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6 gennaio 2013

Direttiva sui pagamenti: incompetenza o malizia?

Sapete quanto fiato ho speso per informarvi e per fare opinione sulla necessità di adottare la direttiva comunitaria sui tempi di pagamento, promessa e ripromessa dai governi Berlusconi e Monti e recepita finalmente in novembre, con partenza 1 gennaio 2013.

Ovviamente non è andato tutto come doveva andare e il decreto di recepimento è uscito così zoppo e ambiguo che lo stesso commissario italiano alla EU, Antonio Tajani, chiede oggi di modificarlo, secondo quanto riporta in un articolo del 3/1 il Sole24Ore:

Il decreto è da correggere: 30 giorni tassativi per tutti

«Nessuna scappatoia. La pubblica amministrazione deve pagare le imprese in 30 giorni di calendario, festivi compresi. Lo prevede la direttiva Ue sui tempi di pagamento e come ho scritto in una lettera al ministro Passera anche l’Italia deve adeguarsi correggendo il decreto di recepimento che invece sul punto non è abbastanza chiaro». Antonio Tajani, vice-presidente della Commissione Ue, conferma tutto il suo apprezzamento al Governo per aver recepito con il Dlgs 192/2012 dello scorso novembre le regole Ue sui pagamenti addirittura in anticipo rispetto a molti Paesi europei e alla scadenze di metà marzo. Ma come ha scritto al ministro dello Sviluppo economico «ci sono alcune disposizioni introdotte dalla direttiva che, prima facie – si legge nella lettera inviata da Tajani prima di Natale a Corrado Passera – non sono state trasposte correttamente nel decreto». L’invito al Governo dunque è quello di correggere il tiro prima di metà marzo, la scadenza naturale prevista dalla Ue per recepire la direttiva, «altrimenti potrebbe scattare una procedura di infrazione contro l’Italia da parte di Bruxelles», spiega il vice-presidente della Commissione europea.
Cosa non va nel decreto che recepisce le regole Ue?
In primo luogo la deroga all’obbligo per la pubblica amministrazione di pagare in 30 giorni non è sufficientemente precisa. La proroga a 60 giorni è possibile solo e unicamente nei casi previsti dalla direttiva e cioè per asl e ospedali e per le imprese pubbliche. Il decreto italiano prevede invece la possibilità per tutte le Pa di raddoppiare in certi casi il termine dei 30 giorni. Questo non va bene.
E poi?
Occorrerebbe inoltre specificare nel decreto che il termine previsto si computa in giorni di calendario e dunque con le domeniche comprese.
Ci sono altri punti da rivedere?
Oltre al tasso di interesse legale di mora applicabile si dovrebbe prevedere anche la pubblicazione dei diritti e degli obblighi che ne derivano e la possibilità di agire in giudizio non solo contro le clausole contrattuali inique, ma anche contro le prassi gravemente inique. Infine manca nel decreto di recepimento la possibilità che il recupero crediti non contestati avvenga anche con procedure accelerate e indipendentemente dall’importo del debito.
Il settore delle costruzioni ha chiesto al Governo di chiarire che l’applicazione delle nuove regole si estende anche ai lavori pubblici.

L’ho scritto anche nella lettera al ministro Passera e lo ripeto: le nuove regole sui tempi di pagamento si applicano a tutte le transazioni commerciali e a tutti i settori produttivi.

Quindi anche nell’edilizia?
Certo. La sua esclusione sarebbe una grave lacuna. Per eliminare ogni dubbio lo stesso legislatore europeo ha aggiunto nel preambolo della direttiva un “considerando” che stabilisce la nozione di fornitura di merci e di prestazione di servizi includendo la progettazione e l’esecuzione di opere e edifici pubblici oltre ai lavori di ingegneria civile.
Ma perché è così importante questa direttiva?
Perché è ora di pensare a rilanciare lo sviluppo. E drenare risorse per sostenere l’economia reale è cruciale se vogliamo finalmente pensare alla crescita. Troppe imprese sono fallite aspettando di farsi pagare una fattura. È ora che questo malcostume finisca.
Oggi l’Italia ha il record in Europa di ritardo nei pagamenti. Ce la farà a mettersi in regola?
Lo deve fare trovando le risorse a tutti i costi. Servono certezze, a cominciare dai tempi di pagamento sicuri, se vogliamo lanciare un chiaro segnale anche agli investitori internazionali.
E per i debiti pregressi che ammontano a 90 miliardi?
Anche questa è una partita cruciale che ho sollevato a Bruxelles per trovare un meccanismo che consenta di far emergere questo debito senza incidere sul patto di stabilità. Perché è inutile continuare a nasconderlo sotto il tappeto con artifici contabili.

E allora ci spieghi il governo tecnico perché ha scritto un decreto zoppo e sbagliato: per incompetenza o per malizia, per lasciare aperte porte e finestre a uno Stato perennemente malato di ritardi? Quello Stato che il prof.Monti dice oggi di volere cambiare.  Ci spieghi le ambiguità sugli appalti al settore costruzioni, che hanno fatto andare su tutte le furie l’ANCE che si è dovuta rivolgere al commissario Tajani. E perché non ha pensato che senza una giustizia civile che faccia rispettare per direttissima il principio del rispetto dei tempi di pagamento le imprese resteranno con sabbia tra le mani? E poi come pensa di tutelare le PMI contro i termini di pagamento ‘penalizzanti’ che la grande impresa continuerà a praticare e imporre grazie a questa direttiva annacquata.

Si riguardino bene questo articolo e il grafico che mette a confronto l’Italia con gli altri paesi per capire ancora una volta di cosa avevamo bisogno.

Potevamo proprio risparmiarcela questa ennesima figuraccia, dopo tante promesse.

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