Postato:

6 marzo 2013

La coperta dei crediti è troppo corta?

L’attenzione sulla situazione del portafoglio crediti delle banche è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi mesi, sia per l’impatto negativo sulla performance delle banche italiane (bilanci, quotazione del titolo), sia per le conseguenze che determina e determinerà sulle politiche di concessione del credito alle imprese.

Per Imprese+Finanza quello dei crediti deteriorati è stato da sempre un argomento portante e una chiave di lettura della situazione delle banche e dei motivi del credit-crunch.   Ora che tutti i giornali sono finalmente arrivati a capire l’importanza di questo aspetto, devo fare uno sforzo aggiuntivo per pubblicare osservazioni nuove e originali.  Nella puntata odierna il microscopio del blog si ferma su una semplice analisi del grado di copertura dei rischi di credito, argomento fondamentale se si tiene presente che la crescita dei crediti deteriorati procede a ritmi del 25-30% all’anno e costringe le banche a fare accantonamenti sempre maggiori.

L’analisi fatta prelevando i dati di bilancio tenta di rispondere a due interrogativi:

1) quanto accantonano le banche a fronte delle quattro categorie di crediti ad alto rischio (sofferenze con bassissima probabilità di recupero integrale, incagli con media probabilità di recupero, crediti ristrutturati per effetto di accordi e crediti scaduti da oltre 90 giorni) ? Si può ritenere che questi accantonamenti siano sufficienti visto quanto sta accadendo al sistema dell’economia reale (70% dei crediti alle imprese, 30% alle famiglie) ?

2) i criteri di accantonamento sono uguali o simili per tutte le banche?  Chi sta accantonando e mettendo fieno in cascina più di altri?

La risposta si trova in quattro grafici che mettono a confronto i primi 6 gruppi bancari mostrando la percentuale di accantonamento (rettifiche) sulle varie categorie di crediti dubbi, cominciando con le sofferenze che rappresentano per le banche la fonte di maggiore perdita prevista, trattandosi quasi sempre di situazioni irreversibili e oggetto di azioni legali per il recupero:

fonte: bilanci consolidati al 30.9.2012

Prime considerazioni: accantonare il 36% come fa Banco Popolare o il 61%, il livello raggiunto da Intesa con una politica di fortissimi accantonamenti negli ultimi due anni è molto diverso, sia nel caso in cui si attenda il recupero, che nel caso in cui si voglia cedere le sofferenze a un prezzo di mercato. Il prezzo di mercato degli NPL (non performing loans) non è oggi il 40% in media, ma solo sulla parte più garantita del portafoglio (garanzie ipotecarie con margine elevato rispetto al valore del prestito concesso). Le banche che sono rimaste indietro nel tasso di accantonamento dovrebbero fare uno sforzo erculeo per mettersi alla pari di Intesa e Unicredito.  Nel caso di Banco Popolare arrivare al 60% significa accantonare quasi 1,6 miliardi e per UBI circa 900 milioni.

fonte: bilanci consolidati 30 sett 2012

L’accantonamento medio sugli incagli delle 6 banche è del 19%, un valore che non appare del tutto congruo tenuto presente l’elevato tasso di incagli che si trasformano l’anno successivo in sofferenze, la gravità delle situazioni che portano alla classificazione di incaglio (nella mia personale esperienza spesso di crisi irreversibile) e la profondità della crisi economica e finanziaria attuale. Anche in questo segmento di crediti alcune banche hanno accantonato la metà delle più caute. Perché? hanno crediti migliori e più garantiti? Se così fosse non dovrebbero spiegarlo meglio nei bilanci e agli azionisti?

fonte: bilanci consolidati al 30.9.2012

Nel terzo e nel quarto grafico manca la barra di MPS, unica banca a non avere fornito questo dato nella trimestrale di settembre. I crediti ristrutturati sono stati già oggetto di accordi giudiziali (piani di ristrutturazione sotto la legge fallimentare) o stragiudiziali. La varianza è notevole tra l’8% della BPER e il 28% di Unicredit (che è la banca più attiva e professionalmente preparata insieme ad Intesa nel campo delle ristrutturazioni). L’impressione anche in questo caso è che qualche coperta sia troppo corta.

Da ultimo i crediti scaduti oltre 90 giorni:

fonte: bilanci consolidati al 30.9.2012

Anche questa fotografia lascia più di una perplessità non soltanto per l‘ampia variazione delle scelte fatte dalle cinque banche (dal 3,3% al 14,9%) ma anche per la media dell’accantonamento effettuato su questa categoria, visto che uno scaduto oltre 90 giorni è un sintomo evidente della presenza di una impresa in crisi di liquidità o di una famiglia incapace di pagare rate del mutuo o di finanziamenti personali. Si può ritenere che in presenza di questi sintomi le perdite saranno solo il 5% o più semplicemente che si tratta di un primo accantonamento ‘lento’ ben sapendo che le perdite saranno maggiori?

Le quattro fotografie delle coperte predisposte dalle banche lasciano intravedere con maggiore chiarezza che l’impatto dei crediti deteriorati sui bilanci delle banche sarà ancora negativo per adeguare le rettifiche (come ha annunciato ieri non a caso il Banco Popolare con un profit warning), e fanno capire che le due maggiori banche hanno avuto la forza di accantonare molto di più di quelle medie, grazie ad una maggiore dimensione e redditività, ben sapendo quale sarà l’esito della prolungata crisi sui loro bilanci.

Ultima osservazione: è immaginabile che le banche con minori coperture siano mediamente più caute nell’erogazione di nuovi crediti per non peggiorare la situazione. Chiunque possa riscontrare nella politica del credito questo atteggiamento oggi ha un motivo in più per comprendere.

more

Ti potrebbe interessare anche :


to “La coperta dei crediti è troppo corta?”
  1. hai ragione, ma per poter risolvere questa situazione serve un veicolo diverso dalla bad bank che hai in mente tu. Serve un veicolo decorrelato per intero dal sistema bancario e dallo Stato, che rispetti IFRS 10, IAS 39, normativa sugli aiuti di stato e che non imponga perdite al sistema sul valore degli asset conferiti.

    Diversamente salta tutto, perchè o non puoi registrare l’operazione a bilancio oppure le perdite osono insostenibili.

  2. onestamente ha più senso quello che dici tu di quello che dice Giavazzi. Prendi il bilancio di una qualsiasi banca che hai citato in questo post, che è fatto molto bene, e mettici la perdita (necessaria) per vendere ad un fondo avvoltoio un credito deteriorato.

    La Banca chiude.

    Solo in Spagna,e non per tutto, e con un clamoroso aiuto di Stato si è fatta la bad bank. In America alcune banche sono fallite, ma lo Stato che poteva ha aperto il portafoglio.

    In Europa, dove c’è la normativa sugli aiuti di Stato, è impossibile.

    L’unica soluzione davvero praticabile è quella che ti ho detto, perchè devi conciliare le esigenze reali (che tu ben illustri nel tuo blog) con la fattibilità tecnica, di impatto sui bilanci, legale e di compliance delle soluzioni stesse.

Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.