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27 dicembre 2012

Un’agenda senza carta di credito

Non vi è dubbio che la conferenza stampa di fine anno del premier dimissionario Mario Monti e la successiva pubblicazione del suo manifesto politico (“Un’agenda per un impegno comune“) su un sito web stiano monopolizzando l’attenzione della politica, della stampa e giustamente anche dei cittadini. L’agenda-Monti, come oramai viene definita comunemente ha grandi pregi e grandi difetti. Tra i primi quello di essere un documento strutturato e coerente che abbraccia quasi tutti i temi principali di un futuro programma politico di governo e come tale rappresenta un modello con cui i partiti storici (PD, Pdl, UDC, IDV, SEL…) si devono confrontare, perché di agende similari non se ne sono ancora viste circolare. Solo la nuova offerta politica proveniente da movimenti spontanei e liberali come Italia Futura e Fare-fermare il declino, e per molti versi anche l’offerta di Matteo Renzi alle primarie,  hanno saputo organizzare il pensiero in modo così puntuale e organico. Se questo metodo sarà adottato e raffinato in futuro da tutti i partiti politici sarà un bene per i cittadini che potranno votare più informati e potranno chiedere conto puntualmente del mancato rispetto degli impegni. In secondo luogo l’agenda Monti mette a soqquadro equilibri politici a destra al centro e a sinistra, introducendo una nuova forma di ‘franchising politico‘ a cui si possono aggregare partitini, movimenti e blocchi-iceberg che si staccano dal pack dei maxi-partiti (PD e Pdl), come di fatto sta già avvenendo, al punto di riformulare il concetto di bipolarismo e di destra e sinistra.

Dal lato dei limiti, l’agenda appare assai superficiale su alcuni punti -che per ora sono stati evidenziati dai colleghi professori Alesina, Giavazzi, Zingales, Tabellini…- sia in materia di cose fatte che di obiettivi futuri. Quasi nessun numero o tabella che ci spieghi dove abbiamo conseguito risultati (la spending review vera?), e come potremo ritrovare la strada della crescita; anche oggi l’ufficio studi di Intesa ha pubblicato previsioni del PIL 2013 che portano calo in tutti i quattro trimestri, in aperta contraddizione con le previsioni di Monti e Grilli. Ci sono imprecisioni sul vero costo del debito pubblico, obiettivi espressi in termini eccessivamente generici, trionfalismi mal riposti su riforme fatte a metà (liberalizzazioni in primis).

Ciò che più mi interessa sottolineare è che nelle 25 pagine del documento si trovi praticamente poco riguardo ai meccanismi che innestano la ripresa delle imprese, soprattutto le piccole che numericamente sono il 95% del totale e anche come peso sul PIL sono la maggioranza. Un vago progetto di riduzione di carico fiscale con se e ma.  Nulla anche sul problema della stretta creditizia. Estrazione dei passaggi cruciali da cui potete constatare la pochezza dei rimedi proposti:

Per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa.

Questa va comunque perseguita anche trasferendo il carico corrispondente su grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio.

[…]

Nei mesi scorsi migliorare il contesto competitivo per le imprese è stato un filo rosso dell’azione del governo. Riduzione degli oneri burocratici, tribunali per le imprese, promozione di fonti di finanziamento alternative, come la possibilità di avere obbligazioni societarie o l’agevolazione fiscale per i project bonds, la defiscalizzazione per le imprese che investono (ACE), la riduzione dei ritardi di pagamento dell’amministrazione alle imprese, revisione degli incentivi alle imprese, riduzione dei costi di approvvigionamento energetico sono stati alcuni dei fronti di azione. Bisogna andare avanti. Occorre aumentare gli investimenti  in ricerca e innovazione, attraverso il credito strutturale di imposta. Bisogna facilitare l’introduzione di nuove forme di finanziamento per migliorare l’accesso al credito e promuovere misure che facilitino la crescita dimensionale delle nostre imprese. 

[…]

La credibilità dell’Italia nel mondo aiuta le imprese ad aprirsi nuove porte. Ma per sostenere la competitività c’è anche bisogno di ridurre i costi del credito per l’export, di rendere più agili ed efficienti le strutture di promozione del commercio estero rafforzando il lavoro della nuova ICE, di migliorare la logistica e di eliminare oneri amministrativi e adempimenti farraginosi.

[…]

Serve dare una maggiore protezione agli agricoltori dalle crisi, climatiche o di mercato, cicliche o meno incentivando le pratiche assicurative a livello nazionale e comunitario. Bisogna affrontare il problema di come assicurare un migliore accesso al credito agrario specializzato. […]

Sul rapporto tra crescita, imprese e credito è tutto qui e mi sembra davvero troppo poco. Tenuto conto dei legami non proprio insignificanti tra credito alle imprese per il circolante (il problema del pagamento degli arretrati della PA è stato liquidato con due paroline, dimenticando che i soldi non sono arrivati), per gli investimenti e per le ristrutturazioni, tenuto conto che il credito al 95% e oltre delle micro e piccole imprese è esclusiva delle banche e non potrà mai arrivare da ‘nuovi strumenti di finanziamento’, essere stati reticenti su questi meccanismi di trasmissione è davvero stupefacente e grave. Persino nel programma di Matteo Renzi era contenuta una proposta seria per fare arrivare credito alle PMI.

In tutte le 25 pagine le banche sono citate una sola volta, in quanto ‘vittime’ di provvedimenti di liberalizzazione. Non c’è coinvolgimento delle banche nel progetto di impegno comune, nemmeno un tentativo di esortazione al sistema bancario (attore invisibile nel documento) a canalizzare i fondi ricevuti dalla BCE o dalla Cdp in un credito più intelligente e più coraggioso. L’agenda Monti tace anche sul ruolo propulsivo della Cdp, che a differenza di quanto fatto dalla Kfw in Germania, sta canalizzando risparmio postale su maxi-investimenti di società pubbliche per realizzare finte liberalizzazioni in parcheggio.

Da questo punto di vista il programma dell’agenda Monti è una delusione e sembra confermare la linea di salvataggio senza condizioni del sistema bancario che è stata perseguita in tutto l’arco del 2012, senza contropartite sul credito alle PMI. Non c’è comprensione del problema, non ci sono soluzioni e la proposta dei nuovi strumenti di finanziamento, come tutti sanno, è inapplicabile alle PMI.

Resta quindi da chiedersi se il prof.Monti -e chi sta correndo ad appoggiarlo o ad appoggiarsi a lui- abbiano presente la situazione finanziaria del sistema imprese.

 

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