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10 dicembre 2012

Niente sotto l’albero di Natale

Probabilmente sarebbe stato un Natale povero comunque per le imprese, ma non serviva un’altra serie di cattive notizie come quelle che sono arrivate con la crisi di governo innescata dal ritiro del supporto parlamentare dato per un anno dal Pdl al governo tecnico, seguita dalle dimissioni di Monti sabato sera e dalla reazione dei mercati finanziari oggi.

Sotto l’albero degli imprenditori non ci saranno i pagamenti dei crediti verso la PA, non ci sarà credito per le imprese in difficoltà, né riduzione di IRAP e altre tasse, ma solo qualche pacco con l’IVA per cassa alle piccolissime imprese e dalla Befana l’applicazione (probabilmente stentata della direttiva comunitaria sui pagamenti). Per il resto oltre al mucchio della rabbia o dell’ironia o dell’entusiasmo per il ritorno politico di Silvio Berlusconi, delle fantasiose (per ora) ipotesi di un partito di centro destra guidato dallo stesso Mario Monti per sfidare la nuova gioiosa macchina da guerra del PD di Pierluigi Bersani, ci sono solo cattive notizie per gli imprenditori in questo fine anno.

fonte:ISTAT

La produzione industriale è nuovamente calata in ottobre, molto più di quanto ci si attendesse (-6,5% il dato sul 2011) e secondo il Centro Studi di Confindustria il calo proseguirà anche in novembre:

Il Centro Studi di Confindustria stima in novembre una riduzione della produzione industriale dello 0,6% su ottobre, quando c’è stata una contrazione dell’1,1% su settembre, come riferito oggi da Istat. Lo rende noto la congiuntura flash, secondo la quale “si delinea per il quarto trimestre 2012 un significativo arretramento: la variazione acquisita è di -2,0% a novembre, dovuta anche al -0,5% ereditato dal precedente periodo”.L’indicatore degli ordini, in area di recessione da giugno 2011, si è attestato ai minimi degli ultimi tre mesi (42,2 da 44,4 di ottobre), soprattutto per il peggioramento degli ordini interni, e anticipa ulteriori riduzioni di attività.

fonte:ISTAT

Il PIL 2012 si è attestato a un meno 2,4%, e sono sempre meno coloro che vedono un numero positivo nel 2013, rimandando la ripresa al 2014.

Quanto all’impatto della crisi di governo sui mercati, come previsto lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi si è ampliato a causa dei dubbi sulla tenuta del percorso di riforme avviato da Monti. Non è stato un tracollo come tante Cassandre avevano previsto ieri, semplicemente perché i mercati non si preoccupano di una possibile vittoria di Berlusconi (oggi data quesi impossibile) ma del ritardo nella prosecuzione delle riforme avviate da Monti e ora di competenza del prossimo governo. Abbiamo perso lo 0,26% sul titolo decennale oggi, ma questo significa che anche la struttura dei tassi praticati dalle banche alle imprese non è destinata ad un allentamento a breve, almeno sino alle elezioni di primavera.

Infine, sempre dai mercati, basta osservare la reazione dei titoli bancari in Borsa oggi per comprendere la stretta associazione tra la politica della credibilità sul debito attuata dal duo Monti-Grilli, il livello dello spread e la valutazione delle banche in Borsa. Tutte le prime 7 banche italiane quotate hanno perso oggi tra il 5% e il 7%, legate a doppio filo con la valutazione dei titoli di Stato in cui hanno abbondantemente investito, anche i fondi della BCE.

quotazioni alle ore 17.00

Anche questa è una cattiva notizia per le imprese: banche deboli, con titoli in borsa deprezzati, sono automaticamente fornitori di denaro molto più nervosi e rigidi.

La strada per ridurre la dipendenza dal sistema bancario sarà pure lunga, ma va intrapresa comunque da oggi. E magari seguire la ricetta proposta dal CEO di Unicredit che intervistato dal Corriere della Sera ha detto:

Il manager ha dato la sua ricetta per migliorare i rapporti tra imprenditori e banche. I primi devono capire che va messo più capitale nelle aziende e aggregate varie realtà per creare meno imprese ma più robuste mentre le seconde devono superare la sola logica del rating imposto da Basilea e conoscere meglio il cliente. Unicredit, in particolare, “ha il dovere di far crescere le aziende”.

 

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