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26 febbraio 2013

Perché è arrivato il momento della bad bank italiana

Occhi, orecchie e opinioni tutti concentrati sull’esito shock delle elezioni politiche (ma era davvero così difficile prevedere il successo di M5s e il ritorno imperioso del prestigiatore Berlusconi?) che pongono la questione della prossima governabilità del paese, come ha detto giustamente Guido Gentili sul Sole24Ore, con due camere spaccate tra tre partiti che si odiano.  Non è però marginale nel quadro che si sta formando l’immediata reazione dei mercati finanziari preoccupati, l’aumento immediato dei tassi sul debito pubblico e il nuovo crollo dei titoli bancari, che ha portato la CONSOB a sospendere nuovamente le vendite allo scoperto.

Le banche rimangono uno snodo cruciale della catena di trasmissione dello sviluppo economico e la loro situazione è precaria: i tassi dell’eurozona rimangono bassi e non consentono i vecchi lauti guadagni sui depositi, il portafoglio titoli di Stato gonfiato ulteriormente nel 2012 balla pericolosamente sulle variazioni dello spread, le sofferenze salgono senza sosta (siamo ormai a 64,3 miliardi a fine 2012, vedi tabella pubblicata dall’ABI).

Sbloccare il problema credito-sofferenze-credito

Il combinato disposto dello stato di salute delle banche è la contrazione del credito alle famiglie e alle imprese, che frena per la sua parte (l’altra essendo la mancanza di liquidità e di propensione agli investimenti) la possibile ripresina economica. Il calo degli impieghi prosegue mese dopo mese dal maggio 2012 e il tasso di riduzione anno su anno è passato da 0,23% a 3,26% (vedi tabella).  E’ evidente che questo meccanismo da circolo vizioso va bloccato artificialmente, con interventi esterni. In alcuni paesi EU i governi hanno varato stimoli al credito verso imprese e famiglie molto netti, l’Italia manco a dirlo non ha affrontato il problema e questa non è una novità.

Governo e parti sociali hanno lungamente ignorato il problema, mettendolo in fondo a tutte le agende che sono nate in questo travagliato periodo.  Ora sembra che il tema scottante sia passato sul tavolo della BCE e questa è una buona notizia perché Draghi non ha sinora mancato di fare vedere la sua determinazione e progettualità per risolvere i problemi (si veda gli interventi LTRO e l’OMT). Ma governo (quale?) e sistema bancario si devono dare da fare per sbloccare il problema credito-sofferenze-credito e i tempi per la creazione di una bad bank che sollevi le banche dal peso del portafoglio deteriorato va affrontato ora, nel 2013.

fonte:Banca de Espana

La Banca d’Italia e la stessa ABI hanno sin qui respinto in più occasioni la prospettiva della bad bank italiana, che seguirebbe quella spagnola, per sostenere a tutti i costi che il sistema bancario è solido e non ha bisogno di aiuti. Ma le cose non stanno veramente così e anche se la situazione italiana non è fortunatamente come quella spagnola (vedi grafico sopra della crescita di sofferenze bancarie) c’è più di un buon motivo per mettersi al lavoro sulla bad bank italiana:

1) la crescita delle sofferenze non si arresta, non è aggirabile nel 2013 anche per i motivi che ho spiegato nel post “Revoche e effetto domino sulle imprese in crisi”

2) il portafoglio delle sofferenze delle banche italiane non è cedibile sul mercato (agli operatori-spazzini internazionali) perché i prezzi di cessione offerti sul mercato sono troppo bassi e se accettati  finirebbero per generare pesanti minusvalenze sui bilanci delle banche che anno bassa copertura nel monte rettifiche accantonato.

3) il portafoglio immobiliare, molto grande in Italia, non è stato sufficientemente classificato e svalutato. Se lo fosse -e su questo al momento la Banca d’Italia è costretta a chiudere un occhio- incagli e sofferenze crescerebbero ulteriormente e non di poco costringendo molte banche a un secondo anno di bilanci in perdita.

4) i valori posti a garanzia dei mutui casa dei privati e dei mutui su capannoni e stabilimenti delle imprese stanno calando mese dopo mese in modo preoccupante e in molti casi sono scesi al di sotto del livello di finanziamento (bruciano lo scarto iniziale) peggio ancora quando si tratta di realizzare i valori attraverso procedure esecutive.  Una situazione che non consente immobilismo come dice bene Andrea Guarise, esperto del settore real estate, nel suo articolo sul blog di oggi.

