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4 dicembre 2012

L’ICE2 è l’eterna incompiuta

Ci ha provato il governo Berlusconi negli ultimi spasmi di vita convocando pomposamente gli Stati Generali del sistema Export, ci ha provato il governo Monti sull’onda dell’entusiasmo del ministro Passera, ma entrambi hanno fallito fino ad ora nella trasformazione dell’istituto per il Commercio Estero, più noto come ICE, in una vera competitiva Agenzia per l’Export, in uno strumento efficace al servizio delle imprese italiane. Non lo dico io, anche se da molto tempo seguo l’evoluzione con un certo scetticismo, ma lo dice il Sole 24 Ore nell’edizione di ieri:

Finora gli appelli di imprese e sindacati non hanno sortito gli effetti sperati e il riassetto degli enti per l’internazionalizzazione resta una sorta di grande opera incompiuta. A quasi un anno di distanza dalla legge che istituiva la nuova Agenzia Ice per il commercio estero mancano ancora i tre decreti della Presidenza del consiglio dei ministri indispensabili per rendere operativa la struttura presieduta da Riccardo Monti (che al tempo stesso è vicepresidente della Simest e consigliere del ministro Passera per l’internazionalizzazione).
Attuazione al palo
I tre Dpcm riguardano le risorse finanziarie, con l’ipotesi di cedere beni immobiliari per sanare il buco pregresso, le risorse umane e i beni strumentali. Solo uno dei provvedimenti, però, potrebbe (e il condizionale è ancora d’obbligo) approdare al prossimo Consiglio dei ministri. La strada appare ancora lunga e disseminata di ostacoli. È il caso dei 150 dipendenti che dovranno passare negli organici del ministero dello Sviluppo economico, o presso la sede di via Veneto o presso i dipartimenti regionali. Il problema è soprattutto negli adeguamenti di stipendi e qualifiche, con le posizioni del sindacato del ministero e di quello dell’Ice che per forza di cose non coincidono.
[…]

Il budget
Sempre al Senato, nell’ambito dell’esame del decreto sviluppo, ha molte più chance di passare la proposta sull’aumento del budget per il funzionamento Ice (da 64 a 74 milioni) sottraendo 10 milioni al fondo per gli incentivi all’acquisto di veicoli ecologici. Lo stesso emendamento ritocca lo Statuto dell’Agenzia conferendo maggiori poteri alla figura del presidente. Sono ancora più basse, nell’ordine di 30-33 milioni, le risorse per l’attività promozionale, in pratica un terzo rispetto a tre anni fa. Per la promozione molte speranze sono riposte nella diplomazia, che sarà al centro della IX Conferenza degli ambasciatori in programma a fine dicembre.
Cdp-Simest-Sace
Accanto all’Ice, il progetto del governo per l’internazionalizzazione prevede lo sviluppo di un polo per l’export finance che integri le competenze di Cassa depositi e prestiti, Simest e Sace. È in via di attivazione un nuovo strumento di export banking e si prevede di estendere il Fondo centrale di garanzia anche agli strumenti Simest.
Il successo del progetto export finance è per forza di cose condizionato alla collaborazione del sistema bancario. In consultazioni informali, le banche hanno espresso la preferenza per un polo unico che operi da soggetto di “secondo livello”, con la messa a disposizione di liquidità da parte di Cassa depositi e prestiti a favore delle banche con precisi vincoli di destinazione all’export credit. Il modello di partenza – è la tesi – deve essere l’Export Banca che fu delineata dall’ex ministro Tremonti, ma con modalità che, per operazioni di piccolo importo (ad esempio fino a 20 milioni di euro), siano più semplificate.

E così il Sole ci informa che alla fine del 2012 che non abbiamo ancora uno strumento in grado di competere con i suoi omologhi francesi e tedeschi, perché l’apparato burocratico non è stato in grado (?) di varare i decreti necessari, perché mancano i fondi (poche decine di milioni, questi non si trovano mai) e perché lo Stato si fa dire dalle banche cosa preferiscono senza comprendere che avrebbe tutte le ragioni per invertire il rapporto.

Possiamo sorridere, alzare le spalle e pensare che tanto sapevamo che sarebbe finita così, ma invece credo che chiunque abbia compreso la necessità di potenziare rapidamente i canali di sbocco all’estero delle nostre PMI debba essere arrabbiato e fare sentire la propria voce.

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