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9 gennaio 2013

Basilea3: poche illusioni, non aiuta le PMI

Se avete letto o sentito dire che la decisione presa dagli organi di supervisione bancaria internazionali per ritardare l’applicazione dei requisiti patrimoniali della banche, previsti dall’Accordo di Basilea3 servirà a invertire la tendenza e aumentare il credito alle imprese, alle piccole imprese, vi dico subito che non sarà così. Diciamo che l’effetto della decisione è utile solo a non peggiorare uno stato di cose che è già di per se  grave. Se questo vi può bastare facciamo festa per la decisione, purtroppo non penso ci sia da festeggiare.

L’accordo serviva alle banche perché avere alleggerito il Liquidity Coverage Ratio (LCR) ossia l’obbligo di detenere un portafoglio di titoli facilmente liquidabili per fare fronte a potenziali perdite di liquidità nell’arco di 30 giorni, dovute a una crisi di fiducia, da un lato fa tirare un sospiro di sollievo a CEO e tesorieri delle banche che da un anno a questa parte dormono preoccupati, ma dall’altro crea maggiore libertà e nuova attrazione pericolosa per le banche italiane verso investimenti poco rischiosi in BTP, in alternativa a investimenti più rischiosi in finanziamenti di imprese, come ha spiegato bene il prof. Andrea Resti sulle pagine di Italia Oggi l’8 gennaio.

La quantità del credito alle imprese non aumenterà per effetto di questa decisione perché la volontà delle banche di crescere impieghi all’economia rimane fortemente condizionata da due fattori: il primo l’eccesso di impieghi rispetto alla raccolta che è cambiato di molto poco (si stanno riaffacciando solo Intesa e Unicredit sui mercati obbligazionari) e che indurrà anche nel 2013 le banche italiane a ridurre impieghi se non cresce la raccolta stabile. Il secondo è la rischiosità degli impieghi alle imprese italiane che non è destinata certo a calare nel 2013, sia perché i bilanci 2012 che stanno per entrare nel trita-rating sono in larga misura peggiori di quelli 2011 (secondo la rilevazione ISTAT profitti giù del 4,9% in media totale nei primi 9 mesi del 2012), sia perché la crisi sta aprendo infiniti tavoli di discussione tra imprese e banche, che nel 2013 potrebbero ancora aumentare.  Dunque non c’è alcun motivo perché le banche debbano rilassarsi e prestare più denaro a imprese mediamente più fragili e rischiose. L’applicazione di Basilea3 avrebbe aggiunto motivi di ritiro del credito.

Purtroppo qualche equivoco viene ancora creato e qualche speranza alimentata, a mio modo di vedere in modo poco opportuno. Il 12 dicembre il presidente dell’ABI Mussari aveva rilasciato questa dichiarazione:

L’Abi, l’Associazione bancaria italiana, si è trovata d’accordo sul posticipare l’applicazione delle norme di Basilea3. Una scelta che “potrebbe aiutare meglio la fase di ripresa” prevista nella seconda metà del 2013, ha spiegato il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, secondo il quale ci sarebbe “così una maggiore disponibilità di credito alle imprese e una ripresa erogazione dei mutui immobiliari”. (Fonte Oipa magazine).

Ma il 4 dicembre il DG dell’ABI sabatini era stato un po’ più preciso, parlando di rischio di riduzione:

“Nello scenario attuale – ha sottolineato il Direttore Generale dell’Abi, Giovanni Sabatini – vengono meno le caratteristiche di sincronizzazione e globalità, che Basilea3 dovrebbe introdurre nell’operatività dei mercati bancari con le economie del mondo. Il rischio evidente di disparità competitive impone un rinvio dell’attuazione delle nuove normative. Di fronte al quadro macroeconomico che non lascia prevedere efficaci cambi di tendenza occorre evitare che le nuove regole riducano la capacità delle anche italiane ed europee di supportare il sistema economico e la ripresa”.

