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22 gennaio 2013

Crisi: stanno peggio le imprese

Basta un occhio allenato a scegliere i numeri e due tabelle di confronto per fare altri semplici ragionamenti sulla situazione di grave difficoltà delle imprese, anche rispetto a quella delle famiglie italiane, sicuramente meno indebitate delle prime.

Le sofferenze bancarie sono un indicatore di situazioni di crisi, abbastanza avanzata se non compromessa: si tratta di situazioni in cui la banca nutre seri dubbi di potere recuperare integralmente il suo credito per ché il debitore non mostra di avere risorse sufficienti. Se si confronta la situazione del 3° trimestre 2010 con quella dell’analogo trimestre 2012 (prelevando i dati dal bollettino statistico della Banca d’Italia) si trovano indicazioni significative:

• in due anni le sofferenze delle imprese sono passate da 47 a 77 miliardi e gli incagli da 39 a 54, per un totale di 132 miliardi con tassi di crescita del 63% e 39% rispettivamente.

• nello stesso periodo il debito bloccato delle famiglie è passato da 26 miliardi a 47 miliardi. Sofferenze molto cresciute in volume del 128%, ma incagli solo del 12,5%. Spiegazione non semplicissima, che farebbe supporre che nei confronti delle famiglie i casi di mancato pagamento si trasformino in casi con poche speranze di recupero e così vengano classificati, senza un passaggio intermedio a incaglio.

• il problema del credito deteriorato nelle banche è rappresentato dalle imprese che pesano per il 68% delle sofferenze, e l’82% degli incagli. Le famiglie sono per ora un problema più ridotto.

Se invece del volume del debito si osserva il numero di casi, prendendo le nuove sofferenze di un solo  trimestre (il terzo) è interessante notare che il numero di famiglie con problemi di rimborso dei debiti scende tra il 2010 e il 2012 del 15%, mentre sale a 15.119 il numero di imprese (micro e non) classificate a sofferenza.  In totale ci sono alla fine del 3° trimestre circa 160.000 micro-imprese e circa 186.000 imprese con evidenti difficoltà nel rimborso, un totale di 346.000 su un totale di 1.351.000 imprese con affidamenti bancari, quindi pari al 25,6%.

Per chiarirci bene sulla coerenza dei numeri per le imprese:

– 1.350.000 hanno debiti bancari;

– 346.000 (1 su 4) sono in netta difficoltà nel rimborsarli

– ogni trimestre il numero delle imprese con gravi problemi di rimborso è aumentato di 10.000

– il numero di procedure di fallimento aperte ogni anni è di 12-13.000.

I numeri dei volumi di sofferenze e le percentuali sono diverse perché il peso delle grandi imprese incide in modo determinante. Preso a sè il comparto delle piccole imprese mostra 11 miliardi di sofferenze su 98 di credito erogato.

Le altre imprese (società non finanziarie) hanno 77 miliardi di sofferenze su 865 miliardi di crediti erogati.

 

Le famiglie in difficoltà sono 727.000. Inoltre se in un trimestre sono state portate a sofferenza quasi 40.000 posizioni, è anche vero che 26.100 (2/3) sono state riportate in bonis, quindi sistemate nel trimestre.

Per quanto riguarda le imprese invece i 15.119 nuovi casi sono compensati da solo 5.800 casi di rientro, con un rapporto di 4:10

Questi dati sembrano dire che l’effetto crisi stia rientrando leggermente per le famiglie come numero di casi, ma l’entità (volumi) sta ancora aumentando perché ai casi fisiologici di piccoli importo si stanno aggiungendo casi di importo più rilevante, che quindi coinvolgono fasce di famiglie con debiti e reddito più rilevante.

Sul fronte delle imprese la crescita di volume è impressionante, ma lo è anche quella numerica: 15.000 imprese a trimestre che si avvicinano al fallimento o all’insolvenza sono moltissime e il tasso di crescita dopo 4 anni di crisi non accenna a diminuire.

Anche questi dati contribuiscono a spiegare la politica estremamente difensiva del sistema bancario verso le piccole e medie imprese. Sofferenze e incagli aumentate a dismisura sono un problema e le banche al momento possono solo cercare di contenerlo il più possibile.

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  1. Penso che dopo la vicenda Mps e le dimissioni di Mussari il sistema bancario avrà parecchi problemi nell’andare a fare la morale alle PMI, persino a quelle insolventi.
    A questo punto mi auguro sia evidente di come il sistema bancario, e non solo quello politico, abbia bisogno di urgenti e profonde riforme.

  2. anche se c’è una certa commistione e collusione di categoria, non è corretto fare di un’erba un fascio. I problemi e i comportamenti del Monte dei Paschi erano da tempo oggetto di critiche e perplessità su diversi fronti (trasparenza, peso dell’intromissione politica, errori macroscopici di business…). Non si può dire la stessa cosa di molte altre banche.
    Certamente la vicenda di Siena danneggia tutto il sistema bancario.

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