Postato:

27 gennaio 2013

Il giardino proibito e ricco dei derivati

Scagli la prima pietra chi non ha peccato. Se l’emersione dei contratti firmati da Monte dei Paschi con Nomura e Deutsche Bank rappresenta la pietra-macigno dello scandalo per le proporzioni, per l’impatto sulla terza banca italiana già in grossa difficoltà, nessuno deve illudersi che il sistema bancario italiano sia così radicalmente diverso da MPS.

Certamente l’azzardo delle scommesse speculative fatte dalla direzione finanziaria di MPS è materialmente rilevante. Si spiega con l’affanno della banca nel tentare di recuperare attraverso operazioni finanziarie sul portafoglio di titoli di stato quella redditività troppo scarsa sul piano ordinario.  Serviva anche allo scopo di procurare dividendi alla Fondazione MPS, a sua volta in grave affanno a causa dell’impegno finanziario per sottoscrivere aumenti di capitale pagati per cassa pur di tenere il controllo della banca.

Nessuno però può essere così ingenuo da pensare che MPS sia l’unica banca italiana a firmare contratti derivati con le investment banks sul proprio portafoglio titoli. Più o meno lo fanno tutte, anche quelle di media dimensione e da sempre. Le investment banks americane, inglesi, francesi, giapponesi mantengono unità-desk che si occupano del mercato italiano, in cui lavorano parecchi italiani, non a caso. Il mercato italiano è per loro un florido giardino di opportunità rappresentate soprattutto da banche e da fondazioni bancarie a cui vengono vendute una miriade di operazioni, che è difficile definire di ‘copertura dei rischi’ come qualcuno vorrebbe farci credere.

Molte di queste operazioni non hanno alcuna finalità commerciale o di riduzione del rischio; sono operazioni finanziarie e speculative che hanno come finalità la trasformazione di attivi, la traslazione di profitti, o più spesso di perdite, realizzabile attraverso il ‘gioco dello scambio’ (gli swap) in cui oggi ti vendo qualcosa a un prezzo, ma tu ti obblighi a comprare qualcos’altro magari tra qualche anno a prezzi appositamente definiti in modo straordinariamente complesso. E’ lo schema utilizzato con gli enti locali, con i grandi comuni (Milano, Roma), da cui sono emerse operazioni improprie, contestate anche nei tribunali penali. E’ un giardino ricchissimo di commissioni a cui le investment banks guardano con enorme appetito: pochi centesimi di punto su operazioni di miliardi di euro generano profitti milionari che poi giustificano gli stipendi e i bonus degli investment bankers che realizzano il colpo.

Una parte di queste operazioni operano sui labili confini dei trattati fiscali internazionali (questo è il caso delle operazioni Barclays per le quali sono finite sotto processo 17 persone di Unicredit tra cui l’attuale presidente di MPS) per realizzare extra-profitti sfruttando le diverse imposizioni fiscali sulle diverse tipologie di redditi finanziari.

Altre, come quelle utilizzate da MPS, hanno come finalità quella di rimandare una perdita certa creando un profitto immediato, spesso pagato in contanti, in cambio però di un acquisto di qualche altro strumento finanziario, legato a qualche parametro che avrà un andamento negli anni a venire. Questa seconda ‘gamba’ dello swap (in gergo chiamata proprio ‘leg’) viene acquistata a prezzi fuori mercato che giustificano il pagamento della prima gamba. Magari con la speranza che parametri e prezzi cambino nel tempo, anche se spesso avviene il contrario. Gambe e parametri sono impossibili da calcolare con parametri oggettivi, i loro prezzi escono da complessi modelli matematici e probabilistici che si possono permettere solo le grandi investment banks. Perciò la banca italiana, specie se di piccola o media dimensione, non è in grado di valutare con accuratezza il valore o il disvalore di ciò che sta comprando e scambiando. Non ha i modelli, non ha le persone competenti per farlo. Acquista sulla base di valutazioni e promesse verbali del venditore, sulla base del risultato atteso a brevi, rimandando il resto al futuro, magari ad un’altra gestione (tipico caso dei Comuni). A questo gioco prendono attivamente parte le fondazioni bancarie che sono interessate a gestire in modo ‘dinamico’ (che bella definizione…) il proprio portafoglio azionario fatto di banche e di altri titoli quotati importanti sui quali vengono scritti numerosi contratti di equity-swap. Altri derivati, altri profitti, altri bonus da festeggiare a Londra. Non è difficile pensare che dalla cascata di profitti realizzata su queste maxi-operazioni possa uscire qualche ‘premio’ per chi dal lato dell’acquirente ha contribuito all’affare. E fermiamoci qui.

Di questa merce se ne trova molta nei bilanci delle banche italiane, magari non nascosta nei cassetti come a Siena, ma difficilmente controllabile anche dai vigilanti ispettori della Banca d’Italia. Ogni tanto qualcuna di queste operazioni esplode, più per iniziativa dell’abile ricerca anti-elusione da parte della Guardia di Finanza, che per effetto di segnalazioni della Banca d’Italia, che comunque assicura la stabilità del sistema anche evitando pubblicità negativa. Ogni tanto qualcosa emerge in superficie e fa gridare allo scandalo tutti. Ma il resto, la parte più rilevante, non emergerà mai, resterà nei complicati bilanci delle banche e delle fondazioni. Sino al prossimo scandalo.

more

Ti potrebbe interessare anche :


Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.