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9 marzo 2013

Cari politici, la rete non è per gli opportunisti

Durante le frenetiche giornate che hanno portato al voto del 24 e 25 febbraio, mentre infuriava una battaglia senza esclusione di colpi tra Bersani, Berlusconi, Monti e Grillo, venimmo sotterrati da una gragnuola di messaggi su twitter provenienti dai rispettivi campi. Allora ricordo di avere scritto che dopo le elezioni li avremmo visti scomparire. E non mi sbagliavo.

E’ bastato andare a vedere gli account di @SenatoreMonti, di @pierferdinando e di @gianfranco_fini per vedere come tutti e tre abbiano utilizzato il canale di un social network per poi abbandonarlo subito dopo le elezioni. Ennesima riprova che una cultura della comunicazione manca ai nostri politici (escluso ovviamente Grillo, che ha costruito la sua crescita proprio sul suo blog e sulla rete).

Dopo il 25 febbraio i messaggi inviati su twitter sono praticamente cessati. Escludo che non ci fosse più nulla dire agli elettori dopo avere conosciuto l’esito del voto, escludo che anche oggi nel caos politico in cui versiamo il silenzio sia la migliore scelta.

Passato lo spoglio delle schede, fine della comunicazione. Mantenere un dialogo con i cittadini non serve più, quindi al diavolo twitter e tutti i suoi hashtag.

I politici più giovani non sono caduti in questo banale errore e continuano, anche se con minore frequenza, a cinguettare in mezzo agli altri italiani, a ricevere insulti e incoraggiamenti, consigli e sfottò.

Anche questa è una lezione da ricordare quando torneremo a votare.

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