Del resto provate a leggere il rapporto appena pubblicato dalla Banca d’Italia “Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia-Gennaio 2013e come il calo violento delle quotazioni del mercato libero sia un fatto oramai acquisito. Tra le informazioni contenute nel bollettino:

– le valutazioni dei possessori/venditori di immobili sono esagerate: nel 46% dei casi le transazioni si concludono con valori inferiori del 10-20% e nel 25% con sconti tra 20% e 30%

– le attese degli operatori del mercato immobiliare sono pessime da 5 trimestri consecutivi: il 60% prevede un ulteriore peggioramento nel prossimo trimestre, il 30% addirittura nei prossimi 2 anni (vedi tabella)

fonte: Banca d'Italia-Supplementi al bollettino statistico

Mettete tutte queste osservazioni in una pentola, portate ad ebollizione con la situazione economica di recessione, aggiungete il sale sulle ferite dei portafogli bancari già devastati da sofferenze emerse e sofferenze non emerse e tirate le somme. La bad bank italiana serve e serve in fretta. Chi conosce il problema è ora che si rimbocchi le maniche e si metta al tavolo per estrarre una soluzione. Parola di Imprese+Finanza


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  1. non ha senso quanto dite. La Bad Bank, quale che sia il veicolo, riceve gli attivi dalle Banche ed emette azioni (quote). In base all’IFRS 10 ed allo IAS 39, le Banche non deconsolidano e non fanno derecognition. La Bad Bak stile spagnola è comunque sottoposta all’IFRS 10.

    Per poter avere effetti di bilancio, le Banche devono VENDERE gli asset alla Bad Bank e qualcuno ci deve METTERE I SOLDI. Significa, usando i vostri dati, avere un contenitore che ha 65 miliardi di euro di cassa.

    2 manovre finanziarie dello Stato Italiano.

    Se ne mettiamo la metà, le Banche registrano una perdita secca del 50% sulle sofferenze e chiudono, perchè il codice civile esiste anche per loro e le perdite erodono il capitale.

    La Bad Bank non si fa perchè MANCANO I SOLDI, e le Banche stanno diluendo le sofferenze nel tempo,.
    Si possono, con veicoli ad hoc, ridurre parzialmente le sofferenze trovando un modo di valorizzare parte degli attivi, ma servono un veicolo del tutto de-correlato dal sistema bancario, un sistema di analisi degli attivi davvero terzo, l’assoluta indipendenza dal sistema oppure tutto salta perchè le Banche non deconsolidano. E la Bad Bank in Spagna non funziona, è un contenitore che si regge sui soldi della BCE. Ma per vendere i crediti deteriorari sotto al 50% del valore non serve la Bad Bank o l’iniziativa di Mediobanca, basta venderle. Ma le Banche non lo fanno perchè perdono troppo.

    Gli IAS e gli IFRS si applicano alle Banche, e lo IAS 39 e l’IFRS 10 sono molto, molto chiari e tracciano strade molto molto strette.

  2. caro Marco,
    purtroppo (o per fortuna per il tuo livello di competenza) le critiche che hai avanzato all’articolo sono corrette ma incomprensibili per la maggior parte dei lettori del blog che non hanno dimestichezza con IAS o derecognition.
    Il termine Bad Bank è usato -forse impropriamente per gli addetti ai lavori- in modo molto più generico, per ricomprendere con un termine facile una soluzione non semplice (esattamente per i motivi da te elencati) a un problema che tu stesso confermi, il rischio di accantonamenti e perdite. Non è affatto detto che la soluzione sia la stessa usata in Spagna, né che si debbano aggirare gli standard contabili usati dalla vigilanza nazionale e internazionale.
    Quello che è certo, invece, è che il problema esiste, che è serio, che non può più essere messo sotto il tappeto e che la Banca d’Italia ci sta lavorando in silenzio per trovare una soluzione che accontenti tutti. E non escluderei affatto la partecipazione attiva della BCE per quanto non potrà essere fatto localmente. L’aumento del rischio-paese di questi giorni, il nuovo peggioramento della capitalizzazione delle banche non fa che aumentare l’urgenza.
    Sono pronto a scommettere che ci troveremo a commentare magari anche presto la soluzione che sarà adottata. Alcune regole sono state già cambiate -anche dalla BCE- per permettere alle banche di massaggiare i loro bilanci o per procurarsi liquidità. Succederà di nuovo.

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