni.

Con un ammanco di cassa di 150 miliardi il sistema delle piccole imprese sta boccheggiando e fatica a pagare stipendi e fisco, altro che fare investimenti. Visto che l’arretrato dello Stato è ancora materia di promesse (da marinaio) politiche e che le grandi imprese non si sognano di pagare a 30 giorni come vorrebbe la legge, bisogna imparare a navigare con pochi soldi in cassa che girano. Sino a quando i ghiacci non si scioglieranno, con il pagamento degli arretrati e il rispetto della direttiva sui pagamenti, sarà durissimo avanzare.

Consigli per le PMI

In queste condizioni climatiche la navigazione è estremamente pericolosa. Poiché è impossibile consigliare di rimanere in porto visto che le PMI sono tutte fuori in mare aperto, dalla capitaneria di Imprese+Finanza arrivano solo pochi consigli:

A) usare meglio la strumentazione di bordo. Significa imparare a fare piani finanziari anche di emergenza, valutando impatti con gli iceberg di potenziali restrizioni del credito e preparando le contromisure per tempo.

B) ascoltare alla radio i bollettini bancari e verificare costantemente (con le filiali e i referenti) quali azioni debbano essere adottate per conservare i fidi attualmente disponibili. Non è affatto scontato che restino domani

C) imparare a navigare con le vele del capitale (proprio e circolante), rinunciando in parte al motore del credito bancario. Ci sono ottime piccole imprese che non usano o usano pochissimo il credito bancario e riescono a vivere, a fare affari e stare sui mercati. Ridurre la dipendenza dalla droga del credito bancario facile non è un’eresia, ma un suggerimento da prendere seriamente. Perché i problemi delle banche e le loro scelte sul credito sono destinati a durare anche oltre il 2013.

Inutile dire che una raddrizzata al timone dei costi e dei margini, se possibile, andrebbe data per tempo, prima che margini negativi si portino via quel poco di liquidità che viene creata oggi. Per avere finanza in cassa nulla aiuta più di un’impresa efficiente.

Fate tesoro dei consigli, piccoli imprenditori e buona navigazione.

 

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