E anche ieri il CEO di Unicredit, Federico Ghizzoni ha detto:

Secondo il banchiere, le modifiche, stabilendo un ingresso più morbido nei nuovi standard e un allentamento dei requisiti di liquidità, avranno ripercussioni positive sul fronte del credito. Ghizzoni ha infatti riconosciuto che sino ad oggi, sul fronte del credito, ci sono stati dei parametri più restrittivi ed ha assicurato che il nuovo quadro normativo consentirà alle banche di ampliare il credito a medio e lungo termine. (fonte Teleborsa.it)

Poi ci ha pensato anche il sindacato a dire la sua:

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 08 gen – “Bene la decisione presa dai Governatori del Comitato di vigilanza bancaria di Basilea”. Cosi’ il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, commenta il voto unanime con cui sono stati definiti gli standard di liquidita’ previsti da Basilea3. Secondo Megale “questa decisione apre spazi affinche’ il sistema creditizio possa allentare la stretta  sui crediti concessi, allo stesso temo deve evitare di scaricare sui costi e, quindi sui lavoratori e l’occupazione, la bassa redditivita’ che caratterizza il settore”. Nell’ultimo anno, ricorda il numero uno della federazione dei bancari della Cgil, “in una categoria che ha rinnovato il contratto nazionale avendo particolare attenzione alle giovani generazioni, i crediti concessi alle imprese si sono contratti di quasi il 4%, rallentando ulteriormente le prospettive di crescita dell’economia italiana”. Secondo l’accordo, conclude Megale, “al 2015, gli istituti di credito dovranno garantire solo il 60% dell’obiettivo ottimale secondo i criteri di Basilea 3 per poi incrementarlo di un 10% annuo. Le banche devono mettersi al servizio del paese usando l’allentamento dei vincoli per aiutare il paese ad uscire dalla recessione”.

C’era qualcosa nella speranza di un accordo Basilea3 rivisto destinato specificatamente alle PMI, che non è apparso nei commenti del post-decisione e che fa riferimento a questa dichiarazione sempre di Sabatini in dicembre:

Per quanto riguarda l’Italia, è noto che l’ABI e le principali associazioni economiche e imprenditoriali hanno chiesto alla Commissione e al parlamento europeo di riconoscere l’importanza delle Pmi per la crescita: in tale direzione procedeva la proposta dello Sme supporting factor, un fattore per le piccole e medie imprese che immunizza l’aumento dei requisiti di capitale imposto dalla nuova regolamentazione lasciandolo invariato al livello pre-crisi dell’8% (attualmente sul mercato già al 10,5%). 
Anche in questo caso la regolamentazione è indirizzata verso l’esclusione di imprese che superano una certa soglia quantitativa di esposizione bancaria (senza coprire, come proposto, comparti con fatturato fino a 50 milioni di euro). 
“È necessario tornare alla proposta originaria perché altrimenti si mette sotto stress l’ossatura dell’economia italiana composta per il 95% da Pmi – ha proseguito Sabatini. Mentre le banche italiane, nonostante scarsa redditività e risorse limitate, stanno svolgendo un ruolo fondamentale per la tenuta dei settori produttivi va scongiurato il rischio di credit crunch tecnico provocato Pagina 2 di 2 dalle regole. Soprattutto in un momento già difficile per il crollo di investimenti fissi da parte delle aziende che pesa sulle possibilità di crescita complessiva”.

Al momento non ci sono informazioni che dimostrino che lo SME supporting factor di Basilea2 sia passato. Se ci saranno, sarò felice di farvelo sapere.

Se vi fidate un po’ più di me e non della FISAC-CGIL scoprirete, con l’avanzare dei mesi, che il credito alle imprese non crescerà e se anche si manterrà stabile sarà già un grande risultato, tenendo comunque presente che verrà tolto alle imprese più rischiose e spostato su quelle con buoni rating (oramai questo ritornello dovreste conoscerlo a memoria). Per questo motivo, non rilassatevi, non abbassate la guardia continuate a ingegnarvi su come migliorare le imprese, aumentare i flussi di cassa, usare meno credito bancario e più capitale. E  poi a come comportarvi bene con le banche per abbassare i tassi d’interesse e gli spread che devono diventare la vostra principale battaglia del 2013.

 

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